Garlasco, Lovati a processo per le accuse ai Giarda: Sempio escluso dai testimoni. L’avvocato: «Prove decisive non ammesse»

Lovati

Il caso Garlasco torna in tribunale, questa volta lontano dall’aula nella quale potrebbe essere discusso il futuro giudiziario di Andrea Sempio. A Milano si è aperto il processo a carico di Massimo Lovati, suo ex difensore, accusato di diffamazione aggravata nei confronti dello Studio Giarda, che per anni ha assistito Alberto Stasi nei procedimenti per l’omicidio di Chiara Poggi.

È una vicenda parallela rispetto alla nuova indagine sul delitto del 13 agosto 2007, ma inevitabilmente finisce per riportare al centro alcuni dei passaggi più discussi dell’inchiesta che coinvolse Sempio nel 2017. A cominciare dal modo in cui venne acquisito il suo Dna attraverso alcuni oggetti recuperati senza che lui ne fosse consapevole.

Ed è proprio su questo terreno che Lovati avrebbe voluto giocare una parte importante della propria difesa. Il giudice, però, nella prima udienza ha ridimensionato la lista dei testimoni presentata dai suoi legali. Andrea Sempio non sarà chiamato a testimoniare e sono state escluse anche altre persone che, secondo Lovati, avrebbero potuto fornire elementi importanti. Una decisione che l’avvocato non ha nascosto di avere accolto con perplessità.

Lovati: «Non sono state ammesse prove sostanziali e decisive»

«Non sono state ammesse delle prove secondo me sostanziali e decisive», ha commentato Lovati al termine dell’udienza. Il riferimento riguarda anche due persone della società di investigazione privata SKP che la difesa avrebbe voluto ascoltare per ricostruire un passaggio preciso della vicenda: chi materialmente recuperò gli oggetti dai quali venne successivamente ricavato il profilo genetico di Sempio.

«Noi non sappiamo chi ha effettivamente prelevato gli oggetti in quel novembre 2016», sostiene Lovati. È esattamente intorno a quella vicenda che nasce il procedimento arrivato oggi davanti al giudice milanese. Le dichiarazioni contestate all’avvocato risalgono al 13 marzo 2025, nei giorni in cui la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi aveva riportato Andrea Sempio al centro dell’attenzione.

Lovati, allora suo difensore, parlando davanti alle telecamere aveva sostenuto che la precedente indagine del 2017 fosse stata il risultato di una «manipolazione» organizzata dagli avvocati di Alberto Stasi, ai quali aveva attribuito anche il «clandestino» prelievo del Dna di Sempio. Accuse che lo Studio Giarda considera false e gravemente lesive della propria reputazione professionale.

Lo Studio Giarda: «Nessuna macchinazione, viene infangata la memoria di nostro padre»

Nel processo si sono costituiti parti civili Enrico e Fabio Giarda, figli del professor Angelo Giarda, morto nel 2021 e storico difensore di Alberto Stasi. La loro posizione è netta. «Riteniamo che l’imputato abbia rilasciato più volte delle dichiarazioni diffamatorie che sono totalmente false e vanno a minare il lavoro svolto non solo da noi, ma soprattutto dal nostro papà», ha dichiarato Enrico Giarda.

Il legale respinge soprattutto l’idea che dietro l’indagine che nel 2017 coinvolse Sempio possa esserci stata una costruzione orchestrata dai difensori di Stasi. «Lovati sa benissimo che non c’è stata nessuna macchinazione», sostiene Giarda, spiegando di non avere alcun interesse personale a trascinare ulteriormente la vicenda: «Di questo processo ne avrei fatto sinceramente a meno, ma non vogliamo che venga infangata la memoria di nostro padre».

Il processo dovrà quindi stabilire se le parole pronunciate da Lovati abbiano superato i limiti consentiti dal diritto di critica e abbiano effettivamente attribuito ai legali comportamenti falsi e diffamatori.

Il Dna di Sempio e la tazzina finiti al centro dello scontro

Dietro il procedimento c’è uno dei capitoli più controversi della storia giudiziaria di Garlasco. Nel 2016, durante le attività investigative svolte nell’interesse di Alberto Stasi, vennero recuperati alcuni oggetti utilizzati da Andrea Sempio allo scopo di ottenere un campione biologico e confrontarne il profilo genetico.

Tra questi viene ricordata soprattutto una tazzina utilizzata in un bar. Per Lovati, il modo in cui quel materiale venne raccolto rappresenta un elemento essenziale per comprendere il senso delle dichiarazioni che oggi gli vengono contestate. Da qui la richiesta di ascoltare Sempio e le persone che avrebbero partecipato alle attività investigative.

Il giudice, almeno in questa fase, ha ritenuto che quelle testimonianze non dovessero entrare nel processo. Ed è questa esclusione ad avere provocato la reazione dell’ex difensore di Sempio. La questione, però, va tenuta distinta dalla nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Il processo milanese non deve stabilire chi abbia ucciso la ventiseienne né valutare la posizione attuale di Sempio. Deve accertare se Lovati abbia diffamato i Giarda attribuendo loro comportamenti che la parte civile sostiene non essere mai avvenuti.

Il precedente: Lovati aveva già risarcito i Giarda

Durante la prima udienza è emerso inoltre un elemento destinato ad avere un peso nel confronto tra le parti. Non è la prima volta che Massimo Lovati e la famiglia Giarda si trovano contrapposti per dichiarazioni riguardanti l’inchiesta su Sempio. In passato Lovati e il collega Simone Grassi, entrambi difensori di Sempio nel 2017, erano già finiti imputati per diffamazione in seguito ad alcune affermazioni pronunciate in televisione. Anche allora Lovati aveva definito una «macchinazione» l’indagine del 2017.

La vicenda si era chiusa attraverso una transazione economica con Fabio ed Enrico Giarda e il conseguente ritiro della querela. L’importo versato non è noto perché coperto da un accordo di riservatezza. Ora quelle carte sono entrate nel nuovo procedimento: i Giarda hanno depositato la documentazione relativa alla precedente transazione.

Sempio resta fuori dal processo

Resta infine la scelta destinata probabilmente a fare più rumore mediatico: Andrea Sempio non entrerà in aula come testimone, almeno sulla base delle decisioni assunte nella prima udienza. È un particolare significativo soprattutto perché Lovati è stato per anni uno dei suoi difensori e perché le dichiarazioni oggetto del processo riguardano direttamente le modalità attraverso le quali venne acquisito materiale biologico appartenente allo stesso Sempio.

Lovati avrebbe voluto che fosse proprio il suo ex assistito, insieme ad altri testimoni, a contribuire alla ricostruzione di quei fatti. Il giudice ha scelto diversamente. Il processo riprenderà il 9 novembre e la sentenza è attesa nel 2027. Sarà allora il tribunale a stabilire se quelle parole fossero una legittima, per quanto durissima, valutazione dell’avvocato oppure un’accusa diffamatoria rivolta contro chi aveva lavorato alla difesa di Alberto Stasi.

Nel frattempo, mentre la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi continua il proprio percorso, un altro pezzo della lunghissima storia giudiziaria di Garlasco finisce davanti a un giudice. E questa volta sul banco degli imputati c’è uno degli avvocati che di quella storia è stato per anni uno dei protagonisti più rumorosi.