Hantavirus, paura di una nuova pandemia dopo la nave focolaio e i primi morti: Bassetti e Burioni avvertono: “Ne sentiremo parlare ancora”

Hantavirus

La chiamano già la crociera dell’inferno. Doveva essere un viaggio di lusso verso l’Antartide, sulle rotte degli uccelli marini e delle grandi distese del Sud del mondo. È diventata invece una trappola galleggiante, con tre morti, quattro contagiati e una paura che ormai non resta più confinata alle cabine della Mv Hondius. Il focolaio di Hantavirus scoppiato a bordo della nave della compagnia olandese Oceanwide Expeditions allarma governi, autorità sanitarie e virologi, anche perché il ceppo identificato sarebbe quello delle Ande, l’unico tra quelli conosciuti capace di trasmettersi anche da uomo a uomo.

Matteo Bassetti lo dice senza girarci troppo attorno: «Credo che questo virus ne sentiremo parlare ancora, anche al di fuori della nave da crociera». Una frase che pesa, perché arriva mentre le autorità stanno provando a ricostruire i movimenti dei passeggeri, i contatti, gli sbarchi già avvenuti e i possibili percorsi del contagio. La nave raggiungerà Tenerife nelle prossime ore e l’evacuazione dei passeggeri dovrebbe cominciare l’11 maggio, con un sistema coordinato tra Spagna, Unione europea, Oms e Paesi di origine dei viaggiatori.

Hantavirus sulla Mv Hondius: tre morti e il ceppo delle Ande

Il primo passeggero olandese avrebbe iniziato a sentirsi male il 6 aprile, durante la navigazione. All’inizio sembrava una normale influenza: febbre, mal di testa, qualche disturbo intestinale. Poi il quadro è precipitato con difficoltà respiratorie sempre più gravi. Cinque giorni dopo l’uomo è morto, mentre la nave continuava il suo viaggio con la salma a bordo fino all’arrivo a Sant’Elena, il 24 aprile. Da lì la vicenda ha preso la piega più inquietante, perché 23 passeggeri sarebbero sbarcati per rientrare autonomamente nei rispettivi Paesi, prima che il rischio sanitario venisse compreso fino in fondo.

Tra loro ci sarebbe anche uno svizzero, oggi ricoverato a Zurigo. Ed è proprio questo dettaglio a far dire a Roberto Burioni che «il discorso si complica». Se alcuni passeggeri potenzialmente contagiosi hanno preso aerei, attraversato aeroporti e usato mezzi di trasporto prima dell’allarme pieno, il lavoro delle autorità sanitarie diventa molto più difficile. L’Oms ha classificato il rischio globale come basso, ma intanto sta cercando di ricostruire le catene di trasmissione e rintracciare chi potrebbe essere entrato in contatto con i casi.

Bassetti: “Il problema si allarga oltre la nave”

Secondo Bassetti, il nodo sta proprio nella natura del ceppo. «Il ceppo che ha causato 7 casi e 3 decessi è il ceppo delle Ande», spiega il virologo, «ovvero l’unico che si trasmette da uomo a uomo». La maggior parte degli Hantavirus passa all’uomo attraverso il contatto con roditori infetti o con materiali contaminati dalle loro urine, feci o saliva. Il ceppo andino, diffuso in alcune aree di Argentina e Cile, rappresenta però l’eccezione che rende questa storia più delicata.

Daniele Banfi, biologo e genetista, invita comunque alla prudenza: il punto non è gridare a una nuova epidemia, ma capire se il virus si stia comportando secondo dinamiche note oppure se stia mostrando una maggiore capacità di trasmissione tra esseri umani. Al momento, sottolinea, non ci sarebbero elementi per sostenere la seconda ipotesi. Le prossime settimane serviranno a chiarire l’origine dei casi e le eventuali catene di contagio.

Il viaggio della coppia olandese tra Cile, Uruguay e Argentina

Le autorità argentine hanno ricostruito l’itinerario della coppia olandese che per prima avrebbe mostrato sintomi compatibili con l’infezione. I due avevano viaggiato a lungo tra Argentina, Cile e Uruguay prima di imbarcarsi sulla Mv Hondius il primo aprile da Ushuaia, nella Terra del Fuoco. Secondo il ministero della Salute argentino, erano arrivati nel Paese il 27 novembre, avevano attraversato diverse zone in auto, erano entrati in Cile il 7 gennaio, poi nella provincia di Neuquén il 31 gennaio, una delle aree endemiche per il ceppo andino, prima di nuovi passaggi tra Cile, Mendoza, Misiones e Uruguay.

Non c’è ancora la certezza che il contagio sia avvenuto in Argentina, e le autorità tengono a precisare che la Terra del Fuoco non registra casi obbligatoriamente notificati di Hantavirus dal 1996. Proprio per questo l’Istituto Malbrán invierà squadre tecniche a Ushuaia per catturare e analizzare roditori nelle aree collegate agli spostamenti dei casi e verificare l’eventuale presenza del virus nei serbatoi naturali.

Tenerife si prepara allo sbarco della nave-focolaio

La Mv Hondius raggiungerà il porto di Granadilla, a Tenerife, dove la Spagna predisporrà un sistema di valutazione sanitaria ed evacuazione. Il governo spagnolo ha annunciato che tutti i passeggeri resteranno a bordo fino all’arrivo degli aerei destinati al rimpatrio, salvo condizioni mediche che impongano ricoveri immediati. I Paesi dell’Unione europea dovranno riportare a casa i propri cittadini, mentre per i viaggiatori extra-Ue si stanno ancora definendo i piani.

La decisione ha creato tensioni anche interne alla Spagna. Il presidente delle Canarie, Fernando Clavijo, si era opposto all’evacuazione sull’arcipelago, denunciando una mancanza di informazioni da parte del governo centrale. La ministra della Salute Mónica García ha invece assicurato di essere rimasta in contatto costante con le autorità regionali e ha garantito che lo sbarco non comporterà rischi per la popolazione.

Il medico di bordo è grave

Tra i contagiati ci sarebbe anche il medico inglese della nave, ricoverato in gravi condizioni. A bordo restano 149 passeggeri di 23 nazionalità diverse, tra i quali non risultano italiani. La moglie della prima vittima olandese, dopo essere scesa dalla nave, sarebbe volata in Sudafrica, dove è morta due giorni dopo. Altri casi hanno coinvolto un passeggero britannico ricoverato in Sudafrica e un tedesco deceduto a bordo. Una sequenza di eventi che ha trasformato una crociera di esplorazione in un’emergenza sanitaria internazionale.

Che cos’è l’Hantavirus e perché fa paura

L’Hantavirus non è un virus nuovo. Il contagio avviene di solito attraverso l’esposizione a roditori infetti e può provocare sindromi gravi, con insufficienza polmonare e renale. La trasmissione da uomo a uomo resta rara e riguarda soprattutto il ceppo andino, motivo per cui il focolaio della Mv Hondius viene osservato con particolare attenzione. Il rischio, spiegano gli esperti, non è quello di trasformare ogni caso in allarme globale, ma di seguire con precisione i contatti e capire se la catena di trasmissione sia rimasta circoscritta o abbia superato i confini della nave.

È qui che torna la frase di Bassetti: «Ne sentiremo parlare ancora». Non necessariamente perché l’Hantavirus diventerà la nuova grande emergenza mondiale, ma perché il viaggio dei passeggeri già sbarcati, il caso svizzero, i rimpatri imminenti e la natura del ceppo andino rendono questa vicenda tutt’altro che chiusa.