I miliardari della Silicon Valley si blindano: milioni per scorte, bunker e sicurezza. Zuckerberg spende oltre 25 milioni l’anno

Silicon Valley

La Silicon Valley si sta trasformando in una fortezza. I miliardari che hanno costruito aziende capaci di cambiare il lavoro, l’informazione e perfino gli equilibri geopolitici investono somme sempre maggiori nella propria sicurezza personale. Guardie del corpo, SUV blindati, sistemi di sorveglianza, analisi delle minacce online, residenze protette e bunker: la figura del fondatore tech in maglietta e sneakers che passeggia tranquillamente nel campus aziendale appartiene sempre più al passato.

Dietro l’escalation ci sono fenomeni diversi che finiscono per sovrapporsi: la crescente polarizzazione politica americana, il riavvicinamento di una parte dell’industria tecnologica all’amministrazione Donald Trump, l’ingresso delle Big Tech nel gigantesco mercato della difesa e soprattutto le tensioni sociali provocate dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale.

Il risultato è un aumento impressionante delle spese per quella che negli Stati Uniti viene definita Executive Protection. Secondo dati societari raccolti da Equilar e analizzati anche dalla Harvard Law School, oltre un terzo delle grandi aziende ha incrementato i fondi destinati alla protezione dei propri dirigenti, con aumenti medi superiori al 20%.

Zuckerberg è il più protetto: oltre 25 milioni di dollari l’anno

Il caso più clamoroso è quello di Mark Zuckerberg. Meta destina oltre 25 milioni di dollari all’anno alla sicurezza del fondatore e della sua famiglia.

La cifra comprende diversi livelli di protezione, dalla sicurezza personale alla sorveglianza delle proprietà. Il sistema costruito attorno a Zuckerberg riflette anche la crescente esposizione pubblica del fondatore di Meta, diventato negli anni non soltanto uno degli uomini più ricchi del pianeta ma il volto di una piattaforma che esercita un’enorme influenza sulla comunicazione globale.

Ma Zuckerberg non rappresenta un’eccezione isolata. Amazon destina complessivamente circa 3,6 milioni di dollari alla sicurezza del fondatore Jeff Bezos e dell’amministratore delegato Andy Jassy, mentre per il numero uno di Nvidia Jensen Huang i costi hanno superato i 3,5 milioni.

La crescita vertiginosa dell’importanza strategica dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale ha trasformato anche Huang in una figura centrale non soltanto dell’economia americana, ma della competizione tecnologica internazionale.

Dalla Silicon Valley al Pentagono: i Big Tech diventano obiettivi sensibili

A cambiare il livello di rischio è anche il rapporto sempre più stretto tra tecnologia e apparato militare statunitense. Aziende come Palantir e Anduril, legate rispettivamente a figure come Peter Thiel e Palmer Luckey, hanno conquistato contratti miliardari nel settore della difesa, dell’intelligence, della sorveglianza e dei sistemi autonomi.

Quando una società tecnologica diventa parte dell’infrastruttura militare di una superpotenza, cambia inevitabilmente anche il profilo di chi la guida.

È emblematico il caso del CEO di Palantir Alex Karp. I costi sostenuti per la sua protezione personale sarebbero aumentati del 150% in un anno, arrivando a circa 3 milioni di dollari. Palantir lavora con agenzie di intelligence e strutture governative americane e la crescente esposizione dell’azienda ha inevitabilmente aumentato anche quella del suo amministratore delegato.

A questo si aggiunge il nuovo rapporto politico tra una parte della Silicon Valley e Trump. Personaggi tradizionalmente più prudenti nell’esposizione politica, come Bezos e Zuckerberg, hanno cercato un rapporto più collaborativo con la Casa Bianca, mentre altri protagonisti dell’industria tecnologica, come Elon Musk e Peter Thiel, hanno assunto posizioni politiche molto più marcate.

L’intelligenza artificiale alimenta una nuova paura sociale

Ma il timore più difficile da misurare riguarda le conseguenze della rivoluzione tecnologica che quegli stessi imprenditori stanno accelerando.

L’intelligenza artificiale promette enormi incrementi di produttività, ma contemporaneamente alimenta la paura di una sostituzione su vasta scala di alcune categorie di lavoratori. Se l’automazione dovesse produrre disoccupazione, impoverimento o una forte redistribuzione della ricchezza verso un numero ristretto di aziende, i leader tecnologici temono di poter diventare il bersaglio diretto del malcontento.

Le aziende stanno quindi sviluppando sistemi sempre più sofisticati per intercettare le minacce, compresa l’analisi dei social network per individuare potenziali rischi prima che raggiungano dirigenti, sedi aziendali o proprietà private.

Il clima ha già prodotto episodi inquietanti. Nell’aprile 2026 una bottiglia incendiaria è stata lanciata contro l’abitazione di Sam Altman, CEO di OpenAI, a San Francisco. Episodi del genere rafforzano la convinzione che la minaccia non sia più soltanto teorica.

Bunker e rifugi privati per prepararsi allo scenario peggiore

La protezione non si ferma alle guardie del corpo. Da anni circolano notizie sugli investimenti dei super ricchi della tecnologia in bunker di lusso, strutture sotterranee e proprietà isolate, soprattutto in luoghi come Nuova Zelanda e Hawaii.

I costi stimati per alcune di queste strutture oscillano tra 10 e 50 milioni di dollari, a seconda delle dimensioni e del livello di autonomia richiesto: sistemi energetici indipendenti, riserve alimentari, sicurezza privata, comunicazioni e spazi progettati per consentire una lunga permanenza lontano dai grandi centri urbani.

Non significa necessariamente che i miliardari della Silicon Valley si aspettino un’imminente rivolta contro le loro aziende. Ma la quantità di denaro investita nella sicurezza racconta qualcosa del modo in cui gli stessi protagonisti della rivoluzione tecnologica percepiscono il mondo che stanno contribuendo a costruire.

Più aumentano il potere economico e politico delle Big Tech e la velocità della trasformazione provocata dall’intelligenza artificiale, più cresce anche il costo necessario per proteggere chi quella trasformazione la sta guidando.