Giuseppe Conte è tornato. Più magro, la voce ancora leggermente affaticata, ma con la stessa aggressività politica che negli ultimi anni lo ha trasformato nel principale oppositore parlamentare del governo di Giorgia Meloni. Dopo oltre due settimane di assenza a causa di un intervento chirurgico improvviso per una neoplasia poi risultata benigna, il leader del Movimento 5 Stelle si è ripresentato alla Camera scegliendo il giorno più simbolico: quello del question time contro il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
L’ingresso avviene dal garage di Montecitorio, lontano dai riflettori, ma bastano pochi minuti perché il Transatlantico si trasformi in una sorta di corte politica. Deputati, collaboratori, parlamentari del Pd e fedelissimi pentastellati gli si stringono attorno. Conte rassicura tutti: «Sto benissimo». Poi, quasi subito, torna il Conte battagliero che il Parlamento conosce bene.
La stoccata a Meloni e l’attacco a Giorgetti
Il primo bersaglio è il governo. Conte si piazza accanto al suo vice Michele Gubitosa durante l’interrogazione parlamentare contro il Mef e segue ogni affondo con espressione severa e cenni d’assenso. Quando Giorgetti si avvicina ai banchi dell’opposizione per salutarlo, il leader M5S ringrazia, ma non arretra di un millimetro sul piano politico.
«È stato cortese», concede ai cronisti. Poi però arriva la lama: «Ha la coscienza sporca, perché i 156 miliardi di spesa del superbonus li ha gestiti lui con Draghi».
La vera bordata, però, arriva qualche ora dopo durante le apparizioni televisive da Bruno Vespa, tra “Cinque minuti” e “Porta a Porta”. Conte ironizza sull’assenza della presidente del Consiglio dal confronto parlamentare: «Io assente da dieci giorni, ma Meloni da quattro anni». Una frase destinata ad alimentare immediatamente lo scontro politico.
Il ritorno del “Peppiniello” polemico
Tra i corridoi della Camera il clima attorno a Conte è quasi quello di un ritorno del leader dopo una lunga convalescenza politica. Deputati del Pd come Laura Boldrini e Federico Gianassi lo salutano calorosamente. I parlamentari pentastellati parlano apertamente di sollievo nel rivederlo al centro della scena.
E infatti Conte sembra voler recuperare subito il tempo perso. Quando qualcuno gli fa notare che in sua assenza «ci sono state poche scintille, poche polemiche», la risposta arriva immediata: «Ci rimettiamo subito in pari».
Dietro le battute, però, c’è un messaggio politico preciso. Il presidente del M5S vuole ribadire di essere ancora il perno dell’opposizione sociale al governo Meloni e soprattutto di non avere alcuna intenzione di lasciare spazio a manovre centriste o ad accordi che possano ridimensionare il peso dei pentastellati nel futuro campo progressista.
Primarie, campo largo e il no a Forza Italia
Conte guarda già ai prossimi mesi. Spiega che prima dell’estate il Movimento lavorerà per rappresentare «le sensibilità della popolazione» e che dopo l’estate potrebbe iniziare il vero tavolo politico con Pd e Avs.
Il tema delle primarie resta aperto. «Ho detto che sono disponibile perché tutti ne parlavano. Poi, se ci sono altri criteri li valuteremo», afferma lasciando intendere che la partita per la leadership del centrosinistra è tutt’altro che chiusa.
Più netta invece la posizione su eventuali aperture verso Forza Italia. Conte respinge senza esitazioni l’ipotesi di un asse moderato dentro il campo progressista: «Che compatibilità ci può essere fra un progetto progressista e FI?». E sulle indiscrezioni che negli ultimi mesi hanno raccontato di possibili contatti con Marina Berlusconi, il leader pentastellato taglia corto: «Non ho il piacere di conoscerla».







