La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo, dopo un provvedimento analogo che aveva coinvolto Glovo. Al centro dell’inchiesta ci sono le condizioni di lavoro dei rider, i fattorini che consegnano cibo a domicilio tramite piattaforme digitali. Secondo l’impianto accusatorio, migliaia di lavoratori avrebbero operato per anni con compensi inferiori alla soglia di povertà e ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva.
Un quadro che, se confermato, aprirebbe interrogativi pesanti non solo sul rispetto delle norme sul lavoro, ma anche sull’applicazione dell’articolo 36 della Costituzione, che garantisce a ogni lavoratore una retribuzione sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa.
Sulla vicenda interviene Antonio Misiani, responsabile Economia del Partito Democratico, che parla di «fatto gravissimo che non può lasciare indifferenti». Per Misiani siamo di fronte a «un modello che ha scaricato tutto il rischio d’impresa sui lavoratori, qualificati formalmente come autonomi ma sostanzialmente eterodiretti, sottoposti ad algoritmi e penalizzazioni. Tutto questo non è innovazione: è sfruttamento».
Il punto centrale è proprio la natura del rapporto di lavoro
I rider risultano spesso come lavoratori autonomi, ma nella pratica sarebbero vincolati a regole, tempi e sistemi di valutazione decisi dalle piattaforme, con margini di autonomia molto ridotti. Un sistema che, secondo le accuse, avrebbe prodotto compensi bassi e condizioni di forte precarietà.
Per l’esponente dem, il lavoro della magistratura e degli organi ispettivi è importante, ma non basta. «Le istituzioni non possono limitarsi a rincorrere le emergenze giudiziarie», sostiene Misiani, chiedendo una risposta politica strutturale. In primo luogo, l’approvazione di una legge sul salario minimo legale, che impedisca compensi sotto la soglia di dignità e chiuda le “zone grigie” in cui proliferano contratti pirata e false partite IVA.
Misiani chiede di rafforzare le tutele per il lavoro
In secondo luogo, Misiani chiede di rafforzare le tutele per il lavoro tramite piattaforma: diritti certi, coperture assicurative, contribuzione piena e rappresentanza sindacale. Infine, l’invito è a potenziare controlli e sanzioni contro quello che definisce «caporalato digitale», perché – sottolinea – «lo sfruttamento non cambia natura solo perché avviene tramite un’app».
La questione dei rider torna così al centro del dibattito politico, in un momento in cui la transizione digitale sta trasformando profondamente il mercato del lavoro. «Non possiamo accettare che nel cuore di una grande economia europea si consolidino modelli fondati su paghe da fame e precarietà strutturale», afferma Misiani. «La transizione digitale deve andare di pari passo con la giustizia sociale. La legalità e la dignità del lavoro non possono essere variabili dipendenti dei margini di profitto».







