Nuovo ordine esecutivo dalla Casa Bianca: dopo il Golfo del Messico, Donald Trump ribattezza ufficialmente il celebre bacino al confine con il Canada. Una decisione propagandistica che arriva dopo il fallimento dei negoziati commerciali e l’inizio di una dura guerra dei dazi tra i due Paesi.
Guerra di dazi e provocazioni
La firma nello Studio Ovale arriva dopo giorni di altissima tensione politica ed economica. Dopo l’imposizione da parte degli Stati Uniti di dazi del 50% su merci canadesi per un valore di 20 miliardi di dollari, Ottawa ha risposto con ritorsioni commerciali di pari valore. La mossa sul Lago Ontario – che bagna sia la provincia canadese omonima sia lo Stato di New York – rappresenta l’ennesimo affondo del tycoon, che fin dall’inizio del suo secondo mandato ha attaccato i vicini del nord ventilando persino l’ipotesi di un’annessione come 51° Stato americano.
Le motivazioni dell’ordine esecutivo
Nel provvedimento si legge che la decisione è stata presa poiché “le parti più profonde del lago si trovano in territorio statunitense, che rivendica la maggior parte del volume d’acqua”. L’atto impone al Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti di aggiornare tutte le mappe e la cartografia ufficiale. Chiaramente, il provvedimento ha valore puramente interno e non potrà costringere le autorità canadesi o la comunità internazionale ad adottare la nuova denominazione.
“Cambiare nome agli oceani”
Durante la cerimonia di firma, affiancato da un tabellone geografico modificato, Trump ha rivendicato con forza la scelta. Il presidente ha ricordato la precedente decisione sul Golfo del Messico, lanciando una nuova provocazione: l’intenzione di intervenire nei prossimi mesi anche sulla denominazione dell’Oceano Atlantico e dell’Oceano Pacifico.







