Una sola prova potrebbe bastare per chiudere l’inchiesta su Andrea Sempio. A sostenerlo è Roberta Bruzzone, che durante la puntata del 12 ottobre de La Vita in Diretta ha indicato quello che considera il punto decisivo della nuova indagine sul delitto di Garlasco. La criminologa, da sempre convinta della responsabilità di Alberto Stasi nell’omicidio di Chiara Poggi, ha spiegato che la difesa di Sempio potrebbe ottenere un risultato determinante attraverso una verifica scientifica sulle impronte delle scarpe rinvenute nella villetta di via Pascoli.
Se l’accertamento confermasse quanto ipotizzato dai legali, secondo Bruzzone l’intera ricostruzione accusatoria rischierebbe di perdere consistenza. La questione assume particolare rilievo anche alla luce di alcune email risalenti al 2008, nelle quali gli stessi specialisti del Ris discutevano delle difficoltà nell’attribuire una misura precisa alle impronte.
Roberta Bruzzone e la prova che potrebbe scagionare Andrea Sempio
Il ragionamento della criminologa parte da un elemento apparentemente semplice: la misura delle scarpe che Andrea Sempio indossava all’epoca dell’omicidio.
Durante il programma di Rai 1, Bruzzone ha spiegato che i difensori dell’indagato, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, dovrebbero dimostrare in maniera incontrovertibile che Sempio portava già il numero 44 quando aveva tra i 16 e i 18 anni.
La verifica riguarderebbe quindi il periodo in cui venne uccisa Chiara Poggi, il 13 agosto 2007. Sempio, nato nel 1988, aveva allora 19 anni.
Secondo Bruzzone, se la misura fosse accertata e risultasse incompatibile con quella delle impronte attribuite all’assassino, verrebbe meno un elemento fondamentale per collocare l’indagato sulla scena del crimine.
La criminologa ha sintetizzato il proprio ragionamento con parole molto nette: «È finita l’inchiesta su Sempio». E ha aggiunto che, in quel caso, sarebbero «finiti i giochi».
Si tratta di una valutazione espressa in televisione, non di una conclusione giudiziaria. L’eventuale incompatibilità dovrebbe essere dimostrata scientificamente e valutata insieme agli altri elementi dell’indagine.
L’impronta a pallini nella villetta di Garlasco: il confronto sulle misure
Al centro della questione c’è l’impronta di una scarpa con la suola caratterizzata da un disegno a pallini, individuata durante i rilievi effettuati dopo l’omicidio.
La traccia è stata a lungo esaminata nell’ambito delle ricostruzioni dei movimenti dell’assassino all’interno dell’abitazione.
Secondo l’interpretazione richiamata da Bruzzone, l’impronta sarebbe compatibile con una calzatura di misura compresa tra il 40 e il 42. Una differenza significativa rispetto al numero 44 che la difesa attribuisce a Sempio già nel 2007.
La criminologa ritiene che una dimostrazione rigorosa dell’incompatibilità fisica potrebbe mettere seriamente in discussione la presenza dell’indagato sulla scena del delitto nei termini ipotizzati dall’accusa.
Resta però un passaggio fondamentale: occorre stabilire quanto sia affidabile la stima della misura ricavata dall’impronta e se la traccia possa essere attribuita con certezza all’autore dell’omicidio.
Proprio su questo punto emergono alcuni interrogativi dalle comunicazioni risalenti alla prima indagine.
Le email di Luciano Garofano del 2008 e i dubbi degli specialisti del Ris
A riaccendere la discussione sono alcune email scambiate nel 2008 tra Luciano Garofano, allora alla guida del Ris, e il capitano Mattei.
Le comunicazioni riguardavano proprio le caratteristiche dell’impronta a pallini e la possibilità di collegarla alle scarpe di Alberto Stasi.
Secondo quanto riportato dalle ricostruzioni giornalistiche, in uno dei messaggi Garofano auspicava che il collega approfondisse l’unicità del disegno della suola e provasse a formulare un’indicazione sulla misura.
Mattei avrebbe però manifestato alcune perplessità. Il problema principale riguardava l’incompletezza delle impronte, che non consentiva di stabilire con precisione come il piede fosse stato appoggiato sul pavimento.
L’ufficiale sottolineava inoltre il rischio di attribuire una misura soltanto per sostenere la compatibilità con le scarpe di Stasi. Una conclusione di quel genere, osservava, avrebbe potuto essere contestata durante il processo.
Alla fine, nelle comunicazioni veniva indicata una compatibilità delle tracce con la misura di Stasi, proprio in ragione della loro incompletezza.
Un passaggio che oggi assume particolare importanza: se le impronte non permettevano una misurazione precisa, qualsiasi nuova ricostruzione dovrà spiegare come sia possibile superare quei limiti.
Le vecchie indagini su Alberto Stasi tornano sotto esame
Le email del Ris si inseriscono in un quadro più ampio di approfondimenti sulle attività investigative svolte dopo l’omicidio di Chiara Poggi.
Tra le questioni riesaminate figurano anche gli accertamenti genetici relativi ai pedali della bicicletta di Alberto Stasi.
Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime settimane, alcuni risultati e alcune comunicazioni tra investigatori potrebbero essere rilevanti per comprendere come vennero interpretati gli elementi raccolti durante la prima indagine.
È stata inoltre avanzata l’ipotesi che determinate valutazioni abbiano contribuito a orientare gli accertamenti verso Stasi. Si tratta però di una questione ancora da chiarire, che non consente di attribuire automaticamente intenzioni scorrette agli investigatori.
Il lavoro della Procura di Pavia mira anche a ricostruire il percorso delle informazioni scientifiche, verificando quali risultati fossero disponibili e come siano stati utilizzati.
Stasi resta condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata. La nuova indagine su Sempio non annulla quella sentenza.
Cataliotti annuncia cinque consulenze per contestare le accuse
Nel frattempo, la difesa di Andrea Sempio sta completando il lavoro dei propri esperti.
Intervenuto il 12 ottobre a Dentro la Notizia, l’avvocato Liborio Cataliotti ha annunciato cinque consulenze destinate ad affrontare i principali elementi dell’inchiesta.
Il legale ha spiegato che gli accertamenti riguardano diversi aspetti della ricostruzione investigativa, sui quali la difesa ritiene di poter presentare valutazioni differenti.
Tra i punti più importanti figurano proprio le impronte delle scarpe e l’impronta 33, la traccia palmare individuata sulla parete della scala che conduce alla cantina della villetta.
Cataliotti ha manifestato fiducia nei risultati degli esperti, sostenendo che potranno contestare le conclusioni raggiunte dagli investigatori.
Le consulenze difensive sono attese entro il 18 ottobre. Dopo il deposito, la Procura potrà esaminarle e confrontarle con gli accertamenti già effettuati.
Garlasco, perché la prova indicata da Bruzzone potrebbe diventare decisiva
La posizione di Roberta Bruzzone è particolarmente interessante perché arriva da una criminologa che ha sempre sostenuto la responsabilità di Alberto Stasi e che non ha condiviso le ricostruzioni alternative del delitto.
Il suo ragionamento, tuttavia, riguarda un principio preciso: una persona non può essere collegata a una determinata traccia fisica se esiste un’incompatibilità scientificamente dimostrata.
Per questo Bruzzone considera fondamentale accertare quale misura di scarpe portasse Sempio nel 2007 e quanto siano attendibili le stime relative alle impronte.
La questione resta aperta. Le vecchie email del Ris mostrano che già durante la prima indagine esistevano difficoltà nell’interpretazione delle tracce, mentre la difesa sostiene di poter presentare nuovi elementi.
L’eventuale dimostrazione che Sempio non possa aver lasciato quelle impronte rappresenterebbe un risultato importante a suo favore, ma non determinerebbe automaticamente la chiusura del procedimento. La Procura dovrebbe comunque valutare gli altri elementi raccolti.
Andrea Sempio continua a dichiararsi estraneo all’omicidio di Chiara Poggi e beneficia della presunzione di innocenza. Saranno gli accertamenti e le decisioni giudiziarie a stabilire il peso delle nuove consulenze.
Per Bruzzone, però, il punto è già chiaro: se la difesa riuscirà a dimostrare l’incompatibilità delle scarpe, la nuova indagine potrebbe trovarsi davanti a un ostacolo decisivo.
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