Nazionale, Malagò difende Mancini e guarda al 2032: l’Italia cresce, ma il calcio resta da ricostruire

Giovanni Malagò e Roberto Mancini in una foto d’archivio

di Redazione Sportiva

La Nazionale comincia a ritrovare una direzione, ma il calcio italiano non ha ancora risolto il problema di come accompagnarla. Roberto Mancini, commissario tecnico degli azzurri, incassa la difesa pubblica di Giovanni Malagò, commissario della Federazione italiana giuoco calcio, proprio mentre l’istituzione chiamata a sostenere il rilancio deve tornare alle urne.

Il contrasto è tutto qui: sul campo si provano a costruire continuità e fiducia, fuori si cerca ancora un assetto stabile. Due percorsi che possono procedere a velocità diverse, ma che difficilmente potranno restare separati a lungo.

Intervenendo il 10 ottobre allo Sport e Culture Festival di Mondovì, in provincia di Cuneo, Malagò ha rivendicato il lavoro compiuto e respinto l’idea di una Federazione paralizzata dalle proprie vicende. «Dobbiamo fare qualcosa di diverso e coraggioso», ha detto, indicando negli Europei del 2032 l’orizzonte del progetto. Una prospettiva ambiziosa, che deve però attraversare prima le verifiche del presente: i risultati della Nazionale, il rapporto con i club e la ricomposizione della governance federale.

Malagò difende Mancini e rivendica la scelta dei giovani

«Sul ct, molti dicevano che era sbagliato»: il passaggio con cui Malagò torna sulle critiche alla scelta dell’allenatore è anche una rivendicazione della propria responsabilità. Il commissario federale sottolinea l’entusiasmo della squadra, gli esordienti e la presenza di ragazzi ancora in età da Under 21, attribuendo a Mancini il merito di lavorare su calciatori che una parte del pubblico conosceva poco. Nello stesso ragionamento inserisce la qualificazione dell’Under 21 alla fase finale degli Europei e l’ambizione di tornare alle Olimpiadi.

La lettura proposta è quella di una crescita che non dovrebbe esaurirsi nella prima squadra, ma tenere insieme le diverse generazioni azzurre. Il valore del progetto si misurerà proprio nella capacità di trasformare le convocazioni in un percorso, senza chiedere ai più giovani di risolvere immediatamente problemi accumulati nel tempo. La fiducia può aprire una possibilità; perché diventi un risultato duraturo servono continuità, occasioni e la disponibilità ad accettare anche qualche passaggio a vuoto.

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Il paradosso della Figc: Malagò resta, ma si torna al voto

La questione istituzionale non è un dettaglio da lasciare sullo sfondo. Il 6 ottobre il Comitato olimpico nazionale italiano ha disposto il commissariamento della Federcalcio, affidando a Malagò il compito di accompagnarla a nuove elezioni. La decisione è arrivata dopo le contestazioni sul requisito del tesseramento al momento della sua candidatura alla presidenza: una vicenda che ha rimesso in discussione l’assetto nato dal voto di giugno, senza però estromettere il suo protagonista dalla gestione della Federazione.

L’assemblea elettiva è stata convocata per lunedì 14 dicembre. Malagò ha annunciato che si tessererà per una società impegnata nel sociale, accompagnando il riferimento alla vicenda con un eloquente «stendiamo un velo pietoso». Resta il paradosso di una transizione affidata allo stesso dirigente la cui elezione è finita al centro delle contestazioni: una soluzione che assicura continuità operativa, ma non rende superfluo il passaggio elettorale né il chiarimento delle regole.

Il punto, per la Nazionale, non è scegliere una parte nella contesa federale. È poter lavorare dentro un’organizzazione nella quale responsabilità, programmi e decisioni non tornino continuamente in discussione. La stabilità non sostituisce il talento, ma dovrebbe permettergli di crescere senza dover ogni volta ricominciare da capo.

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Il caso Kean riapre il confronto tra Nazionale e club

A ricordare quanto sia delicato questo equilibrio è arrivata anche la polemica di Cesc Fàbregas, allenatore del Como, sulla gestione di Moise Kean, attaccante del club lariano e della Nazionale. Il tecnico, annunciandone l’indisponibilità, ha contestato l’impiego del giocatore durante gli impegni azzurri: «Hanno fatto giocare Kean da infortunato», è l’accusa riportata nel video pubblicato dalla Gazzetta dello Sport. Si tratta della posizione dell’allenatore, che non equivale, da sola, a un accertamento delle responsabilità dello staff sanitario federale.

La questione, tuttavia, va oltre la singola assenza. Un progetto nazionale credibile ha bisogno di un rapporto di fiducia con le società, anche quando interessi e calendari non coincidono. Il confronto sulle condizioni dei giocatori dovrebbe essere il terreno della collaborazione tra gli staff, non diventare ogni volta una contrapposizione pubblica. Non basta chiedere ai club di credere nella maglia azzurra: occorre costruire le condizioni perché la considerino un obiettivo condiviso.

Nazionale, sette punti e due partite per misurare la crescita

Sul campo, intanto, i segnali positivi hanno una consistenza precisa. Il 3-1 alla Turchia del 5 ottobre, a Bologna, con le reti degli attaccanti Gianluca Scamacca e Pio Esposito e del difensore Riccardo Calafiori, ha consentito all’Italia di salire al secondo posto nel gruppo 1 della Lega A di Nations League. La classifica vede la Francia a 10 punti, gli azzurri a 7, il Belgio a 6 e la Turchia ancora a zero: una posizione favorevole, non una qualificazione già acquisita.

La vittoria ha offerto anche un’indicazione sulla capacità di reagire. Dopo il pareggio turco, l’Italia è tornata avanti con Calafiori e ha chiuso la partita nel finale con Esposito; un passaggio utile per una squadra che deve imparare a governare le difficoltà senza smarrirsi. Sarebbe però prematuro trasformare una buona risposta in un giudizio definitivo sull’intero percorso.

La verifica arriverà a novembre: Italia-Francia il 12 a San Siro e Belgio-Italia il 15 a Bruxelles, entrambe alle 20.45. Le prime due del girone accederanno ai quarti. Il punto di vantaggio sui belgi è un margine da difendere, mentre il confronto con i francesi offrirà un’altra misura della distanza dai migliori: due appuntamenti nei quali l’entusiasmo dovrà diventare solidità.

La Turchia esonera Montella: il contrappunto del girone azzurro

Nello stesso raggruppamento si è consumato, nel frattempo, il divorzio tra la Turchia e Vincenzo Montella, il tecnico italiano che ne guidava la Nazionale dal settembre 2023. La federazione turca ha annunciato l’esonero il 9 ottobre, dopo quattro sconfitte consecutive in Nations League, senza indicare nel comunicato una motivazione specifica né un successore. Il risultato contro gli azzurri si inserisce dunque in una crisi più ampia: un elemento da considerare anche nel valutare, con equilibrio, il peso dei successi italiani.

Il 2032 è un orizzonte per la Nazionale, non una scorciatoia

Malagò immagina un percorso che passi dalla qualificazione agli Europei del 2028, dal ritorno al Mondiale e infine dagli Europei del 2032. Il messaggio ha il merito di proporre una prospettiva più lunga della prossima partita; la sua credibilità dipenderà però da ciò che verrà costruito tra una scadenza e l’altra, non dalla distanza dell’obiettivo finale.

La vera occasione sarebbe evitare che i primi risultati diventino un alibi per considerare risolto ciò che non lo è. Mancini va giudicato sul lavoro della squadra; la Federazione, sulla capacità di sostenerlo attraverso regole chiare, programmazione e collaborazione con le società. Il calcio italiano non deve scegliere tra vincere subito e costruire il futuro: deve smettere di usare una buona partita per rinviare la ricostruzione.