Prima che arrivino le ruspe, San Siro potrebbe essere smontato un pezzo alla volta dai suoi stessi tifosi. Non metaforicamente. Inter e Milan stanno studiando un’operazione che permetterebbe a decine di migliaia di sostenitori di entrare nel Meazza, raggiungere le tribune sulle quali hanno trascorso anni o magari una vita e portarsi a casa uno dei seggiolini dello stadio. Un ultimo souvenir prima della demolizione, ma anche un modo per disperdere nelle case dei milanisti e degli interisti una parte materiale della memoria della Scala del calcio.
È una delle immagini più sorprendenti contenute nel rapporto ambientale depositato dalle squadre, un documento che permette soprattutto di comprendere che cosa significherà davvero demolire San Siro. Non basterà abbattere cemento e spalti. Bisognerà prima svuotare lo stadio, smontarne gli impianti, eliminare migliaia di tonnellate di apparecchiature elettroniche, disassemblare l’enorme copertura costruita per Italia ’90 e infine trasformare quello che oggi è il terreno di gioco in un gigantesco centro di trattamento delle macerie. Il conto previsto per l’intera operazione è altrettanto impressionante: 127 milioni di euro.
Sessantamila seggiolini nelle case dei tifosi
San Siro dispone attualmente di 75.817 seggiolini. Il progetto ipotizza di salvarne dalla demolizione almeno 60.654, attraverso una vera e propria «operazione memoria». Il meccanismo immaginato prevede giornate dedicate, prenotazioni, personale incaricato di controllare le operazioni e uno smontaggio assistito. Il tifoso potrebbe così raggiungere il proprio settore e staccare materialmente il sedile, che verrebbe poi consegnato secondo una procedura tracciata.
Non è ancora stabilito se i seggiolini saranno regalati oppure venduti. In entrambi i casi diventerebbero inevitabilmente oggetti da collezione: pezzi autentici dello stadio nel quale hanno giocato campioni come Giuseppe Meazza, Rivera, Mazzola, Van Basten, Matthäus, Ronaldo, Maldini, Kaká e Ibrahimović e dove Inter e Milan hanno scritto una parte enorme della propria storia. L’operazione avrebbe anche un effetto molto concreto sul cantiere. Ogni sedile pesa circa quattro chili e mezzo: consegnarne oltre 60mila ai tifosi significherebbe evitare di smaltire circa 273 tonnellate di plastica. Poi, una volta portati via i seggiolini, comincerebbe il lavoro vero.
Prima delle ruspe bisognerà «svuotare» San Siro
La prima fase tecnica prende il nome di strip out. In pratica bisognerà togliere dal Meazza tutto ciò che può essere smontato prima di iniziare ad aggredire la struttura. Via quindi cavi e quadri elettrici, lampade, tubazioni, impianti di riscaldamento e condizionamento, sistemi idrici e antincendio, frigoriferi e ventilazione. Solo questa enorme rete di impianti pesa complessivamente circa 5mila tonnellate.
A queste si aggiungono altre 2mila tonnellate di Raee, i rifiuti derivanti dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche: tornelli, batterie, motori, sistemi audio e video, schede elettroniche e tutto ciò che permette a uno stadio da quasi 80mila spettatori di funzionare. Per rendersi conto delle dimensioni, soltanto questi rifiuti elettronici potrebbero riempire circa 200 container. Sommando impianti e Raee, la tecnologia che verrà strappata dal corpo di San Siro raggiunge all’incirca il peso della Tour Eiffel.
La copertura pesa quasi tre Tour Eiffel
Una delle operazioni più complesse riguarderà la copertura costruita in occasione dei Mondiali di Italia ’90. Le sole travi corte pesano circa 1.100 tonnellate, quelle lunghe altre 2.100. A queste bisogna aggiungere contrappesi e strutture che compongono la copertura vera e propria.
Il peso complessivo arriva così tra 19mila e 20mila tonnellate, quasi tre volte quello della Tour Eiffel. Per rimuoverla, gli specialisti dovranno sostanzialmente ripercorrere al contrario il gigantesco lavoro ingegneristico compiuto alla fine degli anni Ottanta. Soltanto dopo aver eliminato impianti e copertura si potrà iniziare ad abbattere realmente lo stadio.
Novantatremila metri cubi di San Siro diventeranno macerie
I numeri della demolizione rendono ancora meglio la scala dell’operazione. Secondo la valutazione ambientale, abbattere le strutture produrrà circa 225mila tonnellate di materiale, equivalenti a 93.750 metri cubi di macerie. Quasi metà arriverà dagli spalti dei tre anelli. Le celebri otto spirali e le diciannove rampe produrranno altre 85.200 tonnellate, mentre dalle undici torri arriveranno circa 37.800 tonnellate.
Un volume enorme. Per avere un riferimento, il grattacielo Pirelli sviluppa una volumetria di circa 125mila metri cubi: le macerie del Meazza potrebbero riempirne completamente, in termini puramente volumetrici, circa 24 piani su 32. Tutto quel materiale dovrà essere lavorato.
Il campo di San Siro diventerà una fabbrica di macerie
La soluzione allo studio prevede di utilizzare proprio il luogo più simbolico dello stadio: il terreno di gioco. Dove per un secolo sono stati segnati gol, sollevate coppe e disputati derby, potrebbero sorgere cumuli di cemento e ferro, frantumatori, escavatori, benne e martelli pneumatici. Le macerie subirebbero due cicli di frantumazione; successivamente gli operatori separerebbero il ferro dal cemento e preparerebbero i diversi materiali per lo smaltimento o il recupero.
Trattare il materiale direttamente all’interno dell’area permetterebbe di ridurre il numero di trasporti e i relativi costi, ma porrebbe un altro enorme problema: la polvere. Per evitare che la demolizione produca una nube capace di diffondersi nei quartieri circostanti, il progetto prevede un sistema continuo di nebulizzazione dell’acqua attraverso i cosiddetti «fog cannon», con consumi idrici inevitabilmente molto elevati.
Quanto costa demolire San Siro
Infine ci sono i soldi. E anche qui i numeri raccontano quanto sia lontana l’immagine semplicistica di qualche ruspa che abbatte uno stadio. La decostruzione di spalti, rampe e torri richiederà circa 65 milioni di euro. Altri 12 milioni serviranno per lavorazioni aggiuntive, mentre lo smaltimento del calcestruzzo costerà circa 23 milioni. A questi bisognerà aggiungere 6,5 milioni per consolidare la porzione della struttura destinata a essere conservata.
La stima complessiva, formulata sui valori del 2025, raggiunge così 127 milioni di euro. È il prezzo industriale della fine di San Siro. Quello sentimentale, naturalmente, non compare in nessuna valutazione ambientale. Perché prima che il Meazza diventi 225mila tonnellate di cemento, ferro e rifiuti da trattare, potrebbe esserci un’ultima scena destinata a rimanere nella memoria della città: migliaia di milanisti e interisti che percorrono ancora una volta le rampe dello stadio, raggiungono il proprio posto, svitano un seggiolino rosso, arancio, verde o blu e se lo portano a casa. Un pezzo di San Siro salvato dalle ruspe, mentre tutto il resto comincia a scomparire.







