Via libera al Dpfp: scostamento da 28 miliardi nel biennio, Giorgetti frena sulla difesa

Premier Giorgia Meloni e Ministro Giorgetti

Dpfp: Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al Documento programmatico di finanza pubblica e alla relazione sullo scostamento di bilancio, avviando ufficialmente l’iter propedeutico alla presentazione della nuova Legge di Bilancio. La manovra fissa una richiesta di flessibilità pari a 14 miliardi di euro per il 2027 e ulteriori 14 miliardi per il 2028, per un valore complessivo che tocca i 28 miliardi di euro nel biennio. Le risorse saranno destinate equamente al sostegno del settore energetico (0,3% del Pil all’anno) e alle spese per la difesa e la sicurezza (0,3% del Pil all’anno).

Dpfp: Pil in rialzo nel 2026, ma pesa l’incertezza

Illustrando il provvedimento in conferenza stampa, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha sottolineato come la stesura del Dpfp sia avvenuta in un contesto internazionale particolarmente complesso, che rende imperativa la massima prudenza nelle stime. Ciononostante, il prospetto del ministero dell’Economia integra una revisione al rialzo per la crescita del Pil 2026, fissata all’1%. Per gli anni successivi, il tasso di crescita programmatico si attesta allo 0,8% nel 2027, allo 0,9% nel 2028 e allo 0,8% nel 2029.

Sul fronte delle spese militari, il ministro ha annunciato che il Governo ha deciso di ridimensionare lo sforzo finanziario per la difesa rispetto alle intenzioni ipotizzate nelle settimane precedenti.

Dpfp, deficit e debito: la strategia sulla clausola di salvaguardia

I saldi di finanza pubblica evidenziano un rapporto deficit/Pil al 2,9% per il 2026, mantenendo l’indebitamento al di sotto del limite europeo del 3%. Istat attesta invece che la soglia è stata superata e che ha raggiunto il 3,1%, confermando che l’Italia non potrà uscire dalla procedura infrazione Ue. Negli anni successivi, l’integrazione dello scostamento – richiesto tramite la clausola nazionale di salvaguardia presentata alla Commissione europea il 10 settembre 2026 – porta il deficit programmatico al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, prima di scendere, queste le previsioni, al 2,4% nel 2029. Previsioni, appunto.

Tuttavia, limando i saldi dalle spese per energia e difesa (pari allo 0,6% del Pil annuo), il deficit netto si attesta al 2,8% nel 2027 e al 2,6% nel 2028. Questo aggiustamento contabile, sostiene il ministero dell’Economia, consentirà all’Italia di mantenere l’indebitamento strutturale sotto la soglia del 3%, scongiurando o superando la procedura per deficit eccessivo. Per quanto riguarda la traiettoria del debito pubblico, le stime programmatiche indicano un profilo del 138,1% nel 2026, 138,5% nel 2027, 137,9% nel 2028 e 136,6% nel 2029. Anche in questo caso di tratta di previsioni.

In sintesi i numeri dicono che si rischia una minor crescita e una maggior pressione sui conti pubblici, insieme ad una minore possibilità di manovra sulle spese ordinarie da prevedere in bilancio.

Il braccio di ferro con Bruxelles: la lettera di Meloni e il nodo inflazione

L’approvazione della manovra si intreccia con un vivace dibattito con le istituzioni comunitarie, scaturito dalle preoccupazioni per un’inflazione stimata oltre il 3% a fine anno. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato una lettera ufficiale alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, evidenziando che la rigidità delle regole sulla spesa rischia di costringere l’esecutivo ad adottare misure restrittive in assenza di margini di manovra.

Nella missiva, la premier specifica che la spesa direttamente colpita dall’inflazione ammonta al 20,4% del Prodotto interno lordo italiano, a cui si aggiungerà un ulteriore 12% del Pil dal 2027. Meloni propone quindi di consentire l’utilizzo delle entrate fiscali indirette aggiuntive – generate dai rincari dei prezzi – per mitigare i costi energetici a beneficio di famiglie e imprese. Il ministro Giorgetti ha chiarito che l’iniziativa non mira a chiedere ulteriore flessibilità, ma a far valere l’impatto di un’inflazione ben diversa da quella prevista tre anni fa al momento della definizione dei target nominali.

Da Bruxelles, il portavoce della Commissione europea Balazs Ujvari ha confermato la ricezione della lettera, precisando che il documento sarà valutato in vista del Consiglio europeo di ottobre. Parallelamente, la portavoce Paula Pinho ha ricordato che la Commissione ha già concesso ampi margini di flessibilità agli Stati membri.