Giorgia Meloni fa il bilancio della sua esperienza a Palazzo Chigi e trova anche qualcosa da rimproverarsi. Non una scelta politica, una riforma mancata o una promessa rimasta nel cassetto. La comunicazione. Secondo la presidente del Consiglio, uno dei suoi errori sarebbe stato pensare che i risultati potessero parlare da soli.
«Mi pento forse di aver ritenuto sufficiente fare le cose, anche quando non riuscivo a raccontare tutto il lavoro. Sono convinta da sempre che i fatti siano molto più forti di qualsiasi narrazione», ha spiegato la premier in una lunga intervista.
Una confessione che ha immediatamente acceso la polemica. Perché Giorgia Meloni, oltre a guidare una maggioranza solida, ha attraversato questi anni con una presenza mediatica imponente e con un sistema dell’informazione nel quale diverse testate e trasmissioni non le sono state certamente ostili.
Meloni e il rimpianto: «Avrei dovuto raccontare meglio quello che abbiamo fatto»
Alla domanda sul suo più grande rimpianto, Meloni parte con una precisazione: «Rimpianti veri e propri non ne ho». Poi arriva il punto.
«Mi sarebbe piaciuto riuscire ad aggiornare meglio gli italiani sul complesso di questo impegno», spiega. In sostanza, secondo la premier, il governo avrebbe fatto più di quanto gli italiani abbiano percepito.
Una lettura che i suoi critici rovesciano completamente. L’obiezione è semplice: il problema è stato davvero raccontare poco oppure sono mancati quei risultati dirompenti capaci di imporsi da soli nel dibattito pubblico?
Da qui il paragone con Silvio Berlusconi, che durante le sue esperienze di governo attribuiva spesso alla comunicazione, all’informazione ostile e alle resistenze dell’apparato una parte delle difficoltà incontrate.
«Ho dovuto nuotare nella colla»: la premier racconta Palazzo Chigi
C’è infatti un’altra espressione utilizzata da Meloni destinata a far discutere. La presidente del Consiglio racconta di essersi trovata spesso a «nuotare nella colla», descrivendo così le difficoltà della macchina amministrativa e di un Palazzo Chigi che non sempre avrebbe risposto con la velocità desiderata.
Il tema diventa inevitabilmente politico. Meloni governa con una maggioranza che ha conservato una compattezza rara nella storia recente italiana e proprio la stabilità rappresenta uno dei risultati che rivendica con maggiore forza.
La premier sostiene infatti di avere reso l’Italia «più affidabile e più attrattiva» anche grazie a «una maggioranza politica compatta». Un risultato che considera particolarmente importante sul piano internazionale.
Ucraina, difesa e stabilità: i risultati rivendicati da Meloni
Nel bilancio entra anche l’Ucraina. Meloni difende la linea mantenuta dall’Italia e lega la scelta di investire sulla sicurezza alla difesa dell’interesse nazionale.
«È molto più saggio fare in modo di non essere facilmente attaccabili che non confidare sul fatto di non essere attaccati», sostiene la presidente del Consiglio, rivendicando così anche l’aumento dell’attenzione verso la spesa militare.
Poi energia, credibilità internazionale, attrattività del Paese e soprattutto stabilità politica. È proprio quest’ultimo elemento a emergere come uno dei pilastri del racconto meloniano: un governo rimasto compatto mentre negli anni precedenti maggioranze ed esecutivi erano spesso entrati rapidamente in crisi.
Ma sulla comunicazione esplode la polemica
È però il presunto deficit comunicativo a offrire agli avversari l’argomento più facile. Le critiche ricordano la presenza del centrodestra nel sistema televisivo e il peso di giornali apertamente schierati nell’area conservatrice, contestando l’immagine di un governo incapace di far arrivare il proprio racconto agli italiani.
L’attacco diventa così politico prima ancora che mediatico: se dopo anni di governo il problema è ancora spiegare agli elettori ciò che è stato fatto, quanto dipende dalla comunicazione e quanto dalla consistenza dei risultati?
Meloni, dal canto suo, indica proprio nella stabilità una delle prove della riuscita della sua esperienza. I detrattori trasformano quella stessa rivendicazione in una stoccata: alla fine, sostengono, il risultato più evidente sarebbe semplicemente essere rimasta a Palazzo Chigi.
Ed è forse questa la vera battaglia che accompagnerà la parte finale della legislatura. Non soltanto stabilire che cosa abbia fatto il governo, ma decidere quale racconto di questi anni riuscirà a imporsi davanti agli elettori.







