L’esposto sulla presunta «regia mediatica» intorno al caso Garlasco approda alla Procura di Milano. Il documento presentato alla fine di aprile da Chiara Ingrosso alla Procura generale è stato trasmesso ai magistrati milanesi, che dovranno valutare se i fatti segnalati contengano profili meritevoli di approfondimento.
Il passaggio non significa che siano stati accertati reati né individuate responsabilità. Ma, sottolinea Ingrosso, significa che il documento non è stato cestinato e che quanto raccontato merita almeno un vaglio dell’autorità giudiziaria. Al centro della vicenda ci sono i rapporti tra informazione televisiva, testimoni comparsi negli ultimi mesi e alcuni protagonisti del caso, tra i quali Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, e Alessandro De Giuseppe, inviato televisivo.
Ingrosso: «Non denunciavo un complotto contro la Procura»
Ingrosso contesta innanzitutto la ricostruzione secondo cui avrebbe denunciato un complotto contro la Procura di Pavia o contro gli investigatori. Parla di «un plotone di disinformazione senza alcun contraddittorio» e precisa di non aver attribuito preventivamente responsabilità penali a nessuno.
Il documento avrebbe invece raccolto una serie di fatti relativi a quella che la giornalista definisce una possibile «regia mediatica» sul caso Garlasco. In particolare, Ingrosso riferisce di «influenze esercitate» nei suoi confronti da De Giuseppe e De Rensis in relazione a un servizio che coinvolgeva alcune testimoni dell’ultima ora e l’avvocata Stefania Cappa.
Il nodo riguarderebbe il modo in cui veniva prospettato un possibile coinvolgimento di Cappa e della sua famiglia, nonostante, sottolinea Ingrosso, la Procura di Pavia non abbia mai indagato nessuno di loro.
I materiali depositati dal 2022 e i sospetti sulla famiglia Cappa
La giornalista aggiunge un altro elemento. Dal fascicolo del dottor Napoleone sarebbero emersi numerosi materiali depositati dalla trasmissione televisiva a partire dal 2022, quando le indagini erano già chiuse. Quei documenti conterrebbero sospetti avanzati nei confronti della famiglia Cappa che Ingrosso giudica «del tutto privi di ogni fondamento».
È su questa successione di materiali, contatti e ricostruzioni mediatiche che si concentra il documento inviato alla magistratura. Ingrosso spiega di essersi rivolta alla Procura generale proprio perché non intendeva stabilire autonomamente quali eventuali reati configurassero i fatti né quale ufficio dovesse occuparsene.
La richiesta era quella di esaminare quanto segnalato e stabilire se esistessero elementi da approfondire e, in quel caso, individuare la Procura competente. Adesso quella valutazione ha prodotto il trasferimento del documento alla Procura ordinaria di Milano.
De Rensis si commuove in tv: «Non ho compiuto alcun reato»
Antonio De Rensis ha appreso in diretta televisiva la notizia del passaggio a Milano e ha respinto nettamente qualsiasi addebito. «Ovviamente io non ho compiuto alcun reato», ha dichiarato. Poi ha ricostruito il consiglio che avrebbe dato alla giornalista davanti alla possibilità di ascoltare alcuni testimoni: «Le ho detto: vai da dei testimoni, se hanno parlato con l’autorità giudiziaria vattene perché non possono rivelare alcunché, se non hanno parlato ascolta quello che devono dire».
«Questo è stato il mio reato», ha aggiunto. Durante l’intervento la voce dell’avvocato si è incrinata. De Rensis ha raccontato di aver attraversato mesi difficili, anche per le notizie circolate sulla sua vita privata: «Non le nascondo che ho passato delle notti faticose». Il legale di Stasi rivendica però la correttezza del proprio comportamento: «Sono abbastanza consapevole di ciò che ho fatto, ho sempre rispettato la legge».
Il passaggio a Milano apre un nuovo fronte nel caso Garlasco
Ingrosso insiste soprattutto su un punto: la trasmissione del documento a Milano non rappresenta una conferma delle sue ipotesi, ma neppure quella bocciatura che, sostiene, sarebbe stata raccontata pubblicamente. «Questo non significa che siano già stati accertati reati o individuate responsabilità», precisa. «Significa però che la realtà, almeno allo stato, è diversa da quella raccontata per settimane in televisione».
La vicenda apre così un ulteriore capitolo attorno al delitto di Chiara Poggi. Accanto alle nuove indagini di Pavia, alla posizione di Andrea Sempio e alla battaglia per la revisione della condanna di Alberto Stasi, entra sempre più prepotentemente in scena il modo in cui Garlasco è stato raccontato, investigato e rilanciato attraverso televisioni, testimonianze e indiscrezioni.
Ora spetterà alla Procura di Milano stabilire se dietro quella che Ingrosso definisce «regia mediatica» esistano fatti penalmente rilevanti oppure no. Ed è proprio questo il punto che resta aperto: il trasferimento non certifica alcun reato, ma affida ai magistrati il compito di verificare ciò che è accaduto dietro le quinte del racconto mediatico di Garlasco.







