Vittorio Sgarbi assolto dalla Corte dei Conti per le consulenze d’arte svolte durante il mandato da Sottosegretario

Vittorio Sgarbi

La Corte dei Conti ha stabilito che le 121 prestazioni professionali svolte da Vittorio Sgarbi durante il suo mandato da sottosegretario non hanno arrecato alcun danno alle casse dello Stato. La magistratura contabile ha respinto integralmente la richiesta della procura, che chiedeva un risarcimento di oltre duecentomila euro a favore del ministero della Cultura.

I giudici hanno chiarito che le attività contestate riguardavano argomenti come la storia antica, ambiti che esulavano dalle specifiche deleghe affidate al critico d’arte, e hanno riconosciuto che nei suoi interventi ha semplicemente esercitato libertà fondamentali tutelate dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Oltre al proscioglimento, la decisione prevede che il ministero liquidi a Sgarbi tremilacinquecento euro per le spese legali sostenute durante il procedimento.

Le accuse della procura contabile e la norma sulle incompatibilità

L’inchiesta ruotava attorno alle presunte interferenze tra il ruolo istituzionale di governo e le molteplici attività private del professore. Secondo l’ipotesi accusatoria, le consulenze sarebbero state svolte senza le necessarie autorizzazioni, in potenziale violazione dei doveri di imparzialità ed efficacia legati alla carica pubblica.

Per sostenere il quadro accusatorio, i pm avevano depositato una dettagliata documentazione comprensiva di fatture e contratti stipulati da società collegate al critico con vari enti pubblici e privati per la remunerazione delle sue prestazioni culturali.

Le motivazioni della sentenza e il pieno proscioglimento

Nel respingere le richieste della procura, i magistrati hanno evidenziato la totale mancanza di prove circa una condotta illecita capace di generare un effettivo danno erariale. I pm non sono riusciti a dimostrare che l’ex sottosegretario fosse consapevole che le proprie conferenze potessero ostacolare l’assolvimento dei compiti istituzionali o pregiudicare il regolare svolgimento del mandato.

Al contrario, la difesa ha ampiamente documentato, senza smentite da parte dell’accusa, come nel medesimo arco temporale Sgarbi abbia svolto un numero imponente di attività pubbliche direttamente connesse al proprio ruolo istituzionale.