«Noi, in controtendenza, assumiamo». Pier Silvio Berlusconi aveva pronunciato quella frase con orgoglio, rivendicando la scelta di Mediaset di continuare ad assumere mentre altri gruppi riducevano il personale.
Adesso quelle parole tornano d’attualità per una ragione decisamente meno celebrativa. Più di trenta giornalisti che per anni hanno lavorato quotidianamente per TGCom24 e SportMediaset attraverso la società esterna PrimoPiano hanno perso il lavoro alla fine del 2025. Una parte di loro ha deciso di portare la questione davanti al Tribunale del Lavoro di Milano.
Il calendario è già fitto: il 17 settembre si terrà la prima di 15 udienze fissate tra settembre e dicembre. Al centro delle cause c’è una domanda destinata a pesare: quei giornalisti erano realmente collaboratori autonomi oppure, per modalità e organizzazione del lavoro, svolgevano di fatto un’attività subordinata?
Più di 30 giornalisti fuori dopo anni con TGCom24 e SportMediaset
La vicenda esplode alla fine di dicembre 2025, quando RTI decide di interrompere il rapporto con PrimoPiano per le attività collegate a TGCom24 e SportMediaset.
Per oltre trenta giornalisti con Partita Iva significa la fine della collaborazione. Alcuni lavoravano da anni nell’universo informativo del Biscione.
Ed è proprio come lavoravano il punto centrale della battaglia giudiziaria.
Secondo quanto ricostruito negli atti delle controversie, non si trattava semplicemente di professionisti esterni ai quali affidare occasionalmente un articolo. I giornalisti dovevano coprire turni e fasce orarie, comunicare le proprie disponibilità, seguire indicazioni operative e garantire quotidianamente il funzionamento delle newsroom digitali.
Utilizzavano inoltre il sistema editoriale attraverso il quale potevano creare, modificare e pubblicare direttamente le notizie sui siti.
Alcuni, soprattutto nei periodi estivi, lavoravano fisicamente nella redazione di Cologno Monzese con badge aziendale. Altri comparivano nei programmi televisivi del gruppo con il sottopancia «giornalista TGCom24».
Formalmente collaboratori esterni, dunque. Ma la loro attività quotidiana, secondo la tesi portata davanti ai giudici, li avrebbe inseriti stabilmente nella macchina editoriale.
Turni, badge e pubblicazione diretta: il nodo del lavoro subordinato
La storia parte da lontano. Prima di PrimoPiano operava Uomini e Affari. Dopo la chiusura di quest’ultima, anche successiva a un’ispezione previdenziale, diversi giornalisti passarono alla nuova struttura costituita nel 2003.
PrimoPiano ha quindi fornito per oltre vent’anni personale giornalistico e supporto produttivo alle newsroom digitali di TGCom24 e SportMediaset.
Nel giugno 2024 arriva però un’ispezione dell’INPS. L’Istituto considera subordinati i rapporti di lavoro esaminati. PrimoPiano contesta la ricostruzione e in primo grado ottiene ragione.
L’INPS presenta appello e il 23 giugno 2026 la Corte d’Appello di Milano ribalta la decisione. I giudici riconoscono, per i rapporti oggetto del procedimento, la natura subordinata dell’attività.
Tra gli elementi presi in considerazione figurano proprio i turni prestabiliti e l’inserimento dei collaboratori nell’organizzazione necessaria a garantire le fasce orarie richieste.
La vicenda porta anche a una sanzione di circa 3 milioni di euro, con RTI chiamata a risponderne in solido.
L’altra grana da 21 milioni sui collaboratori Mediaset
Il caso arriva in un momento particolarmente delicato perché Mediaset deve già affrontare un altro contenzioso sul fronte dei collaboratori.
L’INPS contesta infatti a MFE-Mediaset circa 21 milioni di euro per la posizione di oltre cinquanta collaboratori dell’area Videonews. Secondo la ricostruzione dell’Istituto, alcune di quelle prestazioni avrebbero avuto caratteristiche riconducibili al lavoro subordinato nonostante i rapporti risultassero formalmente impostati in altra maniera.
Mediaset contesta questa interpretazione e la vicenda resta oggetto di contenzioso.
I due procedimenti sono distinti, ma inevitabilmente pongono al centro la stessa questione generale: il confine tra collaborazione autonoma e inserimento stabile nell’organizzazione produttiva del gruppo.
Dal 17 settembre partono 15 udienze a Milano
Ora comincia il nuovo capitolo.
Dopo la cessazione della commessa di PrimoPiano, diversi giornalisti hanno presentato ricorso. Il Tribunale del Lavoro di Milano dovrà quindi esaminare le singole posizioni e stabilire quale fosse la reale natura dei rapporti.
La prima udienza è fissata per 17 settembre. Complessivamente ne risultano programmate quindici fino a dicembre.
Ed è qui che la frase pronunciata da Pier Silvio Berlusconi acquista inevitabilmente un significato diverso.
Il punto non riguarda le nuove assunzioni annunciate dal gruppo, ma chi per anni lavorava già ogni giorno per TGCom24 e SportMediaset, copriva turni, pubblicava notizie, entrava nelle redazioni e contribuiva alla produzione dell’informazione del Biscione pur risultando formalmente esterno.
Adesso saranno i giudici del lavoro a stabilire se quella distanza tra forma e realtà esistesse davvero. E per Mediaset, dopo la sentenza d’appello su PrimoPiano e la contestazione milionaria relativa a Videonews, il fronte dei collaboratori rischia di trasformarsi in una delle grane più pesanti dell’autunno.







