Garlasco, Taccia demolisce l’inchiesta su Sempio: «Gravi lacune, nessun indizio lo colloca sulla scena del crimine»

Angela Taccia con Andrea Sempio

«Non ci sono indizi che collocano Andrea Sempio sulla scena del crimine a oggi». Angela Taccia attacca senza mezzi termini la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi e parla apertamente di «grandissime lacune» nel lavoro investigativo. La legale dell’unico indagato mette in discussione soprattutto la direzione imboccata da alcuni degli ultimi accertamenti: dall’analisi personologica agli scritti e ai cosiddetti soliloqui di Sempio fino alla consulenza psichiatrica affidata al professor Roberto Catanesi.

Il punto della difesa è netto: prima bisogna trovare elementi capaci di collegare Sempio all’omicidio e soltanto dopo può assumere un significato l’analisi della sua personalità. Altrimenti, sostiene Taccia, si rischia di procedere al contrario, cercando di costruire il profilo di un possibile assassino prima di dimostrare che quella persona abbia commesso il delitto.

«Prima cerchiamo le prove, poi l’assassino ideale»

«Quante volte prima di accertare la veridicità e la certezza di un’imputazione ci si concentra sull’imputabilità? Prima di accertare il fatto andiamo a vedere se può essere l’assassino ideale?», attacca Taccia. La Procura sta lavorando su più fronti. Gli accertamenti riguardano il Dna trovato sulle unghie di Chiara, l’impronta a pallini presente sulla scena del crimine e la comparazione con le caratteristiche del piede di Sempio. Parallelamente procede l’approfondimento sul suo profilo.

Proprio quest’ultimo filone provoca la reazione più dura della difesa. Sempio ha rifiutato l’incontro diretto con lo psichiatra incaricato dalla Procura. Taccia spiega che la decisione nasce sia da motivazioni personali sia dalla strategia processuale: la difesa non intende percorrere strade legate a infermità o seminfermità mentale perché punta a dimostrare l’estraneità dell’indagato al delitto. «Non ci servono trucchi e scorciatoie per ottenere una riduzione o un’esclusione di pena», è in sostanza la posizione dei legali.

Gli scritti di Sempio: «Imbarazzanti, ma sono stati decontestualizzati»

Uno dei terreni più delicati riguarda le frasi scritte da Sempio nei forum e alcune conversazioni diventate parte della ricostruzione del suo profilo. Taccia non tenta di addolcirne alcune: «Sono messaggi imbarazzanti» e il modo nel quale certi concetti sono stati espressi è «deplorevole». Ma contesta il salto logico tra quelle parole e l’omicidio di Chiara Poggi.

Secondo l’avvocata, diversi passaggi sono stati estrapolati da conversazioni più ampie e presentati come espressione diretta della personalità di Sempio. La legale racconta di averlo tenuto per due giorni nel proprio studio dopo aver letto quei materiali, chiedendogli spiegazioni e rimproverandolo per alcuni contenuti. Taccia respinge però il ritratto di un uomo aggressivo o incapace di rispettare le donne. Richiama anche le dichiarazioni di una ex fidanzata, che avrebbe descritto una relazione durata tre anni caratterizzata da rispetto e sintonia.

Taccia contesta anche il peso delle tre telefonate

La difesa torna poi su un altro elemento che continua a riemergere nell’inchiesta: le tre telefonate effettuate da Sempio verso casa Poggi nei giorni precedenti l’omicidio. Per Taccia quelle chiamate sono state già esaminate e possono assumere significati completamente differenti a seconda della lettura che se ne vuole dare.

Il rischio, sostiene, è trasformare qualsiasi comportamento in un indizio una volta deciso chi debba essere osservato. La legale porta come esempio le numerose telefonate effettuate da Alberto Stasi alla fidanzata quella mattina prima di raggiungere la villetta: anche quel comportamento, isolato dal contesto, potrebbe prestarsi a interpretazioni opposte. È proprio contro questa costruzione per suggestioni che Taccia concentra il suo attacco.

«Molto probabile una richiesta di rinvio a giudizio»

La difesa non nasconde comunque la possibilità che la nuova inchiesta conduca Andrea Sempio davanti a un giudice. Taccia considera «molto probabile» una richiesta di rinvio a giudizio, ma non mostra alcun timore di affrontare il processo. Al contrario, sostiene che proprio il contraddittorio possa diventare il luogo nel quale verificare la consistenza delle nuove accuse.

La linea è quindi già tracciata: contestare il valore degli elementi raccolti, separare il profilo personale di Sempio dalle prove sull’omicidio e chiedere che ogni acquisizione venga valutata sul piano strettamente giudiziario. A diciannove anni dalla morte di Chiara Poggi, Taccia lancia così una sfida diretta all’impianto della nuova inchiesta: «Non ci sono indizi che collocano Sempio sulla scena del crimine a oggi».

Ed è su questa affermazione che si giocherà una parte decisiva della battaglia. Perché Dna, impronte, telefonate e consulenze dovranno dimostrare davanti a un giudice di essere qualcosa di più di quella che la difesa definisce una somma di suggestioni.