«Mortacci tua». A Roma può essere un insulto, certamente. Ma può essere anche un saluto, una manifestazione d’affetto, un complimento, un’esclamazione di stupore e persino un modo particolarmente caloroso per ritrovare un amico che non si vede da anni.
Con il programma politico di Roberto Vannacci, però, la più versatile delle espressioni romane rischia almeno sulla carta di diventare una faccenda da sanzione amministrativa.
A sollevare il caso è Fabrizio Roncone, che ha scovato a pagina 83 del programma di Futuro Nazionale, nel capitolo dedicato ai «Valori non negoziabili», il riferimento all’applicazione dell’articolo 724 del Codice penale.
La norma prevede una sanzione amministrativa da 51 a 309 euro per chi bestemmia pubblicamente contro la divinità oppure compie pubbliche manifestazioni oltraggiose verso i defunti.
Ed è proprio la seconda parte a far scattare l’allarme, almeno ironicamente, nella Capitale.
Vannacci e la multa fino a 309 euro per gli oltraggi ai defunti
Il programma di Vannacci chiede dunque di applicare la norma contro bestemmie e manifestazioni oltraggiose nei confronti dei morti.
Fin qui nulla che riguardi specificamente Roma. Poi, però, entra in scena il dialetto.
Perché «mortacci tua» richiama letteralmente i defunti dell’interlocutore, ma nel linguaggio quotidiano romano può assumere significati completamente differenti a seconda del tono, del contesto e persino dell’espressione del volto.
Da qui la provocazione: Vannacci vuole davvero rischiare di multare milioni di romani?
Roncone fa il conto e arriva a tre milioni di potenziali trasgressori, praticamente Roma e dintorni. Perché trovare un romano che non abbia mai pronunciato almeno una volta «mortacci tua», «mortacci sua» o «mortacci vostra» potrebbe rivelarsi un’impresa più complicata dell’applicazione stessa della norma.
«Mortacci tua» a Roma può essere persino una dichiarazione d’affetto
Il problema è tutto nel significato che l’espressione assume nella Capitale.
Incontri dopo anni un vecchio amico per strada? «Mortacci tua, ma che fine hai fatto?». Nessuna intenzione di insultare i suoi antenati: sei semplicemente felice di rivederlo.
Un amico prepara una cena particolarmente piccante? Il commento può diventare «mortacci, quanto peperoncino c’hai messo».
La Roma segna un gol decisivo? Dagli spalti può partire un «mortacci vostra» che contiene tutto tranne il disprezzo per i defunti dei calciatori.
Lo stesso vale davanti a qualcosa che suscita meraviglia: «Mortacci quanto è forte». O rivolgendosi affettuosamente a qualcuno che non riesce a stare fermo: «Mortacci tua, nun c’hai pace».
Una parola, insomma, che nel romanesco cambia completamente significato attraverso l’intonazione e che spesso ha perso qualsiasi riferimento concreto ai morti.
Il paradosso della proposta di Vannacci
Ed è qui che la proposta politica incontra il paradosso linguistico. L’articolo 724 parla di «pubbliche manifestazioni oltraggiose verso i defunti», mentre il romanissimo «mortacci tua» non rappresenta necessariamente un oltraggio.
Anzi, può accadere esattamente il contrario.
Nel linguaggio romano il contesto può trasformare un’espressione apparentemente offensiva in una manifestazione di simpatia, sorpresa o affetto. Ed è proprio su questa particolarità che nasce la provocazione contro il programma del generale.
Con multe potenziali comprese tra 51 e 309 euro, la battuta è inevitabile: se bastasse pronunciare «mortacci» per finire nel mirino della norma rilanciata da Vannacci, nella Capitale servirebbe un esercito di verbalizzatori.
E proprio l’ex generale dovrebbe sapere quanto costa mantenerne uno.







