L’Europa non si fida più di Trump: Francia, Germania e Gran Bretagna preparano un tavolo per impedirgli di trattare da solo con Putin

Putin e Trump

Donald Trump potrebbe sedersi di nuovo davanti a Vladimir Putin, discutere la fine della guerra in Ucraina e presentare all’Europa un accordo già confezionato. Prendere o lasciare. È questo l’incubo che attraversa le cancellerie europee e spinge Francia, Germania e Gran Bretagna a preparare un proprio formato per i futuri negoziati con Mosca.

Non esiste ancora un tavolo, non sono state inviate convocazioni e il Cremlino non ha mostrato alcun interesse concreto per una trattativa seria. Ma a Parigi e Berlino nessuno vuole aspettare che Trump sollevi il telefono, chiami Putin e decida ancora una volta di muoversi senza consultare gli alleati.

Secondo quanto riferito da cinque funzionari europei al New York Times, le diplomazie dei tre Paesi stanno lavorando per garantire all’Europa un posto nelle eventuali trattative di pace. Non si tratta soltanto di difendere l’Ucraina. Si tratta di evitare che il nuovo equilibrio di sicurezza del continente venga negoziato tra Washington e Mosca lasciando gli europei fuori dalla porta.

Macron e Merz preparano il tavolo europeo

A guidare l’iniziativa sono Emmanuel Macron e Friedrich Merz. Francia e Germania stanno cercando di costruire una posizione comune che permetta all’Europa di presentarsi con richieste precise quando gli Stati Uniti decideranno di riaprire il canale con il Cremlino.

Il timore è che Trump possa privilegiare un’intesa rapida con Putin, sacrificando le condizioni poste da Kiev e le garanzie di sicurezza chieste dagli alleati europei. Un accordo calato dall’alto potrebbe trasformare l’occupazione russa dei territori ucraini in un fatto compiuto, congelare il conflitto senza risolverlo e lasciare all’Europa l’intero costo economico e militare della pace.

Per questo Parigi e Berlino vogliono intervenire prima che la partita cominci. Il formato allo studio dovrebbe tutelare gli interessi europei e assicurare la presenza di Kiev nelle decisioni sul proprio futuro.

Il principio sembra elementare: nessun accordo sull’Ucraina senza l’Ucraina e nessuna riscrittura della sicurezza europea senza l’Europa. Con Trump alla Casa Bianca, tuttavia, persino questo punto di partenza non appare più garantito.

Londra frena per non rompere con Trump

La Gran Bretagna partecipa ai lavori, ma procede con maggiore cautela. Il nuovo premier Andy Burnham, entrato a Downing Street il 20 luglio, non vuole inaugurare il proprio mandato con uno scontro frontale con Washington.

Londra condivide il timore di un negoziato condotto esclusivamente da Trump e Putin, ma resta consapevole che qualsiasi garanzia militare credibile per l’Ucraina avrebbe comunque bisogno del sostegno americano. Senza intelligence, capacità logistiche e copertura strategica degli Stati Uniti, l’Europa faticherebbe a rendere davvero efficace un eventuale accordo.

È il paradosso che blocca la diplomazia britannica: gli europei cercano un piano per proteggersi dall’imprevedibilità di Trump, ma continuano ad avere bisogno di Trump per farlo funzionare.

Macron e Merz sembrano disposti a correre il rischio politico di irritare la Casa Bianca. Burnham, almeno per ora, preferisce mantenere aperti tutti i canali e presentare il formato europeo come un contributo alla mediazione americana, non come un’alternativa.

La paura di un accordo tra Trump e Putin

La diffidenza non nasce dal nulla. Trump ha più volte mostrato di considerare i rapporti personali tra leader lo strumento principale della diplomazia. Il confronto diretto con Putin gli permette di presentarsi come l’unico uomo capace di fermare la guerra, ma riduce alleati e istituzioni europee al ruolo di spettatori.

Per l’Europa, invece, la guerra non è un dossier da chiudere con una stretta di mano. Qualunque accordo modificherà i confini, gli equilibri militari, le spese per la difesa e i rapporti con la Russia per i prossimi decenni. Saranno soprattutto i Paesi europei a doverne sostenere le conseguenze.

Nel frattempo Mosca continua ad aumentare la pressione militare e gli attacchi missilistici contro le città ucraine. Non ci sono segnali che Putin sia pronto a rinunciare ai propri obiettivi o ad accettare un compromesso stabile. Gli europei si aspettano quindi che l’eventuale negoziato sia comunque guidato dagli Stati Uniti, gli unici in grado di esercitare una pressione decisiva sul Cremlino.

Quello che non sono più disposti ad accettare è scoprire il contenuto dell’accordo quando tutto sarà già stato deciso.

Il nuovo formato franco-tedesco-britannico nasce esattamente da questa paura. Non è ancora una ribellione contro Washington, ma è la prova che la fiducia si è spezzata. L’Europa continua ad avere bisogno dell’America. Semplicemente, non si fida più dell’uomo che oggi la governa.