Garlasco, guerra totale sul Dna della bici: «I test negativi? Erano precedenti». La versione che ribalta il caso dei pedali

Un super software israeliano per il caso di Garlasco

Nel caso Garlasco ormai si combatte anche sulle date. Non quelle del delitto, degli interrogatori o delle sentenze, ma quelle registrate dentro i file delle analisi genetiche effettuate nel 2007. Ed è proprio da qui che arriva una nuova versione destinata ad alimentare lo scontro sul Dna trovato sui pedali della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi.

A sostenerla è Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi fin dalle prime fasi dell’inchiesta. Secondo il genetista, la ricostruzione che colloca due risultati negativi dopo l’individuazione del profilo genetico di Chiara Poggi partirebbe da un errore nell’interpretazione delle date contenute nei raw data.

«Non c’è stato nessun doppio esito negativo dopo il risultato certo sulla presenza di Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi», sostiene Capra. Una versione che entra direttamente nel cuore della questione esplosa nelle ultime ore.

Il punto decisivo: 10 o 20 settembre?

Tutto ruota intorno a una distinzione apparentemente tecnica che, in realtà, può cambiare il significato dell’intera sequenza: “run date” e “date modified”. Secondo Capra, uno dei risultati che la difesa di Stasi colloca al 20 settembre 2007 sarebbe relativo a una corsa elettroforetica effettuata in realtà il 10 settembre. Il 20 settembre indicherebbe invece soltanto la data nella quale il file venne modificato.

«Quello che la difesa di Stasi indica come un esito negativo datato 20 settembre 2007 è invece una “corsa” del campione inibito del 10 settembre 2007», sostiene il consulente. Capra richiama anche la consulenza di Carlo Previderè, incaricato dalla Procura di Pavia, nella quale comparirebbero entrambe le indicazioni: “run date” 10 settembre e “date modified” 20 settembre.

La differenza è enorme. Perché se il test negativo appartiene davvero al 10 settembre, non sarebbe una controanalisi successiva al risultato positivo del 19 settembre. Sarebbe esattamente il contrario.

Prima il fallimento, poi il Dna di Chiara: la ricostruzione di Capra

Il consulente della famiglia Poggi ricostruisce così la successione degli esami. Il 10 settembre il Ris tenta di analizzare il campione prelevato dai pedali, ma incontra problemi legati all’inibizione del materiale. Gli specialisti lavorano quindi sul campione per renderlo utilizzabile.

Si arriva al 19 settembre 2007. Il laboratorio procede con una nuova amplificazione del Dna e carica la provetta sul sequenziatore. Anche questa volta qualcosa non funziona perfettamente: Capra riferisce che la macchina registra problemi e che nei dati compare l’indicazione di “campione evaporato”.

Da quella corsa emerge comunque un profilo parziale compatibile con Chiara Poggi su sei marcatori. Gli operatori ripetono quindi l’analisi poche ore dopo. Ed è qui, secondo Capra, che arriva il risultato decisivo: il campione caricato in doppio restituisce due profili completi compatibili per 15 marcatori con il profilo genetico di Chiara Poggi. Per il consulente, dunque, la cronologia sarebbe chiara: prima gli esiti negativi o inutilizzabili, poi il risultato positivo.

E allora perché compare la data del 20 settembre?

È la domanda attorno alla quale rischia di giocarsi una parte importante della battaglia tecnica. Capra sostiene che il Ris abbia effettuato un ulteriore tentativo sul campione originario del 10 settembre e che questa operazione abbia modificato la data informatica del file. Da qui comparirebbe quel 20 settembre 2007 che ha assunto un’importanza enorme nella nuova inchiesta.

Ma la data di modifica, sostiene il genetista, non coinciderebbe con la data nella quale il sequenziatore effettuò materialmente la corsa. «Ciò che conta è la run date», afferma Capra. Secondo questa lettura, quindi, non esisterebbero due controanalisi negative effettuate dopo il risultato positivo e poi scomparse dal fascicolo. Esisterebbero invece risultati negativi precedenti, già conosciuti e seguiti successivamente dal profilo genetico attribuito a Chiara.

«Nessun segreto, quei risultati erano conosciuti»

Capra respinge anche l’idea che il Ris abbia nascosto risultati sfavorevoli alla tesi investigativa. Sostiene che le parti conoscessero le controanalisi e che la stessa relazione del 2007 ne desse conto.

È un passaggio particolarmente delicato perché arriva dopo le durissime parole dei legali di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, che hanno chiesto di accertare tutte le responsabilità affinché «quanto accaduto a Stasi non possa e non debba mai più ripetersi».

E arriva dopo la difesa altrettanto netta dell’ex comandante del Ris Luciano Garofano, secondo il quale non ci sarebbe stato alcun occultamento: «Il profilo di Chiara su quei pedali c’era e nessuno lo può cancellare».

Ora Capra aggiunge un elemento ulteriore: non soltanto quel profilo sarebbe esistito, ma i test negativi non lo avrebbero smentito perché sarebbero cronologicamente precedenti.

Due letture opposte degli stessi raw data

È questo il vero paradosso del nuovo capitolo di Garlasco. Gli stessi dati grezzi che avrebbero dovuto chiarire definitivamente cosa accadde nel laboratorio del Ris stanno producendo interpretazioni radicalmente differenti.

Da una parte c’è la lettura secondo la quale, dopo il risultato che attribuiva a Chiara il Dna sui pedali, sarebbero arrivate due controanalisi negative che avrebbero imposto nuovi approfondimenti e che non finirono nel fascicolo.

Dall’altra c’è la ricostruzione di Capra: quelle analisi negative sarebbero precedenti e il 20 settembre rappresenterebbe soltanto la data di modifica informatica dei file.

Non è una sfumatura. È la differenza tra un risultato positivo successivamente messo in dubbio e un percorso di laboratorio nel quale, dopo alcuni tentativi falliti, gli analisti arrivarono infine a ottenere due profili completi.

La battaglia sui pedali è appena cominciata

Resta un altro punto che nessuna delle due letture può cancellare: saranno gli accertamenti della Procura di Pavia a dover ricostruire cosa accadde realmente, quale sia la corretta successione delle analisi e perché alcuni dati abbiano assunto soltanto oggi un peso così rilevante.

Capra, però, mette sul tavolo una ricostruzione destinata a pesare. E la sintetizza senza lasciare spazio a equivoci: «L’ultimo esito restituisce il Dna della vittima sulla bici di Alberto Stasi».

Quel dato, precisa lo stesso consulente, non dimostra da solo la colpevolezza di Stasi. Ma sul piano tecnico apre uno scontro durissimo sulla lettura dei raw data.

Diciannove anni dopo il delitto di Chiara Poggi, il caso Garlasco torna così ancora una volta dentro il laboratorio. Questa volta, però, sotto il microscopio non c’è soltanto il Dna. Ci sono le date dei file, le procedure seguite dal Ris e due ricostruzioni opposte che dovranno essere messe una di fronte all’altra.