Ucraina, l’algoritmo che decide chi colpire: a Zaporizhzhia le prime tre vittime di un drone killer guidato soltanto dall’IA

Ucraina, Zaporizhzhia

La guerra in Ucraina potrebbe aver superato una nuova frontiera. Non è più soltanto un uomo a comandare a distanza un drone e decidere quando colpire: ora può farlo un algoritmo. A Zaporizhzhia tre persone sarebbero diventate le prime vittime accertate di un drone russo guidato dall’intelligenza artificiale, capace di individuare autonomamente il proprio obiettivo e attaccarlo senza un intervento umano nella fase finale.

Lo ha ricostruito il New York Times, secondo quanto riportato dalla stampa italiana. Le vittime dell’attacco del 6 luglio sono Tetiana Bubynets, 19 anni, Oleksiy Svirin, 41, e Roman Karpiy, 48. La giovane studiava economia all’università e lavorava la sera per mantenersi agli studi.

Il loro nome potrebbe così legarsi a uno dei passaggi più inquietanti nella storia della guerra tecnologica: l’ingresso sul campo di battaglia di sistemi d’arma ai quali l’intelligenza artificiale consente non soltanto di raggiungere un bersaglio, ma anche di riconoscerlo e decidere di attaccarlo.

Il drone russo avrebbe scelto da solo il bersaglio

L’evoluzione nasce anche dalla guerra elettronica che domina il fronte ucraino. Russi e ucraini disturbano sistematicamente comunicazioni radio e navigazione satellitare, rendendo sempre più difficile controllare a distanza i droni tradizionali.

La risposta è stata affidare alle macchine una crescente autonomia. Gli algoritmi confrontano ciò che le telecamere vedono durante il volo con le immagini immagazzinate nella memoria e possono così orientarsi anche quando GPS e collegamenti con l’operatore vengono meno.

Il passaggio successivo cambia però completamente la natura dell’arma: il software impara a riconoscere l’obiettivo e può procedere autonomamente all’attacco.

Secondo la ricostruzione pubblicata, il drone russo che ha ucciso le tre persone a Zaporizhzhia apparteneva alla famiglia Molniya, velivoli relativamente semplici ed economici, dall’aspetto simile a piccoli aeroplani. Il sistema sarebbe stato programmato per individuare e colpire pompe e infrastrutture per il rifornimento di carburante.

Droni autonomi, sul fronte sono già centinaia

L’attacco non rappresenterebbe un esperimento isolato. Sul fronte ucraino opererebbero ormai centinaia di sistemi dotati di capacità basate sull’intelligenza artificiale e il loro numero potrebbe presto arrivare a migliaia.

Anche Kiev utilizza tecnologie analoghe. Alcuni sistemi impiegati dalle forze ucraine pattugliano autonomamente le vie di rifornimento russe alla ricerca di camion, autocisterne e altri mezzi logistici da attaccare.

La corsa tecnologica tra i due eserciti sta quindi trasformando il conflitto nel principale laboratorio mondiale delle armi autonome. Ogni contromisura produce una nuova generazione di droni e ogni innovazione riduce ulteriormente il ruolo dell’operatore umano.

Il punto cruciale non riguarda più soltanto come un drone raggiunga l’obiettivo. Riguarda chi decide che quello sia l’obiettivo da distruggere.

Nei rottami un chip Nvidia da poche centinaia di dollari

L’analisi dei resti del drone utilizzato a Zaporizhzhia ha aggiunto un elemento particolarmente significativo. All’interno del velivolo gli investigatori avrebbero trovato un sistema Jetson Orin prodotto da Nvidia, il gigante statunitense diventato uno dei protagonisti mondiali dell’intelligenza artificiale.

Si tratta di una piattaforma informatica che può costare poche centinaia di dollari e che Nvidia presenta per applicazioni destinate a sviluppatori, studenti, startup e progetti civili. Il suo ritrovamento dentro un drone russo mostra ancora una volta quanto sia difficile controllare la destinazione finale delle tecnologie commerciali avanzate.

Ed è proprio il costo relativamente basso a rendere lo scenario ancora più delicato: capacità che fino a pochi anni fa avrebbero richiesto sistemi militari sofisticatissimi possono essere integrate in velivoli economici e prodotti in grandi quantità.

La nuova frontiera: una macchina può decidere di uccidere?

L’attacco di Zaporizhzhia riporta così al centro una questione discussa da anni sul piano internazionale: fino a che punto può arrivare l’autonomia di un sistema d’arma? Un conto è utilizzare l’intelligenza artificiale per navigare, evitare ostacoli o continuare una missione quando vengono interrotte le comunicazioni. Un altro è delegare a un algoritmo l’identificazione del bersaglio e la decisione finale di attaccarlo.

La guerra in Ucraina rischia di trasformare quella che sembrava una discussione sul futuro in un problema del presente. E le tre vittime di Zaporizhzhia potrebbero segnare il momento in cui il «robot killer» ha smesso definitivamente di appartenere alla fantascienza.