L’ultima estate senza Bolkestein è già cominciata nel calendario dei balneari italiani. Salvo nuovi rinvii, il 2027 sarà l’ultimo anno del vecchio regime delle concessioni demaniali. Poi arriveranno le gare, le evidenze pubbliche, i bandi comunali e una partita che può cambiare per sempre il volto delle spiagge italiane.
Il conto alla rovescia riguarda soprattutto i Comuni costieri, chiamati a indire le procedure entro il 30 settembre 2027. Il termine potrà slittare al 31 marzo 2028 soltanto in presenza di oggettive motivazioni. Ma il settore si sta già muovendo, perché per migliaia di imprese non si tratta di una semplice scadenza amministrativa: in gioco ci sono aziende familiari, mutui, investimenti, posti di lavoro e pezzi interi di economia turistica.
Non solo stabilimenti: oltre mille concessioni da rimettere in gioco
Quando si parla di Bolkestein si pensa subito agli ombrelloni e agli stabilimenti balneari. Ma il perimetro è molto più largo.
«Quando si parla di concessioni demaniali non ci sono soltanto gli stabilimenti balneari, circa novecento in tutta la regione, ma i chioschi, i ristorantini, i posti barca, i capannoni presenti lungo la costa o nelle aree portuali, per un totale di oltre mille concessioni», spiega Mauro Mandolini, presidente regionale delle imprese balneari di Confartigianato.
La macchina amministrativa sarà enorme. Ogni Comune dovrà preparare i bandi, valutare le offerte, gestire eventuali contenziosi e applicare criteri il più possibile omogenei. Per evitare una giungla di regole diverse da spiaggia a spiaggia, il decreto in vigore dal 12 marzo ha affidato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il compito di predisporre un bando tipo da sottoporre alla Conferenza unificata.
«Il bando riconosca il lavoro fatto finora»
È proprio sul bando tipo che si concentra la speranza delle associazioni di categoria. «Ci auguriamo che il bando tipo riconosca il lavoro fatto finora», dice Mandolini. «Le concessioni sono sulla sabbia. Tutto quello che c’è sopra lo abbiamo creato noi».
Il punto è semplice: le spiagge non sono rimaste come lo Stato le ha date in concessione. Negli anni gli operatori hanno costruito servizi, stabilimenti, ristorazione, accoglienza, infrastrutture, accessibilità, lavoro stagionale e fidelizzazione turistica. Ora chiedono che i bandi tengano conto di quel valore, senza trasformare le gare in una corsa al rialzo dove vince soltanto chi dispone di capitali più forti.
Romano Montagnoli, presidente regionale del Sib Confcommercio, parla senza giri di parole di «cambiamento epocale». E aggiunge: «Ci aspettiamo il riconoscimento del valore dei nostri investimenti non ancora ammortizzati. Sono state cambiate le carte in tavola a partita iniziata. È troppo facile fare impresa dove qualcun altro ha investito il proprio futuro e quello della propria famiglia».
Il timore dei grandi gruppi e degli avventurieri
La preoccupazione principale riguarda l’arrivo di investitori strutturati, fondi, società create appositamente per partecipare alle gare e gruppi con una capacità economica irraggiungibile per molte imprese familiari.
«C’è chi ha ipotecato case e proprietà, chi paga mutui e ora rischia di non avere più la concessione», avverte Montagnoli. «Per la maggior parte delle imprese balneari, la concessione è l’unica fonte di sostentamento».
Il timore è che la liberalizzazione favorisca chi entra solo per fare business, senza conoscenza del territorio e senza la storia professionale di chi quelle spiagge le ha costruite pezzo dopo pezzo.
«Servono criteri utili a tenere lontani possibili avventurieri, come progetti di investimento seri e professionalità acquisite», insiste Montagnoli. Mandolini concorda: «Serve un quadro chiaro sui criteri di partecipazione alle gare, perché la chiarezza significa anche equità. Temiamo competitor di dubbia provenienza, che parteciperanno soltanto a scopo speculativo».
I balneari preparano la battaglia
Mentre si attende il bando tipo, gli operatori stanno già lavorando ai dossier. «Ogni concessionario ha iniziato a controllare tutta la documentazione, sta pensando al progetto da mettere in campo con professionisti come commercialisti e geometri, e valuta anche le spese da affrontare», spiega Mandolini. I costi preparatori possono andare da un minimo di 10mila euro a oltre 20mila, a seconda della dimensione della concessione.
Dopo vent’anni di rinvii, ricorsi e incertezze, la Bolkestein entra dunque nella sua fase decisiva. Per i balneari non si tratta più di discutere se le gare arriveranno, ma di capire come arriveranno. E soprattutto se il nuovo sistema riuscirà davvero ad aprire il mercato senza cancellare le imprese che hanno costruito il modello balneare italiano.







