L’Italia guarda al futuro tra l’eccellenza del Nord e il riscatto del Mezzogiorno

Gente che cammina 1

Il nuovo Rapporto Istat SDGs 2026 delinea un Paese a due velocità, dove le sfide ambientali e sociali si intrecciano con persistenti divari territoriali. L’andamento nazionale dell’Italia mostra un dinamismo incoraggiante ma insufficiente per garantire il raggiungimento di tutti i target. Analizzando le 243 misure statistiche di breve periodo (ultimo anno) molti indicatori risultano in miglioramento.

Nonostante i passi avanti in settori come le fonti rinnovabili e la riduzione delle disuguaglianze, persistono criticità significative legate all’istruzione, alla povertà e ai profondi divari territoriali tra Nord e Mezzogiorno.

A soli quattro anni dalla scadenza del progetto globale delle Nazioni Unite, l’Italia si trova a gestire una transizione che non è più un percorso lineare, ma una sfida complessa contro shock economici, criticità ambientali e divergenze sociali.

Il “caso Calabria”, tra vulnerabilità e segnali di speranza

L’analisi territoriale dell’Istat mette sotto i riflettori la Calabria, regione che incarna gran parte delle contraddizioni del Mezzogiorno italiano. All’interno del quadro “People” (Persone), la Calabria, insieme alla Campania, emerge per marcate criticità legate alla povertà (Goal 1). Mentre il Nord Italia si colloca stabilmente sopra la media nazionale per indicatori di benessere economico, la Calabria sconta ancora un ritardo strutturale che si riflette in una variabilità territoriale tra le più ampie del Paese. Calabria, Campania e Molise sono indietro in termini di progressi digitali.

Tuttavia, il rapporto 2026 non dipinge solo tinte fosche. Un dato significativo riguarda la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale: sebbene il Mezzogiorno presenti un’incidenza (38,4%) quasi tripla rispetto al Nord (13,1%), si registrano miglioramenti proprio in Calabria e Molise nel corso del 2025. È un segnale di resilienza che, pur non annullando il divario, indica una direzione di marcia positiva in ambiti di estrema fragilità.

L’Italia verso il 2030, un bilancio in chiaroscuro

Uscendo dal focus regionale, l’andamento nazionale dell’Italia mostra un dinamismo incoraggiante ma insufficiente per garantire il raggiungimento di tutti i target. Analizzando le 243 misure statistiche di breve periodo (ultimo anno), emerge che il 51% degli indicatori è in miglioramento. Un dato che sale al 53,8% se si guarda all’ultimo decennio.

People e Prosperity confermano il dualismo territoriale a svantaggio del Mezzogiorno. Regioni come l’Emilia-Romagna, la Valle d’Aosta e la Provincia Autonoma di Bolzano eccellono per bassi rischi di povertà e alti tassi di occupazione.

Il Goal 17 (Partnership) è l’unico obiettivo che registra avanzamenti per tutte le misure considerate nell’ultimo anno.

Si osserva un’attenuazione delle disuguaglianze distributive (Goal 10) e una riduzione del rischio di povertà o esclusione sociale, sceso al 22,6% nel 2025 grazie alla crescita occupazionale. Nel 2025, la quota di giovani (18-24 anni) che abbandonano prematuramente gli studi è scesa all’8,2%, superando in anticipo il target europeo per il 2030, fissato al 9%). In Italia l’agricoltura diventa sempre più sostenibile: le coltivazioni biologiche continuano a crescere, superando il 20% della superficie agricola utilizzata, portando il nostro Paese ai vertici del settore in Ue.

Sul piano delle criticità, nonostante il calo degli abbandoni scolastici, preoccupa il deterioramento delle competenze degli studenti in italiano e matematica, che si allontanano dai valori pre-pandemici. Il consumo di suolo (Goal 15, Vita sulla terra) continua a frammentare il territorio (42,4% con grado elevato o molto elevato), rendendo più vulnerabili gli ecosistemi. Il Goal 16 (Pace e Giustizia) evidenzia che peggiorano la rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e aumenta l’affollamento carcerario.

Il confronto con l’Europa

A livello internazionale, il posizionamento dell’Italia rispetto all’UE27 è migliorato parzialmente dal 2015. Se dieci anni fa il 54% degli indicatori vedeva l’Italia in svantaggio, nel 2025 questa quota è scesa al 49%. L’Italia brilla nel Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), dove tutti gli indicatori sono migliori della media europea, posizionando il Paese come uno dei più virtuosi nel tasso di utilizzo circolare dei materiali (21,6%). Tuttavia, rimangono forti ritardi nell’intensità di ricerca e sviluppo (1,37% del Pil contro la media UE del 2,26%) e in diversi indicatori legati al mercato del lavoro e alla lotta al cambiamento climatico.