Garlasco, De Rensis cambia strategia: «Non solo revisione, andremo fino in fondo su ogni atto». Il caso degli “smemorati”

Sul delitto di Garlasco l’ombra di Ignoto 2

La difesa di Alberto Stasi alza il tiro. Se fino a oggi il principale obiettivo sembrava essere la richiesta di revisione della condanna definitiva, adesso Antonio De Rensis annuncia una strategia ancora più ampia: analizzare e contestare, uno per uno, tutti gli atti che hanno portato alla condanna dell’unico colpevole, almeno secondo le sentenze passate in giudicato, per l’omicidio di Chiara Poggi. Il legale non usa mezzi termini e spiega che la battaglia non riguarderà soltanto la revisione del processo, ma tutto ciò che ruota attorno all’indagine.

«L’avvocato Giada Bocellari è stata chiarissima: la difesa Stasi non lavorerà soltanto per la revisione, ma andrà fino in fondo anche su tutto ciò che è stato sopra, sotto, avanti e indietro a ogni singolo atto. Riteniamo che l’indagine che ha portato a un processo e poi a una condanna presenti elementi che non possono essere liquidati come un semplice pasticcio».

«Il pasticcio si fa in cucina»

Per De Rensis il termine utilizzato da qualcuno per descrivere quanto emerso nelle ultime settimane è del tutto inadeguato. «Il pasticcio si fa in cucina. Qui stiamo parlando di altro. Se durante un interrogatorio un verbale viene interrotto tre volte e questo non viene riportato al pubblico ministero, non è un pasticcio: è una grave irregolarità».

Il riferimento è all’interrogatorio di Andrea Sempio e alla ricostruzione, più volte evocata dalla difesa di Stasi, secondo cui il verbale sarebbe stato sospeso in diverse occasioni senza che tale circostanza venisse riportata nella documentazione ufficiale. Secondo De Rensis, un verbale deve rappresentare «la fotografia fedele di quanto è realmente accaduto» e qualsiasi omissione merita di essere approfondita.

Gli “smemorati” dell’inchiesta

Uno dei passaggi più duri riguarda poi le testimonianze rese negli ultimi mesi da alcuni protagonisti della prima indagine, caratterizzate da numerosi «non ricordo». Con il consueto tono ironico, De Rensis parla di una vera e propria “tuta da astronauta” che, dice, è costretto a indossare quando si trova davanti a situazioni che definisce «extraterrene».

Nel mirino finisce soprattutto l’ex colonnello dei carabinieri Gennaro Cassese. «Ho visto il colonnello Cassese commentare il suo interrogatorio pieno di “non ricordo”. Mi ha colpito la severità con cui qualcuno ha giudicato il procuratore aggiunto Civardi quando gli ha chiesto se soffrisse di qualche patologia che potesse compromettere la memoria. Era evidente che fosse una battuta dettata dallo sconforto».

Il legale sottolinea però come alcuni ricordi sembrino invece essere rimasti molto nitidi. «Ci sono cose che il colonnello Cassese ricorda perfettamente, soprattutto quando riguardano Alberto Stasi. Altre, invece, sembrano completamente svanite».

Il nodo dei verbali contemporanei

Tra gli aspetti che la difesa considera più delicati c’è anche la contemporaneità di alcuni interrogatori.

De Rensis ricorda che il verbale di Andrea Sempio iniziò alle 10.30 e terminò alle 14.40, mentre nello stesso arco temporale vennero sentiti anche Alessandro Biasibetti e Mattia Capra.

«Mi devono spiegare come sia stato possibile sentire tre persone praticamente nello stesso momento. A questa domanda qualcuno dovrà dare una risposta. Credo che la Procura e il Comando di via Moscova approfondiranno anche questo aspetto».

«Rispetto per tutte le Procure»

Il legale interviene anche sulle critiche rivolte negli ultimi mesi alla Procura di Pavia. «Non ho mai visto un attacco così feroce nei confronti di una Procura della Repubblica. Ricordo che i magistrati rappresentano lo Stato. Se rispettiamo la sentenza che ha condannato Alberto Stasi perché pronunciata dallo Stato, dobbiamo rispettare anche il lavoro della Procura di Pavia, che dello Stato fa parte».

Parole che confermano come la strategia della difesa sia ormai destinata ad andare ben oltre la sola revisione del processo. L’obiettivo, spiega De Rensis, è verificare ogni passaggio dell’indagine che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, distinguendo quelli che definisce semplici errori da quelle che ritiene possibili irregolarità da approfondire nelle sedi competenti.