Trump rompe il cessate il fuoco con l’Iran: escalation in piena riunione Nato

Donald Trump

Mercoledì mattina, mentre a Istanbul i ministri della NATO cercavano di tenere insieme una linea comune sulla crisi mediorientale, Donald Trump ha deciso di stracciare — almeno a parole — il fragile pre‑accordo firmato a giugno con l’Iran.

«Per me il cessate il fuoco è finito. Non voglio più avere a che fare con loro», ha detto, definendo la leadership iraniana «cattiva, violenta» e liquidando i negoziati come «una perdita di tempo».

“Iraniani cattivi e violenti”

Parole che suonano come una rottura, anche se lo stesso Trump, pochi minuti dopo, ha lasciato aperta la porta a nuovi colloqui. Ambivalenza pura, mentre sul terreno la situazione precipita.

Le dichiarazioni arrivano all’indomani di uno degli episodi più gravi dall’inizio della tregua: tre petroliere attaccate nello Stretto di Hormuz, un gesto che Teheran non ha rivendicato ma che porta chiaramente la sua firma.

La risposta americana è stata immediata e massiccia: il CENTCOM ha colpito oltre 80 obiettivi in Iran, dai sistemi di difesa ai radar, fino a più di 60 imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione. Esplosioni sono state segnalate anche nell’area di Bushehr, dove sorge una centrale nucleare.

L’Iran accusa: violato il preaccordo

Teheran accusa Washington di aver violato il pre‑accordo. E mercoledì mattina i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver colpito obiettivi statunitensi in Bahrein e Kuwait. La base di Sheikh Isa, secondo l’Iran, sarebbe stata centrata; il Kuwait parla invece di missili e droni intercettati senza danni. Intanto gli Stati Uniti hanno cancellato la sospensione di 60 giorni delle sanzioni sul petrolio iraniano, un altro segnale di irrigidimento.

Il tutto mentre i negoziati erano stati congelati per i funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso a febbraio in un bombardamento israeliano. Un contesto già incandescente, aggravato dal fatto che lo stretto di Hormuz — da marzo sotto controllo iraniano — è diventato la leva negoziale di Teheran: rotte ridotte, pedaggi imposti, minacce alle navi che non seguono le indicazioni del regime.

Le tre petroliere attaccate martedì sarebbero finite nel mirino proprio per aver tentato di attraversare il passaggio senza “concordare i termini”. Il pre‑accordo del 17 giugno, nato per fermare la guerra, sembra oggi un documento sbiadito. Ogni giorno che passa, la spirale di attacchi e contro‑attacchi rende più difficile immaginare un ritorno alla diplomazia. E le parole di Trump, pronunciate nel cuore della NATO, rischiano di accelerare una crisi che già corre da sola.