Se Beautiful dovesse mai davvero esaurire matrimoni, divorzi, tradimenti, ritorni di fiamma e figli segreti, basterebbe trasferire la troupe al G7 di Evian e puntare le telecamere su Giorgia Meloni e Donald Trump. Perché la storia tra la premier italiana e il presidente americano ha ormai tutti gli ingredienti della grande soap politica: l’attrazione iniziale, la complicità ostentata, la frattura improvvisa, il silenzio gelido, la scenata dell’innamorato ferito e poi, naturalmente, la reunion davanti a tutti. Altro che Brooke e Ridge. Qui siamo già alla versione geopolitica, con i dazi al posto dei diamanti, l’Iran al posto delle corna e la Nato come terapia di coppia.
La scena madre arriva in un momento di pausa del vertice. Giorgia Meloni si intrattiene con Trump, Friedrich Merz e Antonio Costa. È proprio il presidente del Consiglio europeo a infilare il dito nella ferita con una battuta da sceneggiatore consumato: «Siete di nuovo amici?». Meloni sorride e risponde pronta: «Siamo sempre stati amici». A quel punto Trump, che quando sente odore di melodramma non si tira mai indietro, si prende la scena e replica con tono da uomo ferito: «Sono stato abbandonato». Lei ride, si schermisce, prova a minimizzare: «No, non è vero». E in quei pochi secondi c’è più materiale narrativo che in dieci comunicati diplomatici.
Il ritorno di fiamma al G7 di Evian
La forza della scena sta proprio nella sua ambiguità. Palazzo Chigi può spiegare quanto vuole che si sia trattato di un semplice chiarimento, di un momento utile a rimettere ordine nei rapporti, di un passaggio necessario tra due alleati. Ma il video racconta anche altro. Racconta i sorrisi, il linguaggio del corpo, il ditino di Meloni puntato verso Trump come in un rimprovero affettuoso, l’espressione del presidente americano meno spavalda del solito, quasi costretto per una volta a recitare la parte di quello che ha sofferto. E racconta pure lo sguardo di Merz, involontario spettatore di una scena in cui sembrava capitato per caso al tavolo di una coppia al ristorante durante il chiarimento finale.
Il problema è che la scenetta arriva dopo mesi tutt’altro che teneri. La relazione politica tra Meloni e Trump si era raffreddata in modo brusco, soprattutto dopo lo strappo di aprile, quando il presidente americano aveva scaricato sull’alleata italiana accuse pesantissime per il mancato sostegno nella partita sull’Iran. «Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo. È inaccettabile», aveva fatto filtrare il tycoon. Tradotto dal diplomatico al linguaggio di Beautiful: Ridge aveva tolto l’anello, sbattuto la porta e giurato che questa volta Brooke aveva davvero passato il limite.
Le vecchie ferite non spariscono con una risata
Da allora niente messaggi, niente telefonate, niente vera ricucitura. I due alleati sovranisti, che per mesi si erano cercati e riconosciuti come parte della stessa famiglia politica, avevano interrotto le comunicazioni. Meloni, del resto, non poteva permettersi di apparire troppo schiacciata su un Trump diventato ingombrante per l’opinione pubblica europea e italiana, soprattutto dopo la guerra con l’Iran e le sue conseguenze. Trump, dal canto suo, non ha mai avuto particolare pazienza con chi non lo segue fino in fondo. Il risultato è stato un gelo lungo, poco raccontato ma molto pesante.
Per questo il siparietto di Evian non va liquidato come una semplice battuta. In politica le immagini contano e questa immagine dice che il rapporto non è morto. Ferito, sì. Complicato, certamente. Ma ancora utile a entrambi. Meloni ha bisogno di tenere aperto il canale con Washington, soprattutto in una fase in cui l’Italia prova a presentarsi come ponte tra Stati Uniti ed Europa. Trump ha bisogno di interlocutori europei che non gli siano apertamente ostili e che possano aiutarlo a non trasformare ogni vertice internazionale in una rissa da saloon. Insomma, nessuno dei due può permettersi davvero di chiudere.
Dazi, Nato e Iran: la soap ha ancora molti colpi di scena
Il ritorno del sorriso, però, non cancella i problemi. Restano i dazi, restano le tensioni sulle spese militari, resta l’incognita del prossimo summit Nato del 7 luglio, dove l’Italia arriverà senza aver completato tutti i compiti sui finanziamenti alla Difesa. E resta soprattutto la domanda che a Palazzo Chigi nessuno può ignorare: quanto durerà questa fase morbida di Trump prima della prossima sfuriata? Perché il presidente americano è fatto così. Un giorno ti lusinga, il giorno dopo ti accusa di averlo tradito. Oggi sospira «sono stato abbandonato», domani potrebbe tornare agli ultimatum.
Meloni, intanto, prova a orientare la narrazione. Non vuole che mesi di tensioni, accuse e distanze vengano archiviati come una pacca sulla spalla e un sorriso complice. Per questo le fonti italiane insistono sul «momento di chiarimento» e sulla necessità di «tenere unito l’Occidente». Durante il vertice, la premier ribadisce anche la linea sull’Ucraina: la fermezza occidentale resta decisiva per convincere Vladimir Putin a impegnarsi seriamente in un negoziato di pace e l’obiettivo deve essere un confronto diretto tra Zelensky e Putin. Una posizione che, almeno in questa fase, coincide con il nuovo atteggiamento di Trump, tornato a evocare possibili sanzioni sul petrolio russo.
Brooke e Ridge in salsa geopolitica
Così la telenovela continua. Giorgia e Donald si sono rivisti, hanno sorriso, si sono punzecchiati, hanno fatto capire che qualcosa si può ricucire ma che la fiducia non è ancora tornata davvero. Lei deve mostrarsi autonoma senza perdere la sponda americana. Lui deve dimostrare di non essere stato lasciato solo senza ammettere di aver bisogno degli europei. In mezzo, l’Occidente prova a usare la diplomazia come consulente matrimoniale, sperando che almeno questa volta la coppia non si rimetta a litigare davanti agli ospiti.
Il bello, o il guaio, è che non siamo all’ultima puntata. Siamo solo a un nuovo episodio. Dopo Evian arriverà la Nato, poi i dossier commerciali, poi l’Iran, poi l’Ucraina, poi l’ennesima dichiarazione improvvisa di Trump capace di ribaltare tutto in un pomeriggio. Brooke e Ridge ci hanno messo quasi quarant’anni a capire che lasciarsi davvero era impossibile. Giorgia e Donald, in fondo, sono ancora alla prima stagione. Ma promette già benissimo.







