Tra qualche mese, al posto del gigantesco ritratto a olio del Cavaliere – doppiopetto impeccabile, sorriso morbido, posa da anfitrione – potrebbe esserci un banco di surgelati o la promozione del giorno: passata a 69 centesimi, tris di mozzarelle a 1,19. È il destino dell’hangar di viale Monte Rosa, Arcore, l’ex tempio della collezione privata di Silvio Berlusconi, destinato a sparire per lasciare spazio a un nuovo punto vendita Eurospin.
Dalle visite di ministri alle offerte a 99 centesimi
Un cambio di scena radicale: dalle visite di ministri e imprenditori che passeggiavano tra migliaia di quadri e sculture, alla spesa a prezzi contenuti con ampio parcheggio. «Sono sicuro che al presidente non avrebbe fatto piacere. Un discount al posto della sua collezione da 25mila opere», racconta al Corriere della Sera Lucas Vianini, l’ex allestitore della quadreria, che per anni ha vissuto a Villa Gernetto prima di tornare sul Garda, dove oggi lavora alla pubblicazione di un libro su Renata Tebaldi.
Tutte le opere acquistate alle televendite notturne
Le opere, frutto di acquisti compulsivi alle televendite notturne, sarebbero già state portate via. Non materiale da vernissage, certo, ma nemmeno un semplice accumulo. «C’erano dipinti di valore museale, ma la quadreria non voleva essere una collezione nel senso classico. Era una visione, un allestimento enorme diviso per generi: nature morte, scene religiose, mitologia, ritratti storici, riproduzioni di capolavori. Chiunque poteva farsi un’idea di base della storia dell’arte. Non era aperta al pubblico, ma l’intenzione era renderla fruibile. Aveva una valenza quasi pedagogica», spiega Vianini.
Berlusconi amava autocelebrarsi
Più che una raccolta, una scenografia: la rappresentazione plastica dell’autocelebrazione berlusconiana. «In quelle sale c’erano le sue passioni», dice. Le vedute delle città del cuore – Milano, Napoli, Parigi, Positano – i condottieri, gli animali, i gladiatori, i paesaggi assolati. «Uno studio antropologico sul potere», lo definisce. E ricorda le telefonate: «Mi diceva: “C’è da aprire la quadreria”. I visitatori rimanevano colpiti.
La mitologia berlusconiania si dissolve
E poi gli imprenditori, chiamati a valutare i pezzi. «Chiedeva quanto avrebbero pagato un certo quadro. Dopo la risposta, lui, che aveva speso molto meno, mi diceva: “Visto che affare che ho fatto?”».
Ora quell’universo non c’è più. Al suo posto arriveranno carrelli, scaffali e offerte lampo. La mitologia berlusconiana, come la definisce Vianini, si dissolve. Resta solo il ricordo di un hangar che voleva essere museo, e che presto diventerà un supermercato.







