Fabrizio Corona si prende la scena e rilancia: la prossima puntata di Falsissimo sarà dedicata ad “Arbitropoli”. Promette rivelazioni “che faranno saltare dalla sedia”, chiama in causa anche Napoli e Conte, e torna a muoversi su quel terreno che conosce bene, fatto di anticipazioni, provocazioni e verità tutte da verificare.
Il punto, però, è un altro. A che punto siamo davvero con l’inchiesta? E soprattutto: quanto di quello che circola fuori dalle procure trova riscontro nelle carte ufficiali?
L’inchiesta su Rocchi: cosa c’è davvero
Il 25 aprile 2026 la Procura di Milano ha notificato un avviso di garanzia a Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e B, per concorso in frode sportiva. Con lui si sono autosospesi anche il supervisore Var Andrea Gervasoni e altri coinvolti nel fascicolo. L’Aia ha nominato Dino Tommasi designatore ad interim.
Gli indagati, allo stato attuale, sono cinque e tutti appartenenti al mondo arbitrale: Rocchi, Gervasoni, l’assistente Daniele Paterna e due addetti alla sala Var, Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. Nessun dirigente di club risulta iscritto nel registro degli indagati.
Eppure l’accusa, per sua natura, apre una domanda inevitabile: il concorso in frode sportiva presuppone più soggetti. Rocchi con chi avrebbe agito? Da solo? È questo il nodo centrale che tiene aperta l’indagine.
Le intercettazioni e le designazioni “gradite”
Il cuore del fascicolo è un’intercettazione ambientale registrata a San Siro il 2 aprile 2025. In quella conversazione Rocchi parla delle designazioni arbitrali in relazione all’Inter. Secondo quanto emerge, Andrea Colombo sarebbe stato considerato un arbitro “gradito” ai nerazzurri e designato per Bologna-Inter del 20 aprile.
Al contrario, Daniele Doveri sarebbe stato ritenuto “poco gradito” e dirottato sulla semifinale di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile, evitando così un impiego in gare più sensibili.
Dai verbali emergerebbe una consapevolezza diffusa tra gli arbitri sulle dinamiche delle designazioni. Trenta direttori di gara sono stati sentiti dal pm per ore, rispondendo su singoli episodi e decisioni.
Il nome di Schenone e i contatti vietati
Nelle intercettazioni compare anche Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter dal 2020. Una figura chiave, perché il regolamento dell’Aia vieta contatti diretti tra il designatore e il club manager: tutto dovrebbe passare attraverso i canali ufficiali della Commissione nazionale arbitri.
Il suo nome, dunque, rappresenta uno degli elementi più delicati dell’indagine. Ma anche in questo caso, al momento, non ci sono iscrizioni nel registro degli indagati che riguardino dirigenti di club.
Le partite sotto osservazione
Nel fascicolo finiscono alcune partite della stagione 2024/25: Bologna-Inter, la semifinale Inter-Milan di Coppa Italia, Udinese-Parma e Salernitana-Modena di Serie B. Episodi diversi, ma un filo comune: le designazioni arbitrali e le eventuali pressioni sul Var, in particolare su decisioni come l’assegnazione o meno di un rigore.
La difesa e il nodo dell’interrogatorio mancato
Rocchi non si è presentato all’interrogatorio. Una scelta che pesa. Il suo legale ha contestato l’impianto accusatorio: «Contestano un concorso di più persone ma non dicono chi sono gli altri». Un passaggio chiave, perché proprio durante l’interrogatorio il pm sarebbe stato costretto a chiarire eventuali altri nomi coinvolti.
Perché Rocchi ha scelto di non presentarsi? È una delle domande che restano senza risposta.
Cosa può succedere ora
Le indagini preliminari potranno proseguire fino a novembre 2026. La chiusura degli atti non è attesa prima della fine dell’anno. Solo dopo si muoverà la giustizia sportiva: la Procura federale Figc potrà intervenire solo a fascicolo penale chiuso.
Ad oggi nessun club è indagato. Ma se emergesse una responsabilità oggettiva, le sanzioni potrebbero essere pesanti: penalizzazioni in classifica, fino alla retrocessione. Uno scenario ancora lontano, ma teoricamente possibile.
Corona, le “bombe” e la realtà dei fatti
In questo quadro si inserisce Fabrizio Corona, che annuncia rivelazioni per l’11 maggio, parlando di coinvolgimenti anche del Napoli e di Antonio Conte. Ma allo stato attuale si tratta di dichiarazioni prive di riscontro nelle carte della Procura.
Ed è qui che si gioca la partita più delicata. Da una parte l’inchiesta giudiziaria, fatta di atti, intercettazioni, verbali e tempi lunghi. Dall’altra il racconto mediatico, che corre veloce e spesso anticipa scenari che devono ancora trovare conferma.
Nel mezzo, una domanda che resta aperta: l’indagine si fermerà al mondo arbitrale o si allargherà davvero oltre?
Per ora, la risposta è una sola. Tutto il resto, comprese le “bombe” annunciate, è ancora fuori dal perimetro delle carte.







