Vannacci tallona la Lega, nel Carroccio esplode la rivolta del Nord contro Salvini: spunta il nome di Zaia e slitta il redde rationem

Roberto Vannacci

La fotografia più simbolica della crisi che attraversa la Lega è comparsa a Milano, davanti all’Arena Civica. Uno striscione semplice ma eloquente: «Grazie Matteo, ma ora Zaia segretario». In altri momenti sarebbe forse passato inosservato. Oggi, invece, rappresenta l’ennesimo segnale di un malessere che dal Nord, e in particolare dalla Lombardia, sta stringendo sempre più d’assedio Matteo Salvini.

La coincidenza con l’ultimo sondaggio Swg per il TgLa7, che accredita il movimento di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, al 5,3%, esattamente come la Lega, rende il quadro ancora più delicato. Per la prima volta il generale che fino a pochi mesi fa era considerato un alleato scomodo viene percepito da una parte del Carroccio come una minaccia diretta alla sopravvivenza politica del partito.

Fontana rompe gli indugi

A dare voce al malessere è stato soprattutto il presidente della Lombardia Attilio Fontana, uno dei dirigenti più rappresentativi dell’ala nordista. Le sue parole hanno il sapore di una critica diretta alla gestione Salvini e alla scelta di aver favorito l’ascesa politica del generale Vannacci.

«È stato un errore non rendersi conto del pericolo che rappresentava anche per il nostro movimento. Io non credo che la presenza del generale Vannacci e dei suoi valori siano compatibili con i nostri valori». Fontana chiede un cambio di passo e rifiuta l’idea che il partito possa limitarsi a gestire l’esistente. «Abbiamo intenzione di dare una sferzata alle politiche per i territori più produttivi del nostro Paese messe da parte dalla Lega».

Il governatore lombardo invoca una Lega che «torni a fare la Lega», tornando a essere quel «sindacato del territorio» che, secondo molti militanti, si sarebbe progressivamente smarrito. Allo stesso tempo, però, smentisce categoricamente le ipotesi di una frattura irreparabile. «Nessuno di noi ha intenzione né di fare un nuovo partito né di staccarsi dalla Lega».

L’ombra di Zaia e la partita del Nord

Il nome attorno al quale ruotano le aspettative di chi chiede una svolta resta quello di Luca Zaia. Il governatore veneto è diventato il punto di riferimento di quanti immaginano un riequilibrio interno del partito.

Le formule sul tavolo cambiano di giorno in giorno. C’è chi immagina Zaia vicesegretario unico, chi vorrebbe affidargli una sorta di delega speciale per il Nord e chi spinge addirittura per una macroregione politica che riunisca i territori settentrionali sotto la sua guida.

Le ipotesi si susseguono senza che, almeno per ora, si arrivi a una sintesi. Anche per questo il Consiglio federale che avrebbe dovuto segnare il chiarimento interno è stato rinviato. Ufficialmente per impegni concomitanti di alcuni protagonisti, tra cui lo stesso Zaia e Massimiliano Fedriga. In realtà, dietro lo slittamento ci sarebbe la mancanza di un accordo sulle future geometrie del partito.

Salvini sarebbe disposto a nominare Zaia vicesegretario unico, ma senza concedergli quei poteri e quella autonomia economica richiesti dai sostenitori del governatore veneto.

Guidesi e la nuova generazione leghista

Nel dibattito interno si inserisce anche Guido Guidesi, assessore lombardo allo Sviluppo economico e figura emergente della nuova classe dirigente leghista. Secondo Guidesi, è necessario valorizzare i tanti amministratori locali cresciuti nel territorio. «Massimiliano Fedriga e Alberto Stefani. La loro immagine e la loro età anagrafica ci consentono di guardare al futuro».

Dietro queste parole, molti leggono un messaggio preciso: il tempo del rinnovamento sarebbe ormai arrivato e la Lega dovrebbe iniziare a costruire una nuova classe dirigente capace di raccogliere il testimone della generazione storica.

Salvini prova a blindare il partito

Nonostante le difficoltà, Matteo Salvini non sembra intenzionato a farsi mettere all’angolo. Il leader leghista starebbe lavorando alla creazione di un nuovo organismo ristretto incaricato di ricucire i rapporti con i territori e con le diverse anime del movimento. Un’iniziativa che, però, viene giudicata insufficiente dai suoi critici.

Nel frattempo Salvini continua a coltivare anche il rapporto con il mondo produttivo. A Milano ha partecipato alla cena organizzata alle Officine del Volo, insieme al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a Giuseppe Valditara e a numerosi dirigenti del partito. Una presenza interpretata da molti come il tentativo di mostrare che il segretario resta ancora il punto di riferimento del Carroccio e delle sue relazioni economiche.

La presenza di Giorgetti, storico esponente dell’ala lombarda, viene letta anche come un tentativo di contenere le tensioni e impedire che il malcontento si allarghi ulteriormente.

Vannacci alle calcagna e il sogno del Viminale

Ad aggravare la situazione c’è la crescita di Roberto Vannacci. Il pareggio nei sondaggi tra Lega e Futuro Nazionale rappresenta un campanello d’allarme che nessuno, nel Carroccio, può permettersi di ignorare.

La prospettiva che il generale continui a crescere preoccupa soprattutto i dirigenti del Nord, convinti che una parte dell’elettorato storico stia progressivamente spostandosi verso il nuovo movimento.

Nel frattempo Salvini continua a coltivare il progetto di un ritorno al Viminale. Nel prossimo fine settimana la Lega sarà in piazza in tutte le province emiliane con lo slogan «Salvini agli Interni senza paura».

Ma mentre il segretario guarda al ministero dell’Interno, all’interno del partito aumenta la sensazione che la battaglia più difficile sia ormai quella per conservare la leadership del Carroccio.