Le Amministrazioni pubbliche dovranno verificare che i liberi professionisti siano in regola con gli obblighi fiscali e previdenziali prima di effettuare il saldo delle fatture. Nel caso non lo siano dovranno segnalarne la posizione all’Agenzia delle Entrate – Riscossione.
La somma prevista in parcella finirà direttamente nelle casse dell’Erario qualora emerga un debito iscritto a ruolo di importo pari o superiore a 5mila euro. Calcolata la differenza tra il debito da saldare e il compenso ricevuto, al professionista verranno versate le somme residue.
La novità nel decreto fiscale
Lo prevede il meccanismo introdotto con l’ultima legge di bilancio ed integrato con il decreto fiscale n.38 del 2026. Il conteggio per il recupero degli importi non pagati verrà fatto sul totale cumulato: più cartelle di piccolo importo che sommate insieme arrivino o superino i 5mila euro costituiranno motivo di trattenuta.
Il vecchio sistema basato sulla sospensione temporanea dei pagamenti sopra i 5.000 euro cede dunque il passo a un automatismo molto più rigido. Non ci sarà il blocco totale del mandato di pagamento, ma solo la trattenuta della somma dovuta all’Erario che sarà versata all’agente della riscossione.
Le trattenute dirette
La trattenuta diretta scatta soltanto se la morosità complessiva del lavoratore autonomo raggiunge o supera i 5.000 euro. Mentre per le imprese il controllo scatta solo su fatture superiori a 5.000 euro, per i professionisti la verifica della posizione fiscale avverrà su qualsiasi parcella, a prescindere dal suo ammontare, anche per cifre inferiori.
Le nuove regole si applicano a tutti i mandati di pagamento emessi dal 15 giugno 2026 anche se riferiti a prestazioni svolte in mesi anche di molto antecedenti a questa data. Sono escluse da controlli e trattenute le cartelle per le quali è in corso un piano di rateizzazione e quelle oggetto di sospensione. In questi casi la Pubblica amministrazione non effettuerà alcuna trattenuta e il compenso verrà liquidato per intero.
Compensi e prestazioni professionali
Questo nuovo meccanismo si applica a tutti i soggetti che percepiscono compensi classificabili come redditi di lavoro autonomo e che svolgono prestazioni per conto di enti pubblici. La misura ha una portata molto ampia e interessa tutte le categorie professionali che collaborano a vario titolo con lo Stato: dagli avvocati (inclusi i compensi per il gratuito patrocinio) ai consulenti tecnici d’ufficio, fino a ingegneri, architetti e commercialisti.







