La Procura di Milano boccia senza appello la nuova offerta di Glovo per i 40 mila ciclofattorini italiani. Nonostante la promessa di portare le tariffe a 14 euro l’ora e 3 euro a consegna, il pm Paolo Storari considera l’aumento un “cavallo di Troia”. L’accusa principale riguarda la gestione opaca dell’algoritmo e il concetto di «tempo effettivo calmierato», un sistema di tetti massimi statistici che finirebbe per decurtare in media tre ore di lavoro ogni dieci prestati.
L’impatto dell’algoritmo sui compensi
I dati analizzati dagli amministratori giudiziari sui numeri forniti all’Antitrust indicano che, su oltre un milione di ore lavorate, circa 343 mila non sarebbero state riconosciute né pagate, impedendo a più della metà dei rider di raggiungere la soglia retributiva promessa. Per questo la Procura ha chiesto al gip Roberto Crepaldi di rigettare la fine del controllo giudiziario istituito a febbraio per violazione dell’articolo 36 della Costituzione sulla dignità del salario. Forte dei recenti strumenti del decreto Meloni, la magistratura intende costringere l’azienda a svelare il funzionamento dell’algoritmo e ad assumere con contratto di lavoro subordinato almeno la fascia dei lavoratori para-professionali, arrestando un’evasione contributiva stimata in 38 milioni di euro in tre anni.
Sicurezza e tutele
Le tensioni sulle condizioni contrattuali si intrecciano con quelle sulle tutele pratiche dei lavoratori. Una storica ordinanza del Tribunale di Torino, firmata dalla giudice Sonia Salvatori della Quinta Sezione Lavoro e passata in giudicato dopo il ricorso del rider 36enne Stanley Ibharoga (colto da malore per il caldo a giugno), ha imposto a Foodinho-Glovo precisi obblighi di protezione. La società dovrà fornire creme solari, occhiali con filtri UV, mascherine anti-smog, abbigliamento impermeabile e traspirante, oltre a garantire luoghi di riparo in caso di maltempo estreme, soste obbligatorie con alte temperature e convenzioni con i locali per l’uso dei servizi igienici.
La difesa dell’azienda
Glovo, difesa dagli avvocati Francesco D’Alessandro e Pasquale Annicchiarico, esprime forte sorpresa per l’atteggiamento della Procura di Milano, ricordando di aver già messo sul piatto 12 milioni di euro all’anno per gli adeguamenti economici. La società ribadisce la natura autonoma delle prestazioni dei fattorini, ritenute meglio retribuite rispetto ai contratti nazionali di settore come quello della logistica. In attesa del pronunciamento del giudice, i vertici della piattaforma lanciano un ultimatum chiaro: l’obbligo di assunzione rappresenterebbe un modello economicamente insostenibile, di fronte al quale l’azienda preferirà abbandonare definitivamente il mercato italiano.







