Ranucci, il messaggio inquietante di Lavitola tre mesi prima della bomba: «Stanotte ti ho sognato e non stavi bene»

SIgfrido Ranucci, conduttore della trasmissione Report Rai 3, ospite della trasmissione ‘otto e mezzo’ condotta da Lilly Gruber in onda su La7 a Roma, Martedì 07 Aprile 2026 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Sigfrido Ranucci, host of the Rai 3 program Report, guest of the program ‘otto e mezzo’ hosted by Lilly Gruber broadcast on La7 in Rome, Tuesday April 07 2026 (foto by Mauro Scrobogna / LaPresse)

«Stanotte ti ho sognato. E non stavi bene». È il 31 luglio 2025 quando Valter Lavitola invia questo messaggio a Sigfrido Ranucci. Mancano meno di tre mesi al 16 ottobre, quando una bomba esploderà davanti all’abitazione del conduttore di Report a Pomezia, danneggiando le automobili della sua famiglia.

Riletto oggi, alla luce dell’inchiesta della Procura di Roma e della confessione con cui Lavitola ha ammesso il proprio ruolo nell’attentato, quel WhatsApp assume inevitabilmente un significato inquietante. Ma saranno i magistrati a dover stabilire quale. Il messaggio fa parte della fitta rete di comunicazioni tra i due uomini acquisita dagli investigatori. Telefonate e WhatsApp che diventano particolarmente frequenti proprio nei mesi precedenti all’esplosione.

Ranucci e Lavitola, quei messaggi prima dell’attentato

Il rapporto tra i due era strettissimo. Ranucci ha definito Lavitola un «amico fraterno» e, quando gli investigatori hanno cominciato a indicarlo come possibile mandante dell’intimidazione, ha inizialmente faticato a credere che potesse esserci proprio lui dietro l’attentato.

«Lavitola non farebbe mai del male né a me né alla mia famiglia», aveva detto il giornalista. Lavitola non era soltanto un amico personale. Ranucci lo considerava anche una possibile fonte giornalistica, tanto da indicarlo agli autori di Report per eventuali informazioni utili alle inchieste della trasmissione.

È in questo contesto che assumono particolare rilievo i messaggi precedenti all’attentato. Secondo quanto riportato negli atti, alle 15.28 del 31 luglio Lavitola chiese a Ranucci informazioni sulle sue condizioni di salute spiegandogli di averlo sognato e di averlo visto stare male. Un semplice messaggio tra due amici oppure un tassello di qualcosa di più complesso? Gli investigatori stanno ricostruendo l’intera sequenza dei rapporti tra i due evitando di lasciare zone d’ombra.

La confessione di Lavitola: «Volevo fargli aumentare la scorta»

La vicenda diventa ancora più difficile da decifrare confrontando le diverse dichiarazioni rese da Lavitola. Quando ha confessato il proprio coinvolgimento, avrebbe spiegato ai magistrati di essere stato realmente preoccupato per l’incolumità di Ranucci. Il suo obiettivo, secondo questa versione, sarebbe stato paradossale: organizzare un’intimidazione per ottenere un rafforzamento della protezione del giornalista.

«Ero davvero preoccupato per Sigfrido e il mio scopo era quello di fargli aumentare la scorta», è in sintesi la spiegazione fornita agli inquirenti. Una giustificazione sulla quale inevitabilmente si concentrano le verifiche investigative. Anche perché non sembra coincidere perfettamente con quanto Lavitola aveva sostenuto in precedenza.

Le due versioni che non coincidono

Durante il primo interrogatorio, infatti, Lavitola aveva fatto dichiarazioni spontanee di segno differente: «Un attentato non si fa per il bene e tutti i benefici che avrebbe potuto avere dall’attentato, scorta eccetera, li ha già». Prima dunque sembrava escludere proprio la possibilità che un attentato potesse essere organizzato per favorire Ranucci; successivamente avrebbe indicato nel rafforzamento della scorta una delle ragioni della propria iniziativa.

Una contraddizione che si aggiunge agli altri interrogativi dell’inchiesta. Per gli investigatori il possibile movente resta legato anche al progetto politico che Lavitola avrebbe immaginato per l’amico giornalista. Una ricostruzione ancora al centro degli accertamenti e che dovrà trovare conferme negli elementi raccolti dalla Procura.

Gli inquirenti vogliono chiarire anche i silenzi di Ranucci

C’è poi un altro punto sul quale i magistrati intendono fare chiarezza. Ranucci, che nell’inchiesta è vittima e parte offesa, era stato sentito come testimone il 2 luglio. In quell’occasione aveva prospettato diverse possibili piste dietro l’attentato, dalla criminalità organizzata alle vicende legate ad alcune inchieste giornalistiche.

Non avrebbe però riferito tutti gli avvertimenti e i pericoli che Lavitola sostiene di avergli prospettato. La difesa del giornalista respinge qualsiasi ipotesi di omissione volontaria. Il suo legale Roberto De Vita ha già sottolineato come Ranucci abbia sempre risposto alle domande degli inquirenti e non avrebbe potuto immaginare un coinvolgimento di una persona tanto vicina a lui e alla sua famiglia.

Proprio per questo il conduttore potrebbe essere nuovamente ascoltato dalla Procura. E in un’inchiesta nella quale amicizie, avvertimenti, confessioni e versioni differenti continuano a sovrapporsi, anche quel messaggio del 31 luglio 2025 torna inevitabilmente al centro dell’attenzione: «Sigfrido, stanotte ti ho sognato. E non stavi bene». Tre mesi dopo, davanti alla casa di Ranucci, sarebbe esplosa la bomba.