Nuovo e drammatico colpo di scena nelle indagini sull’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report finito nel mirino il 16 ottobre 2025 quando un ordigno fu fatto esplodere davanti al cancello della sua villetta a Pomezia. Valter Lavitola, l’ex editore e imprenditore indagato come presunto mandante dell’atto intimidatorio, avrebbe pianificato di lasciare l’Italia e fuggire verso l’Africa.
Gli investigatori hanno scoperto che Lavitola aveva già acquistato un biglietto aereo. L’allarme è scattato quando le forze dell’ordine lo hanno visto uscire dalla propria abitazione con un trolley, spingendo gli inquirenti ad accelerare le perquisizioni.
La perquisizione e il ruolo del factotum
Nel corso degli ultimi sviluppi, gli agenti si sono recati nel Napoletano per perquisire l’abitazione di Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola. L’uomo, che al momento si trova in Camerun, è considerato dalla Procura la figura chiave di collegamento: farebbe da tramite tra Lavitola e il commando di quattro persone gia arrestate per aver piazzato materialmente la bomba. Durante l’ispezione nella casa del collaboratore, gli inquirenti hanno ascoltato la compagna dell’uomo come persona informata sui fatti.
Le accuse contestate a Lavitola sono pesantissime: detenzione, porto e uso di materiale esplosivo, minaccia e danneggiamento, il tutto aggravato dal metodo mafioso in concorso con gli esecutori materiali dell’attacco.
I dubbi e la difesa
La svolta nelle indagini ha lasciato incredulo lo stesso Ranucci, che con Lavitola vantava un rapporto di conoscenza e frequenza pluriennale (“Ci conoscevamo dal 2019, eravamo amici”, ha dichiarato il giornalista alla notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati).
Da parte sua, Lavitola si dichiara del tutto estraneo alla vicenda e, avvalendosi della facoltà di non rispondere davanti ai giudici, ha affidato la sua posizione ai legali Arturo e Sergio Cola. Secondo la difesa, il viaggio in Camerun del factotum Tavares non sarebbe un tentativo di latitanza o di fuga dalle indagini, bensì un viaggio di lavoro programmato per curare affari legati al mercato dei carbon credit per conto dell’imprenditore. Spetterà ora alla Magistratura fare piena luce su un intreccio sempre più complesso e dai contorni inquietanti.







