Ranucci rompe il silenzio: “Vogliono spostarmi, ma non torno indietro”

Sigfrido Ranucci

Il futuro di Report e la permanenza del suo conduttore Sigfrido Ranucci restano al centro di un acceso scontro politico e mediatico. A margine dello spettacolo “Diario di un trapezista” a Cerveteri, il giornalista è intervenuto con decisione sulle voci che lo vorrebbero prossimo al siluramento dalla guida dello storico programma d’inchiesta della Rai. “Potrebbe essere il mio ultimo spettacolo da conduttore di Report“, ha confidato al pubblico presente, ricevendo in risposta un corale “No, resisti!”.

Ranucci ha poi commentato con amarezza le indiscrezioni su un suo possibile trasferimento alla Scuola di giornalismo di Perugia o in altre testate: “Un eventuale ridimensionamento per me sarebbe un tornare indietro. Se sposti Sigfrido Ranucci perché non lo ritieni consono, lo mandi a formare altri cento Sigfrido Ranucci per poi spostare anche loro? Non ha senso”. Sulle dimissioni in caso di rimozione forzata, il giornalista frena: “Valuterò le offerte. Ma dopo la mia storia, e dopo quello che ha subito la mia famiglia, compresa la bomba sotto casa, non torno indietro”.

I 35 anni di carriera in Viale Mazzini

Nonostante il pessimismo sull’intenzione dei vertici Rai di mantenerlo alla guida (“Mi sembra siano decisi a spostarmi, ci provano dal 2000”), Ranucci rivendica il valore del lavoro svolto insieme alla sua squadra. Ha ricordato che la redazione di Report è da sempre autonoma e leale prima di tutto verso il pubblico.

Il giornalista ha poi difeso la propria professionalità in Viale Mazzini: “Ho la coscienza a posto. In 35 anni di Rai non ho mai avuto sponsor politici o sindacali. Ho guidato la trasmissione più premiata della storia del giornalismo d’inchiesta italiano e sono il giornalista più premiato della storia dell’azienda, superando indenne oltre 240 tra citazioni, querele e mediazioni. Tutto questo mettendo a repentaglio la mia vita e quella dei miei cari”.

I chiarimenti sul caso Lavitola

Sollecitato dai cronisti sulle dichiarazioni relative a Valter Lavitola e ai presunti avvertimenti su un attentato, Ranucci ha precisato che riferirà solo alla magistratura: “Se avessi percepito un rischio reale l’avrei denunciato. Io faccio questo lavoro, sono abituato a guardare le città dalle grate di un tombino. Se potessi andrei a cena persino con Totò Riina pur di fare un’inchiesta”. Nessun dettaglio invece sulle indagini riguardanti l’ordigno posizionato sotto casa sua lo scorso ottobre: “Lì c’era mia figlia, rispondo solo ai magistrati perché voglio che si vada fino in fondo”.