Report senza Sigfrido Ranucci? Salvini chiede lo stop, la Rai studia il successore: da Peter Gomez a Federico Ruffo

SIgfrido Ranucci, conduttore della trasmissione Report Rai 3, ospite della trasmissione ‘otto e mezzo’ condotta da Lilly Gruber in onda su La7 a Roma, Martedì 07 Aprile 2026 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Sigfrido Ranucci, host of the Rai 3 program Report, guest of the program ‘otto e mezzo’ hosted by Lilly Gruber broadcast on La7 in Rome, Tuesday April 07 2026 (foto by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Sigfrido Ranucci continua a lavorare al nuovo ciclo di Report, ma intorno alla sua scrivania la Rai sembra aver già cominciato a misurare tende, distanze e possibili nuovi occupanti. Ufficialmente il conduttore non ha compiuto alcun passo indietro e l’azienda non ha annunciato provvedimenti. Ufficiosamente, però, la discussione sul futuro della trasmissione è ormai aperta e coinvolge dirigenti, governo e partiti.

Ranucci avrebbe affrontato la preparazione delle prossime puntate anche durante una riunione con il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini. Secondo quanto trapela da ambienti aziendali, al momento non sarebbe sul tavolo né una sua rinuncia alla conduzione né una richiesta di risarcimento in caso di allontanamento. La linea del giornalista appare chiara: comportarsi come se il programma dovesse ripartire regolarmente sotto la sua guida.

Il problema è che, mentre il conduttore lavora, fuori dalla redazione si discute apertamente della sua sostituzione. Il caso Lavitola ha trasformato il ritorno autunnale di Report in una questione politica e aziendale sulla quale la Rai dovrà prendere una decisione in tempi brevi.

Salvini contro Ranucci: «Difficilmente può andare in conduzione»

A chiedere pubblicamente lo stop di Ranucci è tornato Matteo Salvini. Il vicepremier, intervenendo al Caffè della Versiliana, ha sostenuto che il giornalista «difficilmente può andare in conduzione su una televisione pubblica», perché la sua credibilità, alla luce di quanto starebbe emergendo, sarebbe «limitata».

Salvini ha richiamato anche il ruolo di dirigente pubblico ricoperto dal conduttore, sostenendo che proprio questa posizione gli imporrebbe «più attenzioni» e «più cautele». Il leader della Lega ha quindi citato il rapporto tra Ranucci e Valter Lavitola, che ha ammesso davanti al giudice di essere stato il mandante dell’attentato compiuto davanti all’abitazione del giornalista.

Lavitola sostiene di aver agito per aumentare la protezione e la popolarità di Ranucci, ma non risultano prove di un accordo con il conduttore, che viene indicato dagli atti come inconsapevole del progetto. Questo non ha impedito al caso di diventare terreno di scontro politico. La richiesta di sospendere Ranucci arriva infatti da uno degli esponenti di governo più volte criticati dalle inchieste di Report, circostanza che rende inevitabile la domanda: la Rai sta valutando liberamente una questione aziendale oppure sta subendo una pressione politica?

L’ipotesi di un Report senza conduttore

Una delle soluzioni prese in considerazione prevederebbe la messa in onda di Report come semplice contenitore di servizi giornalistici, eliminando la figura del conduttore. Sarebbe un modo per conservare il marchio, il lavoro della redazione e le inchieste già preparate senza affidare immediatamente il programma a un successore.

L’idea, tuttavia, incontra diverse resistenze. Report non è soltanto una sequenza di filmati: la conduzione collega le inchieste, introduce i temi, aggiorna i servizi e offre al programma una riconoscibilità precisa. Eliminare quella funzione rischierebbe quindi di snaturare la trasmissione e di trasformare una scelta presentata come temporanea in un indebolimento editoriale.

Anche per questa ragione la soluzione senza conduttore avrebbe perso terreno. L’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi sarebbe più disponibile a individuare un nuovo volto, purché capace di ottenere il rispetto della redazione e di mantenere rapporti gestibili con l’attuale governance aziendale. Un equilibrio non semplice: il successore dovrebbe apparire indipendente, ma non ostile; autorevole, ma non identificabile con una parte politica.

Peter Gomez, Federico Ruffo e gli altri nomi per il dopo-Ranucci

Tra i nomi circolati con maggiore insistenza compare quello di Peter Gomez. Il direttore del Fattoquotidiano.it ha già lavorato su Rai3 e, pur provenendo da una testata fortemente critica nei confronti del governo, ha mantenuto rapporti con esponenti della destra. Una caratteristica che potrebbe renderlo compatibile con l’identikit ricercato dai vertici della Rai.

L’operazione presenta però un ostacolo concreto: Gomez è già atteso su Rai3 con L’elefante, mentre Federico Ruffo dovrebbe tornare alla guida di Mi manda Rai3. Affidare a uno dei due anche Report renderebbe necessario modificare programmi e palinsesti già annunciati.

Ruffo rappresenterebbe una soluzione interna e conosce profondamente la macchina della trasmissione, ma la sua nomina non sarebbe necessariamente accolta senza tensioni dalla redazione. Tra le alternative vengono indicati Maria Cuffaro, volto storico del Tg3, e Alberto Nerazzini, già inviato di Report e successivamente protagonista su La7. Anche Nerazzini, tuttavia, potrebbe incontrare difficoltà nei rapporti con alcuni componenti storici del programma.

Per ora esistono soltanto ipotesi, indiscrezioni e smentite. Ranucci resta al lavoro, ma il semplice fatto che la Rai stia valutando formule e nomi alternativi dimostra quanto la sua posizione sia diventata fragile. La partita non riguarda più soltanto il futuro di un conduttore: riguarda l’identità di Report, l’autonomia del servizio pubblico e il rischio che a decidere chi possa fare giornalismo in Rai siano le dichiarazioni della politica prima ancora delle valutazioni dell’azienda.