Andrea Sempio è l’unico accusato dell’omicidio di Chiara Poggi nella nuova ricostruzione della Procura di Pavia. Dopo mesi di consulenze, verifiche e nuovi accertamenti, i magistrati hanno chiuso l’inchiesta bis indicando nell’amico di Marco Poggi l’uomo che avrebbe ucciso la ventiseienne nella villetta di via Pascoli a Garlasco il 13 agosto 2007.
L’avviso di conclusione delle indagini mette insieme l’impronta 33, la compatibilità tra il piede di Sempio e una scarpa Frau numero 42, gli approfondimenti sulle tracce e le nuove conclusioni medico-legali sulla morte di Chiara. Ma proprio queste ultime restituiscono uno degli aspetti più drammatici dell’intera vicenda: secondo gli esperti, la ragazza non sarebbe morta immediatamente. Avrebbe tentato di proteggersi durante l’aggressione e potrebbe essere rimasta in vita fino a un’ora.
La Procura contesta a Sempio l’omicidio aggravato «dalla crudeltà verso la vittima in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria» e dai «motivi abietti», che l’accusa riconduce «all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale». Si tratta della ricostruzione accusatoria, che la difesa contesta e che dovrà affrontare il vaglio giudiziario.
Chiara avrebbe tentato di difendersi
È la nuova consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo a fornire uno dei passaggi più impressionanti dell’avviso di chiusura delle indagini. L’esperta ha riesaminato la dinamica dell’aggressione e i tempi della morte, utilizzando anche l’analisi del contenuto gastrico, un approfondimento che secondo la Procura non era mai stato svolto nei precedenti procedimenti.
La nuova valutazione conferma l’intervallo temporale già individuato dagli investigatori. Chiara non sarebbe morta prima di mezz’ora dalla colazione, consumata verosimilmente dopo le 9.12, quando venne disattivato l’allarme dell’abitazione per permettere ai gatti Piuma e Minù di uscire in giardino.
Ma c’è di più. Secondo la consulenza, durante la colluttazione Chiara avrebbe compiuto atti di difesa almeno passiva, cercando di interporre le braccia e proteggere il proprio corpo. Gli esperti non escludono neppure una componente di difesa attiva.
Questo elemento potrebbe assumere un’importanza particolare anche nell’interpretazione delle tracce biologiche trovate sotto le unghie della vittima, già tornate al centro della nuova indagine.
L’agonia: almeno 15-30 minuti, forse un’ora
Il dato più sconvolgente riguarda però il tempo trascorso tra l’aggressione e la morte. La consulenza indica che le lesioni vennero inferte quando Chiara era ancora viva e colloca la sua sopravvivenza minima tra 15 e 30 minuti. Ma l’intervallo potrebbe essere stato molto più lungo: gli esperti non escludono infatti «una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti».
Significa che, secondo questa nuova ipotesi medico-legale, Chiara Poggi potrebbe essere rimasta in vita per quasi un’ora dopo l’aggressione. Un particolare che rende ancora più drammatica la ricostruzione di quanto sarebbe accaduto nella villetta di Garlasco e che potrebbe contribuire anche a ridefinire la cronologia del delitto.
La scarpa numero 42 e il piede di Sempio
Un altro tassello dell’accusa riguarda le impronte a pallini lasciate nel sangue all’interno della casa. Il tenente colonnello Gianpaolo Iuliano del Ris di Messina e il dattiloscopista Nicola Caprioli hanno approfondito le dimensioni di una scarpa Frau numero 42, il modello indicato come compatibile con le tracce repertate sulla scena del crimine.
La conclusione riportata dalla Procura è netta: le misure della scarpa risulterebbero compatibili con quelle del piede di Andrea Sempio. Sul punto interviene anche Cristina Cattaneo, che aveva già effettuato rilevazioni antropometriche sull’indagato. L’esperta osserva che l’aumento di peso nel corso degli anni può determinare un incremento significativo della larghezza e del volume del piede.
La difesa respinge però questa ricostruzione. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia sostengono di avere raccolto le dichiarazioni di due testimoni che, con relativi riscontri, affermerebbero che Sempio già all’epoca calzava il numero 44.
L’impronta 33 resta uno dei pilastri dell’accusa
Rimane poi la celebre impronta 33, la traccia del palmo della mano destra trovata sul muro delle scale che conducono al punto nel quale venne rinvenuto il corpo di Chiara. Secondo gli approfondimenti di Iuliano e Caprioli, l’attribuzione a Sempio conserva validità sulla base di 15 minuzie e di un cluster di caratteristiche.
La Procura ha inoltre cercato di rispondere a uno dei problemi che da anni accompagna quella traccia: l’assenza di materiale genetico e la mancata dimostrazione della presenza di sangue.
Il Racis di Roma ha effettuato nuovi esperimenti utilizzando tre differenti tipi di muro, sangue e ninidrina, lo stesso reagente impiegato dagli investigatori nell’agosto 2007. Il risultato, secondo quanto riportato negli atti, mostra che l’assenza di Dna rilevabile non dimostra necessariamente che sul muro non ci fosse sangue. Il particolato minerale alcalino dell’intonaco avrebbe infatti un effetto inibente capace di compromettere la rilevazione del materiale genetico.
La difesa
Per i legali di Sempio, però, l’avviso di conclusione delle indagini non contiene la svolta annunciata. «Nell’avviso non ci sono nuovi elementi di prova, sono contro-consulenze», sostengono Cataliotti e Taccia, che avranno venti giorni per esaminare gli atti e depositare memorie, consulenze o chiedere ulteriori accertamenti. La difesa prepara quindi la battaglia su ciascuno degli elementi indicati dalla Procura, a partire dalla misura della scarpa e dall’impronta 33.
Dopo diciannove anni il delitto viene riscritto ancora una volta
Il quadro delineato dalla Procura di Pavia porta comunque il caso Garlasco verso una fase completamente nuova. Per l’accusa Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara Poggi da solo, e gli approfondimenti degli ultimi mesi avrebbero rafforzato gli elementi già raccolti nella prima parte della nuova indagine.
Non significa che Sempio sia colpevole: resta indagato e ogni responsabilità dovrà essere accertata in giudizio. Ma dopo la chiusura delle indagini la prospettiva di una richiesta di rinvio a giudizio diventa il prossimo passaggio possibile.
E mentre infuria la battaglia parallela sulle vecchie analisi del Dna della bicicletta di Alberto Stasi, la Procura mette al centro un’altra ricostruzione di quella mattina del 13 agosto 2007. Una ricostruzione nella quale Chiara avrebbe visto il suo aggressore, avrebbe cercato di difendersi e, dopo essere stata colpita, potrebbe essere rimasta viva ancora per decine di minuti. Forse fino a un’ora.







