Papa Leone XIV sceglie parole pesanti e lo fa parlando di uno dei fenomeni politici che stanno attraversando l’Europa: la crescita dell’estrema destra e la sua saldatura, in alcuni movimenti, con una particolare interpretazione della religione cristiana. Sul volo che lo riporta a Roma dopo il viaggio in Francia, Robert Francis Prevost affronta direttamente la questione e traccia un confine netto. Quella forma di religiosità, afferma, «non rappresenta un’autentica espressione del cristianesimo».
Il riferimento nasce da una domanda sulla Germania, sul calo dei fedeli e sull’ascesa dei movimenti di estrema destra, ma il ragionamento del Pontefice si allarga all’Europa. Leone XIV invita a interrogarsi sul rapporto tra radicalizzazione politica e religione e richiama il Vangelo come metro di giudizio: «Non l’odio e la divisione, ma la comprensione, la compassione e l’accompagnamento».
Non è l’unico messaggio politico del viaggio. A Metz il Papa mette nel mirino anche la corsa europea agli armamenti, definisce il riarmo «un’illusione», chiede negoziati sulla guerra tra Russia e Ucraina e avverte che il continente rischia di dimenticare proprio la lezione sulla quale ha costruito ottant’anni di pace.
Leone XIV e l’estrema destra: «Non è autentico cristianesimo»
È probabilmente il passaggio destinato a provocare più reazioni. Al Papa viene chiesto della Germania, dove alla crisi delle Chiese tradizionali si accompagna la crescita dei movimenti politici radicali. Prevost parte con prudenza e dice che sarebbe interessante studiare se esista una relazione tra questi fenomeni. Poi arriva al punto.
Secondo Leone XIV, una parte dell’estrema destra sta diventando ancora più radicale e contemporaneamente si assiste alla combinazione di quelle posizioni con «un certo tipo di religione». Il giudizio che segue non lascia molto spazio alle interpretazioni: quella religiosità, spiega il Pontefice, non costituisce un’autentica espressione del cristianesimo. E non si tratta, precisa, soltanto di una sua valutazione: richiama anche le posizioni espresse dai vertici delle Chiese cattolica e protestante tedesche.
Il Papa indica quindi ciò che considera il discrimine: il Vangelo. Non l’odio, non la divisione, ma comprensione, compassione e capacità di accompagnare gli altri.
Un messaggio che arriva mentre in molti Paesi europei identità nazionale, appartenenza religiosa e battaglia politica tendono sempre più spesso a sovrapporsi. Leone XIV non entra nelle singole campagne elettorali e non indica partiti per i quali votare o non votare. Stabilisce però con chiarezza quale uso politico della religione considera incompatibile con il messaggio cristiano.
L’avvertimento: «Gli estremismi possono causare danni molto più gravi»
Prevost va oltre. Parla direttamente della partecipazione politica e invita quella che definisce la maggioranza delle «persone di buona volontà» a non restare spettatrice.
Il Pontefice auspica un impegno capace di produrre scelte orientate al bene comune anziché a «idee estremiste», che potrebbero provocare, avverte, «danni ben più gravi di quanto siamo attualmente consapevoli».
È uno dei passaggi più forti dell’intervento. Leone XIV non liquida l’estremismo come semplice fenomeno elettorale e non lo considera soltanto una delle tante oscillazioni della politica europea. Lo descrive come qualcosa che può incidere profondamente sulla convivenza civile e richiama i cristiani alla responsabilità personale nelle proprie scelte.
L’Europa e «l’illusione del riarmo»
Poi il Papa sposta lo sguardo sulla guerra. E anche qui usa parole destinate a pesare nel dibattito europeo.
A Metz, città simbolicamente collocata nel cuore di un’Europa che ha conosciuto guerre, occupazioni e riconciliazioni, Leone XIV richiama l’espressione usata da Benedetto XV nel 1917 e parla della guerra tornata nel continente come di una nuova «inutile strage». Davanti alla corsa agli armamenti chiede all’Europa di «guardarsi dall’illusione del riarmo».
Per Prevost la strada deve essere un’altra: dialogo paziente, negoziato e disponibilità delle parti a rinunciare anche ad alcune proprie posizioni quando questo serve a raggiungere il bene superiore della pace.
Il Papa non nasconde la gravità delle minacce contemporanee. Ricorda il ritorno del linguaggio nucleare e il pericolo di guerre sempre più distruttive. Ma proprio per questo contesta la convinzione che accumulare armi rappresenti l’unica risposta possibile.
«Miliardi alle armi mentre potremmo combattere la fame»
Sul volo verso Roma il ragionamento diventa ancora più esplicito. Leone XIV attacca gli interessi economici legati alla guerra e parla della «tremenda industria militare» che permette a pochi di arricchirsi enormemente.
Il Papa contrappone quelle spese alle emergenze sociali: fame, disoccupazione, sanità e istruzione. Secondo Prevost, le enormi risorse destinate agli armamenti potrebbero contribuire ad affrontare problemi che riguardano milioni di persone.
La critica non significa ignorare le minacce internazionali. Il Pontefice propone invece un diverso ordine delle priorità e sostiene che il diritto internazionale e il multilateralismo rappresentino gli strumenti più efficaci contro quella «volontà di dominio» che considera all’origine dei conflitti.
Russia e Ucraina, l’appello: «Sedetevi e dialogate»
Il riferimento inevitabile è alla guerra tra Russia e Ucraina. Alla domanda su come sia possibile dialogare con uno Stato aggressore, Leone XIV ribadisce la linea della Santa Sede: continuare a chiedere alle parti di sedersi a un tavolo.
La Chiesa, ammette, non possiede il potere di obbligare i governi. Può però continuare ad alzare la voce e chiedere ai leader di Russia e Ucraina di incontrarsi e cercare una soluzione che interrompa una guerra che il Papa definisce ormai priva di senso.
Prevost insiste sulla necessità di avere «coraggio nella negoziazione» e di accettare che una pace reale possa richiedere sacrifici e rinunce da entrambe le parti.
Il messaggio di Leone XIV all’Europa
Da Metz arriva così una sorta di manifesto europeo del Pontefice. Leone XIV guarda con favore alla costruzione comunitaria, ricorda la lezione dei padri dell’Europa e sostiene che il continente possa ancora rappresentare un modello di convivenza, democrazia e dialogo tra culture differenti.
Ma pone due condizioni molto nette: non trasformare la religione in carburante per l’estremismo e non convincersi che la pace possa essere garantita soltanto accumulando armi.
È probabilmente questa la linea che unisce tutte le parole pronunciate dal Papa tra Metz e Roma. Alla religione utilizzata per alimentare odio e divisione oppone il Vangelo della compassione. Alla politica degli estremismi oppone il bene comune. Alla logica della forza oppone diritto internazionale e negoziato.
E il monito più duro riguarda proprio chi pretende di tenere insieme radicalismo politico e cristianesimo: per Leone XIV non basta invocare Dio per rendere cristiana una politica. Il metro, dice il Papa, resta il Vangelo.







