Papa Leone XIV ha deciso di revocare definitivamente le misure di austerità salariale adottate durante la pandemia da Papa Francesco, ripristinando il pieno regime retributivo per cardinali, superiori e personale religioso della Santa Sede.
Il provvedimento abrogativo, stabilito con decorrenza dal 1° settembre 2026, segna la fine di un periodo di contenimento della spesa durato oltre cinque anni.
Il superamento dell’emergenza e le decisioni del Pontefice
Nel documento ufficiale, Papa Leone XIV sottolinea come i provvedimenti di contenimento del suo predecessore siano stati necessari per affrontare “l’eccezionale sfida della pandemia da Covid-19”.
Ritenendo ormai superata la fase emergenziale, il Pontefice ha stabilito che tali restrizioni possano essere individuate come concluse, nella convinzione che le istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano sapranno garantire la sostenibilità economica futura attraverso “strumenti diversi“.
La decisione è giunta dopo aver sentito il parere della Segreteria per l’Economia e a seguito di un’attenta disamina di ogni aspetto. Il percorso di alleggerimento della spending review era peraltro già iniziato il 16 giugno 2025, quando un Rescriptum ex Audientia aveva abrogato l’articolo 3 della normativa.
Le origini della manovra: la decisione di Papa Francesco del 2021
La normativa revocata risaliva al marzo 2021, quando Papa Francesco promulgò il Motu proprio “Un futuro sostenibile” per fronteggiare l’aggravarsi del disavanzo economico vaticano generato dalla crisi pandemica, che aveva colpito duramente le entrate della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.
In quell’occasione, Papa Francesco scelse di tagliare le retribuzioni dei livelli più alti e del personale religioso per evitare interventi più radicali, come il licenziamento dei dipendenti laici.
Il piano prevedeva una riduzione salariale del 10% degli stipendi dei cardinali di Curia, dell’8% per i capi e i segretari di Dicastero (livelli retributivi C e C1 della Santa Sede, del Governatorato e degli enti collegati) e del 3% per il resto del personale.
La clausola di salvaguardia: non retroattività e scatti congelati
Attuato anche il congelamento degli scatti biennali di anzianità per i religiosi. Mentre per i dipendenti laici il blocco si applicava solo dal quarto livello in su, per tutelare le retribuzioni più basse.
Un passaggio cruciale del nuovo provvedimento riguarda la salvaguardia degli effetti passati. Papa Leone XIV ha chiarito che quanto applicato durante la vigenza del Motu proprio di Papa Francesco rimane definitivamente confermato e invariato.
Di conseguenza, le riduzioni applicate negli anni scorsi non saranno oggetto di rimborso e viene fatto salvo in via definitiva il congelamento della maturazione degli scatti biennali di anzianità relativi a quel periodo.
Il ripristino delle condizioni retributive ordinarie guarda dunque esclusivamente al futuro, lasciando consolidati i risparmi di spesa ottenuti dalla Santa Sede nel quinquennio di emergenza.
Il patrimonio della Sede Apostolica
L’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha chiuso l’esercizio ordinario 2025 con il patrimonio netto in crescita a 2.686 milioni di euro. Sale di circa 89 milioni rispetto al 2024.
La crescita è sostenuta principalmente dalla rivalutazione dell’oro fisico in portafoglio (+40,8 milioni), dall’incremento di valore degli immobili (+39,2 milioni) e dal contributo positivo della valutazione dei titoli (+16,3 milioni), “solo in parte compensati da altre componenti negative“.
A trainare la gestione ordinaria è soprattutto il comparto immobiliare, che migliora di 9,4 milioni raggiungendo un risultato di 44,5 milioni di euro. L’Amministrazione gestisce in Italia 4.281 unità immobiliari, cui si aggiungono circa 1.200 unità all’estero attraverso società interamente partecipate. Nel corso dell’anno è stato rafforzato il programma di valorizzazione del patrimonio, con l’avvio di un piano triennale (2025-2027) che prevede la vendita degli immobili non strategici e la regolarizzazione urbanistico-catastale.
Il bilancio dello Ior
Lo Ior, l’istituto per le Opere di Religione del Vaticano, ha chiuso il bilancio 2025 con un utile di 51 milioni, in crescita del 55% e con un incremento del patrimonio netto a 815,3 milioni. La Commissione cardinalizia, ha deliberato la distribuzione a Papa Leone XIV di un dividendo pari a 24,3 milioni (+76,1%), “in coerenza con la missione dell’Istituto a sostegno delle opere di religione e di carità”.
L’istituto registra un margine di interesse pari a 32,3 milioni, in crescita rispetto a 29,4 milioni del 2024; un margine da commissioni di 26,2 milioni, in lieve calo (26,5 milioni), e un margine di intermediazione di 66,3 milioni, in crescita rispetto a 51,5 milioni del 2024.







