Arrivano in silenzio, poi si muovono come un’onda. Dieci, venti alla volta, telecamere accese, passo sicuro, muscoli in mostra. Li chiamano influencer, ma la definizione scivola via appena si osserva la scena: sono bodyguard, istruttori di muay thai, esperti di autodifesa, uomini abituati a controllare il proprio corpo e a usarlo come linguaggio. Entrano nei quartieri più fragili come se fossero palcoscenici, cercando spacciatori, migranti, senzatetto, figure che possano diventare contenuto. La tensione è la loro materia prima. Se qualcuno reagisce, meglio. Se scatta una spinta, ancora meglio. Ogni gesto diventa video, ogni video diventa visualizzazione, ogni visualizzazione diventa denaro. L’ultima scena si è consumata alla Bolognina, dove il faccia a faccia tra antagonisti e lo sceriffo social JollyTime ha aperto un nuovo capitolo di inquietudine.
La preoccupazione della Polizia
Il fenomeno non è confinato a Bologna. La Polizia lo osserva con crescente inquietudine, tanto da organizzare un coordinamento tra le Digos per seguire gli spostamenti di questi gruppi e anticiparne le iniziative. Un alto dirigente, intervistato da Repubblica, li definisce attori molto pericolosi, capaci di entrare in situazioni già complicate e di istigarle alla ricerca di visualizzazioni. La propaganda social, se alimentata nel modo sbagliato, può trasformarsi in un problema di ordine pubblico. E la sensazione è che il confine tra racconto e provocazione sia stato superato da tempo.
Una rete senza struttura, ma con un’identità precisa
Non esiste una regia unica, né un’organizzazione. Eppure la rete c’è, si muove, cresce. Negli ultimi mesi è comparsa a Roma, Torino, Pisa, Bologna, Venezia. Il format è sempre lo stesso: telecamera accesa, caccia al degrado, esposizione di tossicodipendenti, ambulanti, immigrati. Un modello nato con Simone Ruzzi, Cicalone, che oggi ha assunto una piega più politica, identitaria e muscolare. In Bolognina è arrivato Jolly Time, al secolo Ambrose Omo Irogho, trentunenne di origini nigeriane, trapiantato a Bologna, oltre centomila follower. Con lui una decina di content creator, youtuber ed esperti di arti marziali, tra cui TravelAdhd e alcuni stranieri che compongono questa sorta di internazionale degli sceriffi social. La Digos ha seguito ogni passo e ha preparato un’informativa sui protagonisti della passeggiata.
Da Bologna a Venezia, la tensione diventa racconto
Il giorno dopo, alcuni degli stessi uomini erano già a Venezia. Con Jolly Time c’erano lo youtuber olandese Tom van den Heuvel, ideatore di Dutch Travel Maniac, il bodyguard inglese Fred Willis e altri esperti di sport da combattimento. La città è diventata un set improvvisato, finito tra spray al peperoncino, calci, pugni e sei persone in ospedale, tra cui un consigliere di Municipalità con trauma cranico. Le indagini dovranno stabilire responsabilità e dinamica, ma la narrazione è già stata confezionata: JollyTime aveva annunciato di essere arrivato con una squadra, mentre uno dei suoi compagni, Sonny Robinson, ex atleta di Mma, mostrava una bomboletta al peperoncino vantandosi di averla svuotata.
La galassia identitaria e i precedenti
Prima di loro era arrivato Simone Carabella, youtuber romano di estrema destra, allontanato da Venezia con un Daspo dopo aver calpestato tappeti usati per la preghiera e mangiato pane e mortadella davanti a un gruppo di bengalesi. Attorno a questo mondo orbitano Eterno, TravelAdhd e una galassia di profili che utilizzano lo stesso format: andare dove la tensione è alta e filmarla, qualche volta alimentandola. Uno degli influencer della rete è stato coinvolto anche in un pestaggio ai danni di manifestanti pro Palestina. La narrativa è identitaria, muscolare, costruita su un intreccio di sicurezza, immigrazione e appartenenza nazionale.
Algoritmi, politica e nuove tensioni
Il meccanismo è semplice: più alta è la tensione, più il video funziona. Non serve una centrale che impartisca ordini, perché il motore è fatto di algoritmi, visualizzazioni e denaro. Attorno a questo universo si è avvicinata anche la politica. JollyTime è stato fotografato con esponenti della Lega e con Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia, confermando la vicinanza di parte della rete alla destra istituzionale. A Bologna sono attese nuove tensioni in occasione di due manifestazioni. La Digos seguirà tutto, ma soprattutto seguirà loro, gli sceriffi con la telecamera. Gruppi nati per raccontare città insicure rischiano di diventare essi stessi un problema di sicurezza.






