Per tre volte nella stessa giornata ha effettuato consultazioni dei dati personali di Giorgia Meloni senza che ci fosse alcuna ragione legata a motivi di servizio. I primi due accessi sono stati effettuati per consultare l’anagrafica, mentre la terza incursione ha riguardato la posizione contributiva della premier. I fatti risalgono al 7 febbraio del 2025.
Formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio
Ad oltre un anno e mezzo di distanza, per quelle verifiche non autorizzate condotte nei sistemi informatici dell’Inps, una dipendente dell’istituto si trova ora a rischio di rinvio a giudizio. La procura di Roma ha formalizzato la richiesta di processo contestando il reato di accesso abusivo a sistema informatico. La posizione della donna risulta aggravata dal fatto di aver operato nella sua qualità di lavoratrice Inps, dove era in servizio presso il Coordinamento generale medico legale, abusando dei poteri e violando i doveri attribuiti dalla propria funzione aziendale.
Verifiche archivio anagrafico e posizione contributiva
Attraverso l’impiego delle proprie credenziali professionali, la donna avrebbe consultato la posizione del capo del governo. Le tre incursioni informatiche registrate sono state effettuate tutte nella stessa data. Due consultazioni hanno riguardato Arca, il database anagrafico dell’Inps dove figurano codice fiscale, luogo e data di nascita e indirizzo di residenza. La terza verifica si è spinta fino all’estratto contributivo, la sezione che racchiude l’intera storia previdenziale della persona, i periodi di contribuzione e i dettagli sulle attività lavorative svolte.
La vicenda emersa dopo i controlli interni
La vicenda è emersa a seguito dei controlli interni promossi dall’istituto di previdenza. Dopo le comunicazioni inviate a fine dicembre e le successive verifiche sulla tutela della privacy, l’Inps ha inoltrato il fascicolo alla magistratura capitolina. La dipendente è stata sottoposta a interrogatorio il 17 aprile. Il pm Alessandra D’Amore ha concluso le indagini chiedendo il rinvio a giudizio. Risultano parti offese sia la premier che lo stesso ente previdenziale.
Il nodo del movente
Resta irrisolto il nodo relativo al motivo che ha spinto la donna a effettuare quelle ricerche su Giorgia Meloni e a entrare per tre volte nei database personali del presidente del Consiglio. La ricostruzione degli inquirenti individua con precisione gli accessi, gli orari e i sistemi informatici consultati, ma le ragioni delle verifiche rimangono prive di motivazione poiché la dipendente non ha fornito giustificazioni.
Meloni già spiata da un impiegato di Intesa San Paolo
Non si tratta del primo episodio in cui il nome della premier figura al centro di indagini nate da consultazioni indebite dei database. Nel 2024 era stato individuato il caso di un impiegato di Intesa Sanpaolo, poi licenziato, che aveva controllato senza autorizzazione migliaia di conti correnti di personaggi pubblici, politici e magistrati, inclusi i profili bancari di Giorgia Meloni e della sorella Arianna.







