Fabrizio Corona scende in campo, nasce “Per la Verità”: attacca il governo Meloni, sfida i partiti. «Sono il nuovo Berlusconi»

Fabrizio Corona

Alla fine Fabrizio Corona lo ha fatto davvero. Quella che sembrava l’ennesima provocazione, alimentata per giorni attraverso indiscrezioni, loghi comparsi sulla sua scrivania e un video costruito come una personale riedizione della celebre discesa in campo di Silvio Berlusconi, si è trasformata nell’annuncio ufficiale di un movimento politico. Si chiama “Per la Verità” e Corona assicura che non si tratta di una trovata pubblicitaria destinata a esaurirsi con una puntata di Falsissimo. «Non è uno scherzo grottesco, ma è pura realtà», scandisce davanti alle telecamere, prima di lanciare la sfida che trasforma immediatamente follower e visualizzazioni in una possibile percentuale elettorale: «Vediamo i sondaggi tra uno o due giorni a quanto mi danno, perché se mi danno oltre il tre sono cazzi amari per tutti».

Questa volta, però, Corona va molto oltre l’annuncio di un nome e di un simbolo. In oltre venti minuti mette insieme una prima, caotica ma sorprendentemente ampia piattaforma politica nella quale entrano la guerra alle Big Tech, l’immigrazione, la legalizzazione delle droghe e della prostituzione, la sanità pubblica, la scuola, i giovani, gli over 50, le tasse, le Ztl, il turismo, l’intelligenza artificiale e persino il modello urbanistico delle grandi città. Il tutto accompagnato dal linguaggio senza filtri che ha trasformato Falsissimo in un fenomeno digitale. Corona definisce la sua creatura «un movimento liberale antisistema che pone al centro la libertà dell’individuo stesso» e costruisce la sua discesa in campo partendo da un assunto: la politica tradizionale avrebbe smesso di rappresentare gli italiani e l’informazione sarebbe ormai controllata dai partiti, dai grandi gruppi e dagli algoritmi.

«Io sono il nuovo Berlusconi»: Corona vuole trasformare i follower in elettori

Il modello dichiarato è Silvio Berlusconi. Corona ricorda il ragionamento con cui il Cavaliere si presentò agli italiani nel 1994: aveva costruito aziende di successo e sosteneva quindi di possedere le capacità necessarie per amministrare anche lo Stato. «Berlusconi quando è sceso in campo ha detto una cosa che era giusta. Ha fatto l’imprenditore, ha costruito una marea di aziende e siccome è stato capace di costruire le aziende sue, avrebbe saputo gestire l’azienda dello Stato, perché lo Stato è un’azienda». Poi arriva la frase destinata a diventare il manifesto della sua operazione: «Io sono il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo».

Al netto della provocazione, Corona spiega anche perché ritiene di poter applicare a sé lo stesso schema: «In che cosa sono bravo io? A fare i soldi. Quindi sono qui per fare fare i soldi al nostro Paese». Il primo terreno sul quale vorrebbe intervenire è il turismo. L’Italia, sostiene, possiede un patrimonio unico al mondo ma non sarebbe stata capace di trasformarlo fino in fondo in ricchezza. «Abbiamo il Paese più bello del mondo che non viene sfruttato», dice, prima di aggiungere che quello stesso Paese lo stiamo «trasformando in un Paese di merda». Bisogna recuperare, secondo Corona, stile, credibilità e identità italiana, liberandosi anche dello stereotipo internazionale fatto di «pizza, mafia e spaghetti».

L’attacco al governo Meloni: «Dio, patria e famiglia? Ha tradito tutto»

Corona rifiuta qualsiasi collocazione tradizionale tra destra e sinistra, ma uno dei bersagli più pesanti della sua prima uscita politica è il governo guidato da Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio non viene nominata direttamente, ma il riferimento all’esecutivo è inequivocabile: «Il governo di destra, quello che ci governa oggi, ha basato tutta la sua campagna elettorale su tre parole: Dio, patria, famiglia». E subito dopo parte l’affondo: «E proprio questo ha tradito. Ha tradito la patria, ha tradito Dio […] e la famiglia. Che cosa ha fatto questo governo per la famiglia?».

L’attacco non si ferma alle politiche dell’esecutivo. Corona arriva a contestare l’intera immagine dell’attuale classe dirigente: «Chi c’è al governo oggi non ci rappresenta nemmeno nell’estetica. Hanno un’estetica che non rappresenta la storia del nostro Paese». Poi allarga il tiro a tutto il sistema: «Li avete visti in faccia chi governa? Li avete visti come parlano l’italiano? Come si vestono, come si atteggiano? Quello che vi dicono, come vi mentono».

Per il fondatore di “Per la Verità”, le vecchie categorie politiche sarebbero ormai morte: «Non esistono più i partiti, non esistono più i valori, gli ideali della destra di una volta, della sinistra di una volta, di un centro di una volta». I partiti sarebbero diventati aziende della comunicazione che costruiscono consenso attraverso cellulari, social media marketing e algoritmi. La definizione che Corona sceglie è feroce: «I politici di oggi sono i fuffa guru nuovi che non vendono come farvi guadagnare, ma vi vendono il sogno di un Paese che non esiste».

Immigrazione, droga e prostituzione: il programma che mescola destra e posizioni libertarie

È sull’immigrazione che il movimento di Corona assume alcune delle posizioni più dure. «Noi non la vogliamo più questa cazzo di integrazione», dice, prima di precisare che il bersaglio sono gli immigrati irregolari: «Via gli immigrati che non sono regolari, che violano il concetto di legge, che non possono stare secondo la legge all’interno di questo Paese. Basta applicare la legge». Il criterio proposto è quello di un’immigrazione selezionata sulla base della legalità e della capacità di contribuire economicamente e professionalmente al Paese. Corona cita un ingegnere indiano, un medico egiziano e un cuoco senegalese come esempi di persone da accogliere, ricordando anche il proprio autista e le collaboratrici filippine regolarmente residenti in Italia. Chi lavora e rispetta le regole, sostiene, è il benvenuto; chi è irregolare o delinque deve essere espulso.

Ma pochi minuti dopo il suo programma si sposta su posizioni che difficilmente potrebbero essere ricondotte alla destra tradizionale. Corona propone di legalizzare e regolamentare la prostituzione trasformandola in una fonte di entrate fiscali: «Vogliamo che la prostituzione diventi un business che faccia guadagnare lo Stato come in Svizzera». Ancora più radicale la posizione sulle sostanze stupefacenti: «La droga legalizziamola tutta e guadagniamoci esattamente come si fa per i farmaci». È proprio questa miscela a rendere difficile collocare “Per la Verità” dentro uno schieramento preciso: linea durissima sull’immigrazione clandestina, liberalizzazione di droga e prostituzione, attacco alle tasse e allo Stato, ma contemporaneamente richiesta di maggiore intervento pubblico su lavoro, sanità, scuola e protezione sociale.

Giovani e intelligenza artificiale: «Non stiamo facendo un cazzo»

Il passaggio più articolato riguarda le nuove generazioni e il lavoro. «Che cosa stiamo facendo per i nostri giovani? Cosa stiamo facendo per la nuova classe dirigente?», domanda Corona. La risposta è brutale: «Un cazzo, un cazzo, un cazzo. Niente». Secondo il fondatore di “Per la Verità”, i ragazzi vengono spinti a studiare per anni per poi entrare in un mercato nel quale rischiano di essere sostituiti proprio nel momento in cui iniziano a costruire la propria carriera. «Magari sono stati presi a lavorare e di colpo, boom, licenziati perché un chatbot o l’intelligenza artificiale li ha mandati a cagare».

Da qui una delle prime proposte esplicite del movimento: «L’uso dell’intelligenza artificiale è il primo provvedimento che un movimento Per la Verità, che significa libertà, deve sostenere». L’obiettivo, nelle parole di Corona, è «impedire che l’intelligenza artificiale entri a gamba tesa nel mondo del lavoro». La sua previsione è quella di una società nella quale la tecnologia potrebbe aumentare enormemente le disuguaglianze: i figli dei poveri davanti a un tablet con un avatar al posto dell’insegnante, quelli dei ricchi affidati a tutor umani altamente qualificati. Il risultato sarebbe «un dislivello totale tra i ricchi che arriveranno sempre più in alto e i poveri che scenderanno sempre più in basso».

Accanto ai giovani Corona mette gli over 50, che considera una risorsa che il mercato del lavoro tende invece a espellere. Arriva a ipotizzare «l’obbligo alle aziende di assumere degli over 50» e chiede misure per i padri separati che, dopo la fine del matrimonio, possono ritrovarsi senza casa e in condizioni economiche difficilissime. Anche sulla scuola l’attacco è netto: stipendi troppo bassi e costo degli affitti renderebbero ormai impossibile a molti insegnanti trasferirsi nelle città del Nord.

La guerra alle Big Tech e la nascita di King TV

Il cuore ideologico dell’intera operazione resta però la battaglia contro le grandi piattaforme digitali. «Siamo comandati da un cazzo di algoritmo», dice Corona, accusando le Big Tech di possedere dati, identità digitali e capacità di comunicazione di miliardi di persone. È qui che la sua nuova avventura politica si salda direttamente con Falsissimo e con la battaglia combattuta negli ultimi mesi contro la rimozione di alcuni suoi contenuti. Corona cita i casi Signorini, Bova e Rodriguez e sostiene che affidare completamente informazione e attività economica a piattaforme private significhi consegnare loro il potere di decidere chi possa parlare e cosa possa restare online.

Per questo la nascita del movimento sarà accompagnata da quella di King TV, una piattaforma proprietaria sulla quale Corona vuole trasferire i propri contenuti e costruire anche un social network. «Il primo passo per la creazione di questo movimento è l’apertura di una piattaforma, di una piattaforma libera», annuncia. «La pago io. Io la costruisco e ci metto i miei contenuti. E col cazzo che me li chiudono questi contenuti». Dentro dovrebbero finire anche le puntate rimosse altrove, insieme a un social dotato di feed, storie, commenti, messaggi diretti e condivisioni. «Qui non ti cancello niente», promette, invitando gratuitamente sulla piattaforma anche altri creator.

Sanità, tasse, Rai e città: l’assalto al sistema

Nella lunga requisitoria entra poi lo Stato, descritto con una delle frasi più violente della puntata: «Lo Stato è peggio di un cravattaro di Tor Bella Monaca: ti succhia il 70% dei tuoi guadagni per non darti niente». Corona attacca le liste d’attesa della sanità pubblica, raccontando l’incontro con un’anziana malata di tumore che, secondo il suo racconto, non avrebbe potuto permettersi le cure private e avrebbe ricevuto un appuntamento dopo nove mesi. Se la prende con il prezzo della benzina, le Ztl e le multe, soprattutto a Milano, e poi punta il dito contro la Rai, «pagata coi nostri soldi», che descrive come un sistema dominato da nomine politiche, rapporti personali e «notizie filtrate». Nel suo intervento compaiono anche allusioni molto pesanti sui meccanismi interni del servizio pubblico, affermazioni delle quali durante la puntata non vengono forniti elementi che consentano di considerarle fatti accertati.

Corona trova persino lo spazio per parlare di urbanistica. «Dobbiamo ripartire dalla bellezza», dice, attaccando la cementificazione delle città, i grandi fondi immobiliari e i «grattacieli a forma di banana col logo dell’assicurazione». I bambini non avrebbero più cortili nei quali giocare, il verde sarebbe stato sacrificato e gli spazi urbani sottratti ai cittadini: «Siamo come detenuti in grandissime scatole di design».

«Voglio entrare nel potere»: la sfida di Corona comincia adesso

Alla fine il disegno diventa più chiaro. Falsissimo continuerà a essere il megafono, King TV dovrebbe garantire l’indipendenza dalle grandi piattaforme e “Per la Verità” dovrà trasformare quella comunità digitale in una forza politica. «Per cambiare, per cercare la verità insieme bisogna dare fastidio, bisogna rischiare, bisogna essere sovversivi come una spina nel fianco di qualsiasi forma di potere», proclama Corona. Se Falsissimo è stato, secondo lui, «la spina nel fianco dell’informazione», adesso l’obiettivo diventa molto più grande: «Voglio dare fastidio non all’informazione, ma al potere e voglio entrare dentro il potere».

Politica, televisione e giustizia diventano i tre sistemi contro i quali Corona promette battaglia. «Se voi seguendo il mio movimento mi aiutate, gli facciamo il culo a questi potenti del cazzo», dice alla sua platea. Poi invita tutti ad accendere i cellulari: «Questa roba qua entrerà nella storia». Lo studio di Falsissimo si trasforma così nel primo comizio del nuovo movimento e il pubblico ripete insieme a lui lo slogan: «Noi siamo Per la Verità».

Cosa succederà oggi?

Naturalmente tra fondare un movimento davanti a una telecamera e trasformarlo in un partito capace di presentarsi davvero alle elezioni c’è un abisso. Servono organizzazione, candidati, strutture territoriali, firme, regole e una classe dirigente che oggi non esiste. E soprattutto bisognerà capire se i milioni di persone che guardano Corona siano disposte a seguirlo anche dentro una cabina elettorale. Ma dopo questa puntata liquidare tutto come una semplice provocazione sarebbe un errore. Corona ha scelto un nome, ha abbozzato un programma, ha indicato gli avversari, ha annunciato una piattaforma proprietaria e ha dichiarato apertamente di voler entrare nel potere. E possiede già ciò che moltissimi aspiranti leader inseguono per anni senza riuscire a costruirlo: un pubblico enorme al quale può parlare senza intermediari. Adesso resta da scoprire quanto vale quel pubblico quando, invece del tasto “play”, davanti si trova una scheda elettorale.