Fabrizio Corona è di destra o di sinistra? A giudicare dal manifesto politico con cui ha annunciato la nascita di “Per la Verità”, probabilmente risponderebbe che la domanda è sbagliata. Perché l’ex re dei paparazzi, diventato con Falsissimo uno dei protagonisti più ingombranti dell’informazione digitale italiana, prova a infilarsi esattamente nello spazio lasciato libero dalla crisi delle vecchie appartenenze politiche. Immigrazione, droga, prostituzione, tasse, intelligenza artificiale, giovani, pensioni, sanità, scuola, Big Tech: nella sua discesa in campo c’è già molto più di uno slogan.
Corona definisce “Per la Verità” «un movimento liberale antisistema che pone al centro la libertà dell’individuo stesso». E il primo nemico indicato è il sistema politico esistente, senza grandi distinzioni di schieramento. «Non esistono più i partiti, non esistono più i valori, gli ideali della destra di una volta, della sinistra di una volta, di un centro di una volta», sostiene. Destra e sinistra sarebbero ormai soltanto «casacche» indossate da organizzazioni che funzionano come aziende e costruiscono consenso attraverso algoritmi e social media marketing.
La definizione scelta da Corona è brutale: «I politici di oggi sono i fuffa guru nuovi che non vendono come farvi guadagnare, ma vi vendono il sogno di un Paese che non esiste». È da qui che parte il suo tentativo di costruire qualcosa di diverso.
Corona contro Meloni: «Dio, patria e famiglia? Hanno tradito tutto»
Il primo bersaglio politico riconoscibile è il governo di Giorgia Meloni. Corona non pronuncia direttamente il nome della premier, ma non lascia dubbi su chi stia attaccando: «Il governo di destra, quello che ci governa oggi, ha basato tutta la sua campagna elettorale su tre parole: Dio, patria, famiglia».
Poi l’affondo: «E proprio questo ha tradito. Ha tradito la patria, ha tradito Dio […] e la famiglia. Che cosa ha fatto questo governo per la famiglia?».
Corona attacca anche la classe dirigente che governa il Paese sul terreno della rappresentazione e dell’immagine: «Chi c’è al governo oggi non ci rappresenta nemmeno nell’estetica. Hanno un’estetica che non rappresenta la storia del nostro Paese». E insiste: «Li avete visti in faccia chi governa? Li avete visti come parlano l’italiano? Come si vestono, come si atteggiano? Quello che vi dicono, come vi mentono».
Il modello al quale invece sceglie esplicitamente di richiamarsi è Silvio Berlusconi. Il ragionamento è semplice: il Cavaliere sosteneva di poter governare lo Stato perché aveva dimostrato di saper costruire aziende. Corona applica lo stesso principio a se stesso: «In che cosa sono bravo io? A fare i soldi. Quindi sono qui per fare fare i soldi al nostro Paese».
E poi la frase che sintetizza l’intera operazione: «Io sono il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo».
Immigrazione, la linea dura: «Chi non è regolare va fuori»
È sull’immigrazione che il programma di “Per la Verità” sembra spostarsi decisamente a destra. Corona respinge il modello dell’accoglienza indiscriminata e chiede l’espulsione di chi si trova illegalmente in Italia: «Via gli immigrati che non sono regolari, che violano il concetto di legge, che non possono stare secondo la legge all’interno di questo Paese. Basta applicare la legge».
Ma subito dopo introduce una distinzione. L’immigrazione regolare e utile al sistema economico deve essere favorita. «Sei un ingegnere indiano che può aiutarci qua? Vieni, ti accogliamo. Sei un medico egiziano? Vieni, ti paghiamo tutto quello che vuoi. Sei un cuoco senegalese? Vieni, ti accogliamo».
La discriminante, nel modello Corona, dovrebbe quindi essere il rispetto delle regole e l’inserimento lavorativo. Chi arriva legalmente e lavora è benvenuto. Chi delinque deve essere espulso. Lo sintetizza con il suo linguaggio: «Spacci crack? Vai fuori dal cazzo dal mio Paese».
Droga e prostituzione legalizzate: qui Corona rompe con la destra
Se sull’immigrazione il programma potrebbe conquistare una parte dell’elettorato conservatore, bastano pochi minuti perché Corona si sposti sul versante opposto. Il suo liberalismo diventa radicale quando parla di prostituzione e sostanze stupefacenti.
«Noi come movimento Per la Verità siamo liberali, siamo veri. Vogliamo che la prostituzione diventi un business che faccia guadagnare lo Stato come in Svizzera», annuncia. Ancora più netta la proposta sulle droghe: «La droga legalizziamola tutta e guadagniamoci esattamente come si fa per i farmaci».
La logica è economica prima ancora che ideologica: attività che già esistono e alimentano circuiti illegali dovrebbero essere regolamentate e tassate, trasformandosi in entrate per lo Stato. È uno dei punti che rendono più difficile collocare “Per la Verità” dentro gli schemi tradizionali: espulsioni degli irregolari da una parte, legalizzazione delle droghe e della prostituzione dall’altra.
La battaglia per i giovani: «Stiamo facendo un cazzo»
Il tema sul quale Corona insiste maggiormente è però quello delle generazioni che stanno entrando nel mondo del lavoro. «Che cosa stiamo facendo per i nostri giovani? Cosa stiamo facendo per la nuova classe dirigente?», domanda. E si risponde: «Un cazzo, un cazzo, un cazzo. Niente».
Il problema centrale, nella sua analisi, è l’intelligenza artificiale. I ragazzi studiano per anni e rischiano di arrivare sul mercato proprio mentre una parte delle professioni per le quali si sono preparati viene automatizzata. «Magari sono stati presi a lavorare e di colpo, boom, licenziati perché un chatbot o l’intelligenza artificiale li ha mandati a cagare».
Da qui quella che Corona presenta come una delle priorità assolute del movimento: «L’uso dell’intelligenza artificiale è il primo provvedimento che un movimento Per la Verità, che significa libertà, deve sostenere». L’obiettivo sarebbe «impedire che l’intelligenza artificiale entri a gamba tesa nel mondo del lavoro».
Corona immagina uno scenario ancora più radicale per la scuola. «I poveri manderanno i figli a scuola davanti a un tablet» con un avatar al posto del professore, mentre le famiglie più ricche potranno permettersi tutor umani altamente qualificati. La conseguenza, sostiene, sarà «un dislivello totale tra i ricchi che arriveranno sempre più in alto e i poveri che scenderanno sempre più in basso».
Over 50, padri separati e scuola: il pezzo sociale del programma
Accanto ai ragazzi Corona individua un’altra fascia che considera dimenticata: gli over 50. «Un cinquantenne di oggi è come se ne avesse 30, 35. E perché non facciamo qualcosa per questi cinquantenni? Li sfruttiamo, li annulliamo, la pensione gliela facciamo sognare».
La proposta è sorprendentemente interventista per un movimento che si definisce liberale: introdurre «l’obbligo alle aziende di assumere degli over 50», recuperando lavoratori espulsi dal mercato ma ancora perfettamente produttivi.
Corona cita anche i padri separati «che per legge devono lasciare tutto quanto alla moglie e poi si ritrovano […] a vivere nelle macchine» e dedica un passaggio agli insegnanti costretti a rinunciare alle cattedre al Nord perché uno stipendio di circa 1.500 euro non sarebbe sufficiente a sostenere affitti che nelle grandi città possono assorbirne gran parte.
«Lo Stato è peggio di un cravattaro»: tasse e sanità nel mirino
Il manifesto di Corona contiene anche una componente fortemente anti-Stato. «Lo Stato è peggio di un cravattaro di Tor Bella Monaca. Ti succhia il 70% dei tuoi guadagni per non darti niente», afferma.
La contestazione nasce dal rapporto tra pressione fiscale e servizi ricevuti. Corona porta come esempio la sanità e racconta di avere incontrato un’anziana malata di tumore che non avrebbe avuto il denaro necessario per rivolgersi al privato e avrebbe dovuto attendere mesi per gli esami. È un episodio raccontato dallo stesso Corona durante la trasmissione, senza ulteriori elementi di verifica, ma serve a costruire il suo ragionamento: lo Stato chiede molto e restituisce servizi insufficienti.
Nello stesso elenco finiscono il costo della benzina, le Ztl e le multe nelle grandi città. E naturalmente la Rai, che Corona considera il simbolo di un sistema pubblico finanziato dai cittadini ma dominato dalle appartenenze politiche. Durante la puntata utilizza parole pesantissime e formula anche allusioni sui rapporti interni all’azienda che restano sue affermazioni e non vengono accompagnate da elementi in grado di dimostrarle.
La guerra alle Big Tech: «Siamo comandati da un cazzo di algoritmo»
Se esiste però un filo che tiene insieme quasi tutto il manifesto di “Per la Verità”, è la battaglia contro il potere delle piattaforme digitali.
«Non ce l’abbiamo più quella libertà che crediamo di avere. Se la sono presa», sostiene Corona. «Le Big Tech ci hanno tolto tutto e ci hanno tolto tutto con l’avallo e l’assenso del nostro governo». Meta, Google e le altre piattaforme avrebbero accumulato un potere enorme grazie ai dati degli utenti: «Siamo comandati da un cazzo di algoritmo».
Corona lega questa battaglia direttamente alla propria esperienza con Falsissimo e alle rimozioni di alcune puntate dalle piattaforme. Il suo ragionamento è che una società privata possa di fatto cancellare in pochi istanti anni di lavoro, pubblico e capacità di comunicazione.
Per questo il primo strumento concreto legato alla nuova avventura politica sarà King TV, piattaforma proprietaria sulla quale Corona intende pubblicare anche i contenuti rimossi altrove e ospitare gratuitamente altri utenti e creator. «La pago io. Io la costruisco e ci metto i miei contenuti. E col cazzo che me li chiudono questi contenuti».
Il manifesto di Corona: destra, sinistra o puro populismo digitale?
Alla fine emerge un programma politicamente difficile da classificare. Meno tasse e meno Stato convivono con l’obbligo per le aziende di assumere over 50. La linea dura sull’immigrazione irregolare si accompagna alla legalizzazione totale delle droghe e della prostituzione. L’esaltazione dell’imprenditore Berlusconi convive con la denuncia delle Big Tech. E alla diffidenza verso la politica tradizionale si affianca l’ambizione dichiarata di entrarci dentro.
Corona non nasconde proprio quest’ultimo passaggio. «Per cambiare, per cercare la verità insieme bisogna dare fastidio, bisogna rischiare, bisogna essere sovversivi come una spina nel fianco di qualsiasi forma di potere».
Falsissimo, sostiene, è già stato «la spina nel fianco dell’informazione». Adesso vuole alzare il livello dello scontro: «Voglio dare fastidio non all’informazione, ma al potere e voglio entrare dentro il potere».
Il primo vero test arriverà dai numeri. Corona ha già fissato personalmente l’asticella: «Vediamo i sondaggi tra uno o due giorni a quanto mi danno, perché se mi danno oltre il tre sono cazzi amari per tutti».
È probabilmente questa la parte più interessante della sua discesa in campo. “Per la Verità” oggi non ha ancora una struttura politica, una classe dirigente o un’organizzazione territoriale paragonabile a quella di un partito. Ha però qualcosa che i partiti spendono milioni per conquistare: una comunità digitale enorme, un linguaggio immediatamente riconoscibile e un leader capace di parlare direttamente a milioni di persone senza passare dai media tradizionali.
La domanda, da questa mattina, è una sola: quanti di quei follower sono anche elettori?







