Secondo libro, seconda sanzione. E questa volta Roberto Vannacci si prende dodici mesi, il massimo previsto per la sospensione dalle funzioni del grado. A confermare ufficialmente il provvedimento disciplinare contro il generale, oggi leader di Futuro Nazionale e in pensione dall’Esercito, è il ministro della Difesa Guido Crosetto.
La sanzione riguarda “Il coraggio vince”, autobiografia pubblicata nel marzo 2024, quando Vannacci era ancora in servizio e si preparava alla campagna per le elezioni europee. La conferma è arrivata attraverso la risposta scritta del ministro a un’interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle. Per Vannacci non si tratta certo del primo scontro con i vertici militari. Era già stato sanzionato per “Il mondo al contrario”, il libro che lo aveva trasformato da generale conosciuto soprattutto negli ambienti militari in uno dei personaggi politici più discussi d’Italia.
Vannacci, dodici mesi di sospensione per “Il coraggio vince”
Crosetto richiama nella risposta il Codice dell’Ordinamento Militare. Le norme prevedono che le sanzioni siano stabilite considerando gravità della mancanza, precedenti disciplinari, grado, età e anzianità del militare. La sospensione può arrivare fino a dodici mesi e può essere applicata anche al personale in congedo.
Ed è proprio il massimo che è stato inflitto a Vannacci. Il generale è andato in pensione nel febbraio 2025, quindi il provvedimento non produce oggi gli stessi effetti economici che avrebbe avuto quando era ancora in servizio. La sospensione riguarda le “funzioni del grado”, ma Vannacci conserva il grado di generale. Una distinzione importante anche politicamente, visto che il titolo militare continua a essere uno degli elementi centrali della sua immagine pubblica.
Prima “Il mondo al contrario”, ora arriva la seconda sanzione
Il precedente risale al 28 febbraio 2024. Per “Il mondo al contrario” Vannacci aveva ricevuto undici mesi di sospensione disciplinare, con conseguente perdita di metà dello stipendio e dei relativi contributi. Secondo la contestazione, con quel libro aveva leso il «prestigio» e il principio di «neutralità» delle Forze Armate. Vannacci aveva impugnato il provvedimento, che era stato successivamente confermato dal Tar.
Il secondo procedimento presenta però caratteristiche differenti. “Il coraggio vince” affronta anche argomenti legati al servizio militare, materia sulla quale esistono specifici obblighi di riservatezza. Secondo quanto emerge dalla vicenda disciplinare, Vannacci non avrebbe inoltre chiesto l’autorizzazione prevista. Da qui il nuovo procedimento e una sospensione ancora più lunga: dodici mesi contro gli undici della prima volta.
Crosetto conferma la sanzione ma restano le domande del M5S
La risposta del ministro mette quindi un punto fermo sull’esistenza e sull’entità della sanzione, ma non chiude tutti gli interrogativi sollevati dal Movimento 5 Stelle. Tra le questioni poste nell’interrogazione c’erano infatti il rispetto del principio di gradualità rispetto alla precedente sanzione, l’eventuale deferimento a una commissione di disciplina e il ruolo del collegio di generali chiamato a valutare la posizione dell’ufficiale.
Domande che toccano il punto politicamente più delicato dell’intera vicenda: la possibile perdita del grado per rimozione, misura molto più pesante rispetto alla sospensione e che avrebbe privato Vannacci della possibilità di continuare a presentarsi pubblicamente con il titolo di generale. Questo, però, non è accaduto.
Vannacci resta generale, ma lo scontro con la Difesa continua
Il risultato è una situazione singolare. Vannacci ha lasciato l’Esercito, è diventato un protagonista politico e ha fondato Futuro Nazionale, ma continua a fare i conti con procedimenti nati quando indossava ancora l’uniforme. E soprattutto incassa due sanzioni disciplinari legate ai due libri che hanno accompagnato la sua trasformazione da alto ufficiale a leader politico: undici mesi per “Il mondo al contrario” e dodici per “Il coraggio vince”. Crosetto ha adesso messo nero su bianco la seconda. Vannacci conserva le stellette e il grado, ma il rapporto con l’istituzione militare dalla quale proviene continua a essere segnato da uno scontro che neppure il pensionamento sembra aver definitivamente chiuso.







