Garlasco, quattro nuovi elementi possono riaprire il processo Stasi: dal Dna all’orario del delitto, cosa può cambiare tutto

Non c’è soltanto Andrea Sempio. La partita più importante che si sta giocando intorno alla nuova inchiesta sul delitto di Garlasco potrebbe riguardare direttamente Alberto Stasi e la possibile revisione della condanna definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Perché nel fascicolo della Procura di Pavia starebbero emergendo almeno quattro elementi che la difesa potrebbe utilizzare per chiedere di riaprire il processo.

Genetica, orario dell’omicidio, impronte e una nuova lettura del famoso dispenser del sapone. Nessuno di questi accertamenti dimostra automaticamente l’innocenza di Stasi, ma il loro eventuale valore dovrà essere valutato anche rispetto al quadro probatorio che portò alla sua condanna.

Il Dna sulle dita di Chiara: escluso Stasi

Il primo elemento arriva dalla consulenza del genetista Carlo Previderè. L’aplotipo del cromosoma Y individuato su due dita di Chiara Poggi sarebbe risultato compatibile con la linea genetica paterna della famiglia Sempio. Lo stesso profilo sarebbe invece incompatibile con Alberto Stasi.

È un dato potenzialmente importante, ma che non equivale all’identificazione dell’assassino. Un profilo genetico può indicare una compatibilità, mentre resta da stabilire come e quando il materiale biologico sia arrivato sulle dita della vittima. Ed è proprio questo uno dei nodi che dovranno essere affrontati nel contraddittorio tra consulenti.

L’orario dell’omicidio e il computer di Stasi

Potenzialmente ancora più importante per un’eventuale revisione è la nuova analisi del contenuto gastrico di Chiara. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo, riesaminando la documentazione redatta nel 2007 dal professor Marco Groppi, avrebbe collocato la morte almeno mezz’ora dopo la colazione.

Secondo i ricordi della madre e delle vicine, Chiara era solita fare colazione intorno alle 9. Se questa scansione temporale venisse confermata, l’orario dell’aggressione potrebbe quindi spostarsi in avanti. A questo dato si aggiungerebbe la nuova Bloodstain Pattern Analysis dei RIS di Cagliari, secondo la quale l’azione omicidiaria si sarebbe sviluppata in più fasi e sarebbe durata oltre venti minuti.

Qui entra in gioco un particolare fondamentale: alle 9.35 Stasi risulterebbe nella propria abitazione davanti al computer. Se i nuovi accertamenti rendessero incompatibile quel dato informatico con la sua presenza nella villetta durante l’aggressione, la questione assumerebbe inevitabilmente un peso enorme nell’eventuale procedimento di revisione. Ma sarà necessario stabilire con precisione i margini temporali di tutti gli elementi disponibili.

Il mistero dell’impronta palmare numero 33

C’è poi una vecchia conoscenza dell’inchiesta: l’impronta palmare numero 33. Secondo l’impostazione investigativa richiamata nei nuovi approfondimenti, la traccia potrebbe essere stata lasciata dall’autore del delitto. Un dato appare però particolarmente interessante per la posizione del condannato: l’impronta non appartiene ad Alberto Stasi.

Anche in questo caso il passaggio decisivo sarà dimostrare che quella traccia sia effettivamente collegata all’omicidio e non sia stata lasciata in un momento precedente. Soltanto allora la sua mancata attribuzione a Stasi potrebbe acquistare un significato completamente diverso.

Il dispenser del sapone e l’indizio contro Stasi

Infine c’è il dispenser del sapone nel bagno della villetta. L’impronta di Stasi trovata sul flacone era stata letta nel quadro degli elementi a suo carico. I nuovi accertamenti potrebbero però offrire un’interpretazione alternativa.

Sul dispenser sarebbero presenti altre impronte parziali, circostanza che potrebbe indicare un utilizzo precedente e ripetuto dell’oggetto. Secondo una delle ipotesi difensive, Stasi potrebbe averlo toccato la sera precedente al delitto, quando si trovava a casa Poggi e si sarebbe lavato le mani prima di mangiare una pizza. Per stabilire quanto questa ricostruzione sia sostenibile serviranno però le valutazioni tecniche sulla posizione delle tracce e sul loro stato di conservazione.

La revisione di Stasi si gioca sui nuovi elementi

È qui che i quattro tasselli possono incontrarsi: Dna incompatibile con Stasi, possibile spostamento dell’orario dell’omicidio, impronta palmare non sua e diversa interpretazione della traccia sul dispenser. Presi singolarmente potrebbero non essere sufficienti. La revisione di una sentenza definitiva richiede elementi nuovi capaci, valutati insieme alle prove già esaminate, di incidere concretamente sul giudizio che ha portato alla condanna.

Ma è esattamente questa la partita che si prepara a giocare la difesa. Stasi, nelle ultime ore, ha rotto il silenzio con una frase pesantissima: «Spero sia arrivato il momento di avere giustizia per Chiara e per me». Adesso dietro quella speranza cominciano a intravedersi gli elementi sui quali potrebbe essere costruita la nuova battaglia giudiziaria. E dopo quasi vent’anni dal delitto di Garlasco tornano quattro domande decisive: di chi è il Dna trovato sulle dita di Chiara? A che ora cominciò davvero l’aggressione? Chi lasciò l’impronta 33? E quando Alberto Stasi toccò quel dispenser?