Il documentario NAZA, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, è diventato un caso politico ancora prima di essere un caso cinematografico. Il film, prodotto da The Guardian e premiato con il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, ricostruisce i sistemi utilizzati dall’esercito israeliano nelle operazioni a Gaza e il loro impatto sulla popolazione civile.
Raccoglie le testimonianze di 24 militari e membri dell’intelligence israeliana, tutti intervistati in forma anonima. Le riprese sono state realizzate sui tetti di Tel Aviv, con immagini e voci modificate per proteggere l’identità degli intervistati. Il lavoro nasce dalle precedenti inchieste giornalistiche realizzate da The Guardian, +972 Magazine e Local Call e utilizza le testimonianze per ricostruire il funzionamento dei sistemi di sorveglianza e selezione degli obiettivi durante la guerra a Gaza.
Netanyahu contro NAZA: «Menzogne» alla vigilia del voto
A far crescere ulteriormente l’attenzione è stata la reazione di Benjamin Netanyahu e di altri esponenti del governo israeliano, che hanno attaccato duramente il documentario e i suoi autori. La reazione delle autorità israeliane è stata durissima. Benjamin Netanyahu ha respinto le accuse contenute nel documentario, definendole «menzogne» e contestando la ricostruzione proposta dai suoi autori.
Già dopo la presentazione a Venezia, Netanyahu aveva definito il film «intollerabile», accusando i registi di incitare all’antisemitismo e di aver infangato Israele. Anche il ministro della Cultura Miki Zohar ha attaccato Abraham e Szor, arrivando a parlare di «tradimento» e chiedendo che venisse valutata la revoca della loro cittadinanza israeliana. Il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Eyal Zamir, ha inoltre promosso verifiche interne sull’eventuale divulgazione non autorizzata di materiale classificato e sull’utilizzo di fonti anonime. I registi hanno respinto le accuse e continuato a difendere il lavoro realizzato.
Il caso NAZA nel pieno della campagna elettorale israeliana
La polemica arriva in una fase particolarmente delicata per Israele, con le elezioni per la Knesset fissate per il 27 ottobre 2026. La guerra a Gaza, il ruolo dell’esercito e le responsabilità politiche sono tra i temi che attraversano il dibattito pubblico israeliano. In questo contesto, il documentario ha assunto una dimensione che va oltre il cinema, alimentando un confronto particolarmente acceso proprio mentre il Paese si avvicina al voto. La vicenda ha coinvolto anche il mondo della cultura israeliana: oltre 1.500 professionisti del settore cinematografico hanno espresso sostegno ai due registi.
Ma cosa significa NAZA?
Il titolo del documentario deriva da un acronimo utilizzato nell’ambito dell’intelligence israeliana per indicare il numero previsto di vittime civili in un attacco. È proprio questo termine a rappresentare uno degli elementi centrali del film. Secondo le testimonianze raccolte dai registi, i cosiddetti “Naza” possono comprendere bambini, donne e anziani e, in alcuni casi, arrivare anche a diverse centinaia di persone. Il documentario sostiene che questo sistema fosse legato alla valutazione dei possibili danni collaterali durante le operazioni militari a Gaza.
Al centro di NAZA ci sono anche i sistemi di controllo e sorveglianza utilizzati per individuare gli obiettivi. Secondo le testimonianze raccolte da Abraham e Szor, algoritmi, intelligenza artificiale e controllo dei telefoni avrebbero avuto un ruolo nell’individuazione dei membri di Hamas. Il film prova quindi a ricostruire non soltanto le conseguenze degli attacchi, ma anche il sistema decisionale che precede l’azione militare, mostrando come le possibili vittime civili entrino nelle valutazioni operative.
Nelle sale italiane fino al 30 settembre
Dopo il passaggio alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria, NAZA è arrivato nelle sale cinematografiche italiane e lo sarà fino al 30 settembre 2026. La distribuzione del film proseguirà inoltre online: dalla fine di novembre 2026 sarà disponibile gratuitamente sul sito del Guardian. La scelta è stata presentata dalla testata come parte del proprio impegno nella diffusione del giornalismo indipendente.
Il documentario è destinato a una distribuzione internazionale in oltre 50 Paesi, ampliando così il pubblico che potrà vedere il lavoro dei due registi. Dal 10 ottobre NAZA sarà trasmesso su Rai Storia, portando il documentario anche sul piccolo schermo dopo il percorso nelle sale. Un passaggio che rende il film accessibile a un pubblico ancora più ampio e mantiene alta l’attenzione sul caso esploso dopo la presentazione veneziana.







