Ricina, Gianni Di Vita: «Sono serenissimo». Ma cosa accadde a quella cena? I “non ricordo”, la giardiniera e il veleno

Pietracatella, il giallo della ricina

«Sono serenissimo». Gianni Di Vita lo ripete davanti ai giornalisti mentre lascia la questura di Campobasso. Poi qualcuno gli domanda se voglia giustizia per la moglie Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, morte a dicembre dopo l’avvelenamento da ricina. Lui accenna un sorriso e risponde: «Eh, vedete un po’ voi». Quindi sale in macchina e torna a Pietracatella.

Poche ore più tardi, però, Di Vita si presenta nuovamente agli investigatori. Porta con sé due computer e mette altro materiale informatico a disposizione di chi indaga. Nei giorni scorsi aveva già consegnato spontaneamente un hard disk. Gianni Di Vita non risulta indagato e il suo legale, Vittorino Facciolla, ribadisce la piena collaborazione con gli inquirenti. Ma gli accertamenti continuano a concentrarsi sulla casa della famiglia, sugli oggetti sequestrati e soprattutto su ciò che accadde nei giorni precedenti alla morte delle due donne.

Le tracce di ricina nei reperti sequestrati in casa

Il punto più delicato riguarda i 131 reperti raccolti dagli investigatori nell’abitazione di Pietracatella. Si tratta di residui alimentari, contenitori e altri oggetti sui quali gli esperti stanno effettuando una lunga serie di analisi. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, alcuni di questi reperti avrebbero restituito tracce di ricina.

Gli investigatori attendono anche gli esiti degli approfondimenti affidati al Robert Koch Institute di Berlino, mentre la Squadra mobile e lo Sco continuano a ricostruire ogni passaggio della vicenda. Le ultime attività hanno interessato non soltanto l’abitazione, ma anche alcuni locali e gli uffici professionali nella disponibilità della famiglia. Gli agenti hanno acquisito documenti, materiale digitale e una borsa appartenuta ad Antonella Di Ielsi che conteneva alcuni effetti personali.

L’avvocato Facciolla ha precisato che le perquisizioni hanno riguardato immobili e vani nella disponibilità dell’intera famiglia e non soltanto di Gianni Di Vita. L’obiettivo degli investigatori resta quello di capire chi possa aver avuto accesso agli oggetti e agli alimenti, e soprattutto come la ricina sia entrata nella casa e attraverso quale alimento o sostanza Antonella e Sara l’abbiano ingerita.

Il mistero della cena del 23 dicembre

È soprattutto una cena a occupare un posto centrale nella ricostruzione: quella del 23 dicembre, quando in casa si trovavano Gianni Di Vita, la moglie Antonella e la figlia Sara. Alice, la primogenita, non era presente.

Proprio sul contenuto di quella cena, nel corso dei mesi, Di Vita ha fornito ricordi differenti. Subito dopo la tragedia raccontò di non ricordare che cosa fosse stato portato in tavola. «L’unico giorno che abbiamo cenato insieme solo io, Antonella e Sara, senza l’altra figlia Alice, è stato a cena il 23 dicembre, ma non ricordo assolutamente cosa abbiamo mangiato, aveva preparato mia moglie», aveva spiegato.

Durante il ricovero precauzionale allo Spallanzani, però, parlando con una psicologa tra il 30 dicembre e il 7 gennaio, il ricordo risultò più preciso. Di Vita associò i sintomi comparsi contemporaneamente nella moglie e nella figlia a un pasto consumato il 23 dicembre che comprendeva una «giardiniera di produzione domestica».

Il giorno successivo, l’8 gennaio, davanti agli investigatori tornò invece a sostenere di non ricordare «assolutamente nulla di quello che è stato portato in tavola». Nei mesi seguenti, interrogato nuovamente su quelle apparenti contraddizioni, tornò a citare la giardiniera e aggiunse anche insaccati e cozze.

Sono passaggi che gli investigatori stanno cercando di ricostruire senza lasciare zone d’ombra. Al momento, però, Di Vita non è indagato e le differenti versioni sui cibi consumati quella sera non consentono da sole di attribuire responsabilità.

Computer, hard disk e nuovi accertamenti

Le indagini si sono concentrate anche sul materiale informatico. Di Vita ha accompagnato gli agenti nei suoi uffici da commercialista e successivamente ha consegnato un hard disk. Più tardi è tornato in questura con altri due computer. Gli investigatori stanno quindi cercando elementi anche nei dispositivi elettronici, insieme alla documentazione acquisita durante le perquisizioni.

Il legale di Di Vita continua a sottolineare l’atteggiamento collaborativo del suo assistito. «Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli», ha spiegato Facciolla, aggiungendo che la famiglia continuerà a mettere a disposizione degli investigatori quanto verrà richiesto.

Nel frattempo Pietracatella continua a stringersi attorno all’ex sindaco, che guidò il Comune dal 2006 al 2014. Nel paese molti conoscono Gianni Di Vita da anni e respingono qualsiasi conclusione affrettata sulla sua posizione. L’inchiesta, del resto, non ha ancora individuato un responsabile per l’avvelenamento.

Il nodo decisivo: come è arrivata la ricina?

È questa la domanda che attraversa l’intera indagine. Da dove proveniva la ricina? Chi l’ha portata nella casa di Pietracatella? E soprattutto in quale alimento o sostanza è finita prima che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita la ingerissero?

Le analisi sui reperti potrebbero restringere il campo. Se gli accertamenti confermeranno la presenza del veleno su determinati alimenti, contenitori oppure oggetti, gli investigatori potranno ricostruire con maggiore precisione il percorso della sostanza all’interno dell’abitazione.

Restano inoltre da chiarire le circostanze della cena del 23 dicembre e la successione dei sintomi che colpirono le due donne. È su questo incrocio tra analisi scientifiche, reperti sequestrati, dispositivi informatici e testimonianze che si gioca una parte decisiva dell’inchiesta.

Gianni Di Vita, intanto, continua a dichiararsi tranquillo e a collaborare. «Sono serenissimo», ha detto uscendo dalla questura. Una frase destinata inevitabilmente a diventare uno degli elementi più forti di un giallo che, nove mesi dopo la morte di Antonella e Sara, deve ancora rispondere alla domanda fondamentale: chi o che cosa ha portato la ricina sulla tavola della famiglia Di Vita?