Migranti, la sinistra europea si spacca: Frederiksen sfida Sánchez sulla linea dura e il Pd di Schlein resta alla finestra

Ceuta, migranti

Sull’immigrazione si apre una frattura profonda anche nella sinistra europea. Da una parte c’è la premier danese Mette Frederiksen, socialdemocratica che da anni ha scelto una politica fortemente restrittiva sui migranti. Dall’altra il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez, diventato il principale riferimento dell’ala più aperta del socialismo continentale. In mezzo ci sono il Partito dei socialisti europei e il gruppo S&D all’Europarlamento, che per ora sembrano soprattutto intenzionati a evitare una resa dei conti.

A far esplodere il contrasto è stata la crisi migratoria di Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa africana. Frederiksen si è schierata con altri leader europei nell’accusare Sánchez di aver indebolito la sicurezza delle frontiere dell’Unione dopo l’arrivo di decine di migliaia di migranti. Una posizione particolarmente pesante perché non arriva dalla destra, ma da una delle figure più importanti della stessa famiglia politica del premier spagnolo.

Frederiksen contro Sánchez, la frattura sui migranti

Il caso danese fotografa il dilemma che da anni attraversa la socialdemocrazia europea. Frederiksen ha costruito una parte importante del proprio consenso adottando sull’immigrazione una linea molto più rigida rispetto a quella tradizionalmente associata al centrosinistra, nel tentativo di sottrarre terreno alla destra radicale.

Sánchez rappresenta invece una linea differente e proprio l’attacco arrivato da Copenaghen ha provocato la reazione dell’eurodeputato socialista spagnolo Javi López e dell’ex ministro italiano Peppe Provenzano. I due hanno scritto al Pse accusando Frederiksen di essersi schierata politicamente con Giorgia Meloni anziché mostrare solidarietà a un governo socialista.

Ma il problema per il Pse è tutto politico: attaccare Frederiksen significa mettere in discussione una strategia sull’immigrazione che ha un forte peso elettorale in Danimarca e che trova consensi anche in altre socialdemocrazie del Nord Europa.

Il Pse teme lo scontro con i socialdemocratici del Nord

Secondo quanto riferito da Politico, eurodeputati e funzionari del gruppo S&D descrivono una famiglia socialista sostanzialmente paralizzata dalle differenze tra gli interessi nazionali.

«Dobbiamo sviluppare una strategia e restare uniti», ha spiegato l’eurodeputato Vytenis Andriukaitis, membro della presidenza del Pse, ammettendo però che sulla questione migratoria gli approcci dei diversi partiti «sono un po’ diversi».

Una formula diplomatica dietro la quale si nasconde uno scontro molto più sostanziale. I partiti socialdemocratici devono fare i conti con elettorati nazionali differenti e, soprattutto, con destre radicali che proprio sull’immigrazione costruiscono una parte consistente del proprio consenso.

La questione dovrebbe arrivare sul tavolo dei vertici del Pse prima del Consiglio europeo di ottobre, mentre la dirigenza S&D dovrebbe affrontarla già a settembre. Ma l’ipotesi più probabile resta quella di evitare una battaglia frontale contro Frederiksen. Anche perché uno scontro con i socialdemocratici danesi rischierebbe di trascinare nella contesa gli altri partiti scandinavi.

Nel mirino Iratxe García Pérez

Le tensioni hanno inevitabilmente raggiunto anche Iratxe García Pérez, presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo e politicamente vicina a Sánchez.

All’interno del gruppo qualcuno avrebbe iniziato a ragionare sulla possibilità di mettere in discussione la sua leadership. Ma qui entra in gioco l’Italia: secondo le ricostruzioni raccolte da Politico, soltanto la delegazione italiana avrebbe una forza numerica sufficiente per promuovere concretamente una candidatura alternativa. Il Pd, però, non sembra intenzionato a muoversi.

Schlein non vuole aprire un altro fronte con Conte

Per Elly Schlein la priorità resta infatti la politica italiana e soprattutto la tenuta dell’alleanza di opposizione con Movimento 5 Stelle e Verdi. Una maggiore esposizione del Pd nella battaglia per la guida dei socialisti europei potrebbe creare nuove tensioni con gli alleati proprio mentre il centrosinistra cerca di presentarsi compatto alle prossime elezioni. «Dobbiamo concentrarci sulle elezioni. Non ci interessa la leadership del gruppo», avrebbe spiegato una fonte italiana.

Il risultato è un paradosso: la sinistra europea riconosce di avere un problema enorme sull’immigrazione, ma non riesce ancora a trovare una linea comune per affrontarlo. Frederiksen non intende rinunciare alla politica restrittiva che le permette di contendere voti alla destra; Sánchez difende un modello differente; il Pse teme una spaccatura e il Pd, che potrebbe pesare nella partita interna, preferisce non aprire un nuovo fronte.

La battaglia sui migranti rischia così di diventare qualcosa di più di una divergenza programmatica: una discussione sull’identità stessa della sinistra europea e su quale elettorato voglia provare a riconquistare.