Un libro destinato a diventare un caso prima ancora di arrivare nelle librerie. Il prossimo 24 novembre la Libreria Editrice Vaticana pubblicherà «Il Diario personale di Papa Francesco», volume curato dal cardinale argentino Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e uno degli uomini più vicini a Jorge Mario Bergoglio durante il suo pontificato.
L’operazione editoriale ha dimensioni tutt’altro che marginali. Il libro uscirà contemporaneamente in cinque lingue e raggiungerà 94 Paesi. In Italia lo pubblicherà la Libreria Editrice Vaticana, mentre Penguin Random House curerà le edizioni in spagnolo, inglese e portoghese. Albin Michel pubblicherà quella francese.
La presentazione ufficiale promette di portare i lettori dentro «l’interiorità» di Francesco. Ma proprio la natura dei documenti pubblicati apre una serie di interrogativi. A cominciare da quello apparentemente più semplice: si tratta davvero di un diario?
Diario personale di Papa Francesco, il mistero degli appunti
La formulazione scelta dalla stessa Libreria Editrice Vaticana merita attenzione. Il titolo non lascia spazio ad ambiguità: «Il Diario personale di Papa Francesco». Quando però il comunicato entra nel merito del contenuto, spiega che il libro «presenta e commenta appunti» tenuti da Bergoglio dal 20 dicembre 1992 al 18 agosto 2024.
Una differenza tutt’altro che insignificante. Un diario personale presuppone normalmente una raccolta continuativa o comunque consapevolmente organizzata di annotazioni private. Una serie di appunti, agende o annotazioni sparse rappresenta qualcosa di diverso.
La comunicazione ufficiale non chiarisce, almeno per ora, quale sia esattamente la natura materiale dell’archivio utilizzato da Fernández. Non sappiamo neppure se il libro contenga tutto ciò che Bergoglio aveva conservato oppure soltanto una selezione. E soprattutto non è stato spiegato pubblicamente quale criterio abbia guidato la scelta delle pagine destinate alla pubblicazione.
Il ruolo di Víctor Manuel Fernández e l’operazione editoriale mondiale
Al centro del progetto c’è il cardinale Víctor Manuel Fernández, conosciuto come «Tucho», teologo argentino legatissimo a Francesco. È lui a presentare e commentare le carte di Bergoglio.
Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione, ha spiegato che attraverso il volume sarà possibile conoscere meglio «l’interiorità del Pontefice argentino». Lorenzo Fazzini, responsabile editoriale della Libreria Editrice Vaticana, ha invece sottolineato la dimensione internazionale dell’operazione.
Non siamo dunque davanti alla semplice pubblicazione di un documento storico. Il Vaticano ha costruito un vero libro-evento internazionale, che verrà presentato anche agli editori alla Fiera del Libro di Francoforte.
Ed è proprio la portata commerciale dell’operazione a rendere ancora più importante conoscere la provenienza esatta delle carte e soprattutto le eventuali disposizioni lasciate dal loro autore.
Francesco voleva davvero che quelle carte diventassero un libro?
È questo il punto sul quale, al momento, manca la risposta più importante.
Il materiale copre oltre trent’anni della vita di Bergoglio e arriva fino all’agosto del 2024, dunque comprende più di undici anni del suo pontificato. Non si tratta soltanto di annotazioni precedenti all’elezione al soglio pontificio, ma anche di pagine scritte mentre Francesco governava la Chiesa universale.
La Libreria Editrice Vaticana conferma ufficialmente l’esistenza degli appunti e la loro pubblicazione. Tuttavia, nell’annuncio diffuso finora non viene indicata un’esplicita disposizione di Papa Francesco che autorizzasse Fernández a pubblicarli dopo la sua morte.
Questo naturalmente non significa che tale autorizzazione non esista. Significa semplicemente che, almeno nella presentazione pubblica del progetto, non viene spiegata.
Ed è una distinzione fondamentale.
Le domande sul presunto scatolone di agende
Secondo indiscrezioni circolate negli ambienti vaticani, Fernández avrebbe ricevuto dallo stesso Francesco uno scatolone contenente vecchie agende e annotazioni. Se questa ricostruzione fosse confermata, resterebbe comunque da comprendere a quale titolo Bergoglio gli avesse consegnato quel materiale.
Custodia personale? Consultazione? Lavoro teologico? Conservazione? Oppure una precisa richiesta di pubblicarlo dopo la morte?
Sono scenari molto diversi.
La questione diventa ancora più interessante perché chi ha conosciuto da vicino Francesco ha spesso descritto un Pontefice poco incline alla conservazione sistematica della propria documentazione privata. Proprio per questo sarebbe importante conoscere natura, provenienza e storia archivistica delle carte ora presentate come «Diario personale».
Il Vaticano, per il momento, certifica gli estremi essenziali dell’operazione editoriale ma non offre questi dettagli.
Un «Vatileaks» autorizzato o l’ultima volontà di Francesco?
Il paragone con i vecchi Vatileaks è inevitabilmente suggestivo, ma esiste una differenza enorme: questa volta non abbiamo documenti trafugati e consegnati clandestinamente alla stampa. La pubblicazione arriva direttamente dalla casa editrice ufficiale della Santa Sede e porta la firma di uno dei cardinali più vicini a Francesco.
Proprio per questo le domande diventano persino più delicate.
Se Francesco ha affidato consapevolmente quelle carte a Fernández chiedendogli di pubblicarle, «Il Diario personale» rappresenterebbe una sorta di testamento intimo del Pontefice argentino. Se invece gli appunti erano materiale strettamente personale affidato senza una precisa disposizione editoriale, la questione assumerebbe contorni completamente differenti.
C’è infine il problema della definizione stessa del libro. La Libreria Editrice Vaticana parla contemporaneamente di «Diario personale» e di «appunti». Una scelta che può sembrare puramente editoriale, ma che cambia radicalmente la percezione del lettore.
Per capire cosa ci sia davvero dentro quelle 176 pagine bisognerà probabilmente aspettare il 24 novembre. Prima, però, sarebbe utile una risposta molto più semplice: Papa Francesco voleva davvero che quelle annotazioni private diventassero un libro venduto in 94 Paesi?







