Prima si difende, poi alza la voce e infine avverte che non accetterà più accuse che considera lesive della propria reputazione. Luciano Garofano, ex comandante del RIS di Parma, interviene sul caso Garlasco. Il confronto televisivo diventa durissimo. Al centro restano le analisi del 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. La Procura di Pavia, inoltre, non avrebbe trovato negli atti della vecchia indagine le copie delle successive analisi, che avrebbero dato esito negativo.
Garofano respinge l’idea che qualcuno abbia nascosto quei risultati. «Credo sia tutto un grande equivoco», sostiene. Secondo lui, la Procura ha rilevato soltanto l’assenza delle copie delle analisi negative nel fascicolo. Non ha accertato un’omissione volontaria del RIS. Da qui l’accusa di una campagna di delegittimazione: «Il RIS non ha nascosto, non ha omesso, non ha falsato né manipolato alcuna verità».
Garofano: «Perché avremmo dovuto accusare Stasi?»
L’ex comandante rivendica il lavoro dei suoi uomini. «Quale interesse avrebbero avuto il RIS o la Procura a indirizzare le indagini contro Alberto Stasi?», chiede. Garofano ricorda che la condanna definitiva dell’ex fidanzato di Chiara Poggi arrivò dopo un lungo percorso giudiziario. A suo giudizio, oggi i media parlano di errore giudiziario prima che un tribunale lo riconosca con gli strumenti previsti dalla legge.
L’ex generale risponde anche alle critiche sui numerosi «non ricordo» pronunciati a proposito delle indagini del 2007. «Sono passati diciannove anni», ricorda Garofano. All’epoca il RIS di Parma seguiva molti casi insieme. Per questo, spiega, oggi è difficile ricostruire ogni passaggio tecnico.
La tensione aumenta quando Tommaso Cerno ipotizza che il RIS conoscesse elementi favorevoli a Stasi e non li avesse comunicati. Garofano richiama un verbale del 24 settembre. Secondo la sua ricostruzione, il documento prova che i consulenti avevano ricevuto tutta la documentazione disponibile.
Lo scontro con Rita Cavallaro sui pedali della bicicletta
Il confronto con Rita Cavallaro trasforma la discussione in uno scontro frontale. La giornalista sostiene che le conclusioni del RIS sul DNA di Chiara Poggi sui pedali influenzarono l’arresto di Stasi. Contesta inoltre la gestione delle controanalisi successive.
Secondo Cavallaro, il fatto stesso che fossero stati effettuati ulteriori accertamenti dimostrerebbe l’esistenza di dubbi sul primo risultato. La sua accusa è pesantissima: quei risultati negativi avrebbero dovuto essere inseriti nel fascicolo e sottoposti alla valutazione della magistratura e delle parti, indipendentemente dall’interpretazione tecnica data dagli specialisti del RIS.
Garofano rifiuta completamente questa ricostruzione e ribadisce che i militari misero il pubblico ministero nelle condizioni di conoscere i risultati che ritenevano scientificamente validi. È proprio su questo punto che si concentra oggi una delle questioni più delicate: ricostruire con esattezza quali risultati vennero prodotti, quali comunicati alla Procura e attraverso quali atti.
«C’è una manipolazione della realtà. Difenderò la mia reputazione»
Nel finale Garofano perde la pazienza. Contesta l’idea che siano stati i RIS a «mandare in galera» Stasi e parla apertamente di una «manipolazione della realtà costante». Accusa inoltre i suoi interlocutori di partire da un pregiudizio secondo il quale gli investigatori del 2007 dovrebbero necessariamente avere commesso un errore.
L’ex comandante insiste sulla validità del profilo genetico individuato all’epoca e sostiene che anche altri consulenti ne abbiano confermato l’attendibilità. Poi arriva l’avvertimento: continuerà a difendere fino in fondo la propria reputazione e quella dei collaboratori e agirà contro chi, a suo giudizio, supererà il confine tra una legittima critica e accuse calunniose.
Il nuovo fronte di Garlasco si sposta così sempre più dalle prove raccolte nel 2007 alla loro gestione. Stabilire che alcuni documenti non risultino oggi nel fascicolo è una cosa; dimostrare che qualcuno li abbia volontariamente nascosti è tutt’altra. Ed è esattamente su questa differenza che Garofano ha deciso di giocare la sua battaglia, mentre la Procura di Pavia continua a ricostruire ciò che accadde nei laboratori e negli uffici investigativi diciannove anni fa.







