Naza, il film è stato cancellato in Olanda: minacce ai registi e urla di dolore

NAZA

Il documentario Naza, firmato dai registi palestinesi Yuval Abraham e Rachel Szor, è al centro di un caso internazionale. Le sale olandesi hanno proiettato il film il 6, 7 e 8 ottobre. I registi hanno poi bloccato le proiezioni dopo le minacce rivolte alle loro famiglie. Lo ha raccontato Het Parool, che riferisce anche le proteste di chi quella tragedia l’ha vissuta sulla propria pelle.

Il film Naza cancellato in Olanda dopo le minacce

I registi hanno cancellato l’uscita del film Naza in Olanda dopo le minacce ricevute dalle loro famiglie. La scelta della data, a ridosso dell’anniversario del 7 ottobre, aveva già acceso le polemiche. Il film Naza resta al centro del dibattito nei Paesi Bassi.

«Le famiglie degli autori del film hanno ricevuto minacce», ha confessato con drammaticità un portavoce del distributore olandese. Il portavoce ha aggiunto che le famiglie delle vittime hanno vissuto la scelta di far uscire il film vicino al 7 ottobre come un insulto. Sui social e nelle piazze dei Paesi Bassi sono esplose «reazioni molto forti», costringendo gli autori a un gesto estremo: implorare i cinema di spegnere i proiettori per proteggere i propri cari.

Pianti e urla della sopravvissuta alla strage di Hamas

Il momento più drammatico e ad altissima tensione si è consumato nel buio di un cinema di Delft, nella parte occidentale del paese. Durante una proiezione, la sala è piombata nel gelo quando una donna si è alzata in piedi al centro dell’aula, affrontando direttamente i registi con la voce spezzata dal dolore.

Era Sabine Taassa, sopravvissuta alla strage di Hamas in cui ha perso per sempre il marito e il figlio. Intervenuta durante un picchetto dell’organizzazione Ad Kan, la donna ha affrontato gli autori con parole che sono un macigno: «Guardatemi negli occhi. Mio marito e mio figlio sono stati assassinati da Hamas. Dove appare tutto questo nel vostro film?». Un’irruzione che ha spaccato il pubblico tra fischi, urla di contestazione e qualche timido applauso, trasformando la proiezione in un ring d’ansia e rabbia.