La Juventus è in vendita? La domanda torna a circolare con insistenza negli ambienti finanziari e calcistici proprio mentre sul tavolo arriva un numero difficile da ignorare: meno 66 milioni di euro. È la perdita con cui il club bianconero ha chiuso l’esercizio 2025-2026, il nono bilancio consecutivo in rosso. E insieme ai conti arriva un’altra cifra ancora più pesante: 250 milioni di euro, l’importo massimo del nuovo aumento di capitale che il Consiglio di amministrazione proporrà agli azionisti il prossimo 3 novembre.
Non significa che la famiglia Agnelli-Elkann abbia deciso di vendere la Juventus. Anzi, i segnali ufficiali raccontano per ora l’esatto contrario. Exor, che controlla il 65,4% del capitale, ha già comunicato che sottoscriverà la propria quota e verserà immediatamente 60 milioni di euro come anticipo sul futuro aumento. Ma proprio la successione di ricapitalizzazioni, perdite e nuovi fabbisogni finanziari continua inevitabilmente ad alimentare la domanda sul futuro della proprietà. Dal 2019, considerando anche quest’ultima operazione, gli aumenti di capitale richiesti agli azionisti arrivano infatti a oltre 1,2 miliardi di euro.
Nove anni consecutivi in rosso
I numeri spiegano perché il tema sia tornato d’attualità. La Juventus aveva chiuso il 2024-2025 con una perdita di 58,1 milioni; dodici mesi dopo il rosso sale a 66 milioni. I ricavi e proventi sono scesi del 10,4%, passando da 529,6 a 474,7 milioni, mentre l’indebitamento finanziario netto è aumentato da 280,2 a 331,1 milioni. Sul risultato hanno pesato soprattutto i minori proventi derivanti dalla gestione dei calciatori e il calo dei diritti audiovisivi e dei ricavi media.
Non tutto, però, va nella stessa direzione. La società ha ridotto i costi operativi di circa 42 milioni, le sponsorizzazioni sono cresciute e il club continua a investire sulla squadra e sulle proprie strutture. Il problema è che la Juventus prevede un altro esercizio in perdita nel 2026-2027, soprattutto per la mancata partecipazione alla Champions League, prima di un miglioramento atteso nei due anni successivi.
Ed è proprio qui che entra in gioco il nuovo aumento di capitale. I 250 milioni non servirebbero soltanto a coprire le necessità immediate. La società parla di rafforzamento patrimoniale, competitività sportiva, valorizzazione del marchio e possibili interventi sugli asset immobiliari, a cominciare dall’Allianz Stadium. Il fabbisogno stimato per l’esercizio attuale e quello successivo corrisponderebbe indicativamente al 45-50% dell’importo massimo dell’operazione.
Oltre 1,2 miliardi chiesti agli azionisti dal 2019
Il dato che impressiona maggiormente emerge però guardando indietro. Con la nuova operazione, il totale degli aumenti di capitale richiesti dalla Juventus dal 2019 supererebbe 1,2 miliardi di euro. Una montagna di denaro che racconta quanto sia costato agli azionisti attraversare gli ultimi anni del club, segnati dalle difficoltà sportive, dalle conseguenze della pandemia, dalle vicende giudiziarie e sportive e dalla necessità di ricostruire progressivamente la sostenibilità economica della società.
È inevitabile che davanti a queste cifre riaffiori periodicamente la domanda che accompagna la Juventus ormai da tempo: quanto a lungo Exor vorrà continuare a finanziare direttamente il club?
Per adesso la risposta ufficiale resta chiarissima. Nel dicembre 2025 Tether, oggi secondo azionista della Juventus, aveva presentato una proposta non sollecitata per acquistare l’intera partecipazione detenuta da Exor. La holding della famiglia Agnelli-Elkann l’aveva respinta all’unanimità, ribadendo di non avere intenzione di vendere le proprie azioni né a Tether né ad altri soggetti e definendosi azionista stabile e impegnato a sostenere il futuro della società.
Tether resta alla finestra
Nel frattempo, però, lo scenario azionario della Juventus è cambiato. Tether possiede circa l’11,5% del capitale ed è diventata il secondo azionista del club. Di fronte al nuovo aumento da 250 milioni, Exor ha già preso posizione: sottoscriverà la propria quota, che potrebbe arrivare a circa 163,5 milioni, e si è detta disponibile anche a garantire l’eventuale inoptato. Tether, almeno per ora, non ha ancora chiarito pubblicamente quale scelta farà sulla nuova operazione.
Ed è questo intreccio a rendere particolarmente delicato il momento. Da una parte c’è un investitore che ha già manifestato concretamente l’interesse ad acquisire il controllo della Juventus. Dall’altra c’è una proprietà che appena nove mesi fa gli ha chiuso la porta e che oggi dimostra ancora una volta di voler sostenere finanziariamente il club.
Anche John Elkann, nella più recente lettera agli azionisti di Exor, ha ribadito il legame ultracentenario della famiglia con la Juventus e ha definito Exor un proprietario orgoglioso del club, confermando la convinzione nel progetto bianconero.
Juventus in vendita? Per ora i soldi di Exor dicono il contrario
La voce, dunque, esiste e torna a circolare. I numeri spiegano perfettamente perché: nove bilanci consecutivi in perdita, altri 66 milioni bruciati nell’ultimo esercizio, 331 milioni di indebitamento finanziario netto e oltre 1,2 miliardi di aumenti di capitale dal 2019 rappresentano un impegno enorme anche per un azionista delle dimensioni di Exor.
Ma i fatti disponibili oggi non consentono ancora di trasformare quella voce nell’annuncio di una vendita. Al contrario, l’impegno a sottoscrivere il nuovo aumento di capitale e soprattutto l’anticipo immediato di 60 milioni rappresentano un segnale concreto di continuità della proprietà. Exor aveva respinto l’offerta di Tether nel dicembre scorso e continua ufficialmente a dichiararsi azionista di lungo periodo della Juventus.
Resta però una domanda destinata a tornare ogni volta che il club presenterà il conto ai suoi azionisti: la famiglia Agnelli-Elkann continuerà a finanziare la Juventus senza limiti oppure, prima o poi, arriverà davvero il momento di ascoltare un compratore?







