Il mondo della lirica e della cultura italiana è scosso da una decisione senza precedenti: il sodalizio tra il celebre Teatro La Fenice e Beatrice Venezi è ufficialmente interrotto. Con una mossa a sorpresa comunicata nel pomeriggio del 26 aprile, la Fondazione veneziana, guidata dal sovrintendente Nicola Colabianchi, ha annunciato di voler «annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi». Una rottura totale che arriva dopo mesi di tensioni sotterranee e scontri aperti.
Perché la Fenice ha scaricato Beatrice Venezi?
Dietro il licenziamento di Beatrice Venezi non ci sarebbero solo le proteste dei lavoratori, ma parole pesanti pronunciate dalla direttrice. Secondo la nota del Teatro, la scelta è maturata «anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del Maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra».
Sotto accusa sono finite le recenti interviste in cui Beatrice Venezi aveva attaccato frontalmente il pubblico veneziano — definendo gli abbonati come persone che «hanno 80 anni, hanno paura del cambiamento» — e la gestione del teatro, descritta come «un contesto quasi anarchico, in mano ai sindacati». Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un’intervista rilasciata in Argentina, dove il Maestro ha descritto l’orchestra della Fenice come un luogo dove «i posti praticamente si passano di padre in figlio».
Lo scontro con l’Orchestra
La replica della Fondazione è stata durissima, a difesa della dignità dei propri musicisti. «Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi — si legge ancora nella nota stampa diffusa dal Teatro — risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai Professori d’Orchestra. La Fondazione Teatro La Fenice ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica».
Una presa di posizione che ha trovato anche l’appoggio della politica nazionale: il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha infatti espresso «la sua più completa fiducia» al sovrintendente Colabianchi, segnando un cambio di rotta rispetto al passato.
La vittoria dei sindacati e la gioia dei lavoratori
La notizia è stata accolta con entusiasmo dalla Rsu della Fenice, che da sette mesi portava avanti una battaglia contro la nomina di Beatrice Venezi . I rappresentanti dei lavoratori parlano di un «atto doveroso» e sottolineano come questo epilogo sia il traguardo di una lotta collettiva. «Questo risultato è il frutto diretto della compattezza e dell’unità dimostrata da tutte le lavoratrici e i lavoratori di ogni reparto del Teatro ma anche del suo pubblico a cui siamo enormemente grati, e di una città come Venezia che lotta ogni giorno per la propria dignità», scrivono in una nota ufficiale.







